29/03/16

Oltre le apparenze.






Capita, un po a tutti, di cercare tra le pieghe, tra le parti meno evidenti, negli anfratti meno esplorati, per andare oltre ciò che si vede.
Premessa, questa, per esprimere la vera e sincera essenza del ricercatore, della persona curiosa e avida di conoscere, vorremmo, in questo post, riuscire a fare un viaggio oltre la semplice, superficiale ed effimera apparenza, per poter riuscire ad entrare nell'anima delle cose, siano essi fatti storici, antropologici,folkloristici o ancora episodi di cronaca.
La cosa da tenere bene in mente, in questo viaggio, è quella di non perdere di vista l'obiettivo finale; la conoscenza senza secondi fini.
Quando ci programmiamo di realizzare qualche cosa; una ricerca storica, una ricerca sulle radici di un luogo, un progetto di vita comune, c'è necessità di pianificare, programmare e quindi mettersi a lavorare.
Spesso ci è capitato di non sapere da dove iniziare, ma approfondendo metodi e sistemi si inizia quasi sempre dal percorso inverso, risalendo alle origini o se volete alle radici.
Tante sono le difficoltà che si incontrano nel percorrere strade inesplorate, meandri poco conosciuti o sconosciuti ai più!
Spesso si è assaliti dallo scoramento, dallo sconforto, dalla incapacità di proseguire il cammino.
Spesso questo è dovuto a fattori quali; un impiegato che non ci consente di accedere ad archivi di oltre cinquanta anni, oppure a personaggi che credono di detenere la verità!.o ancora ad amministratori locali che ritengono poco importante la Cultura come fonte di sviluppo sociale, morale e finanche economico.
Ma la capacità, l'entusiasmo e la passione non possono essere ostacolati da questi o da altri fattori, quando si ha presente l'obiettivo finale.
Nessuno è in grado di fermare le vere ed autentiche passioni, la voglia di sapere, di approfondire e anche la voglia di far conoscere e condividere serenamente i propri lavori.
Nessuno deve arrendersi, nessuno deve mollare e continuare, in religioso silenzio, il cammino intrapreso, non lasciandosi distrarre da mezze cartucce e piccoli uomini che hanno orizzonti limitati e assolutamente incapaci di crescere e di evolversi verso la luce intenza ed accecante del faro della conoscenza.
Lasciamo che si illudano del loro potere pro tempore,( temporaneamente) e che non lascerà traccia del loro cammino.
Non mancano idee, ma uomini che li supportino e li concretizzano, perchè da soli si rischia di appartarsi e rendersi invisibili, insiemi si concretizzano i sogni!.



Ivan Caputo
Red. Blog

Oltre le apparenze c'è l'ARTE




24/03/16

RITI; La Settimana Santa





la settimana Santa è , per il mondo cristiano, dedicata ai riti, avevamo già parlato dei riti in maniera generale, ora vorremmo raccontarvi i riti della settimana santa in Calabria.
Tantissimi sono i riti che in questi giorni si tengono in Calabria.
Le celebrazioni dei riti pasquali in Calabria più suggestive sono quelle che precedono il giorno di Pasqua, negli ultimi giorni della settimana Santa. La Processione dei Vattienti di Nocera Terinese, che ripropone la passione di Cristo, è uno dei Riti di Pasqua in Calabria più famosi. Un rito molto importante, suggestivo e solenne a cui prendono parte fedeli fortemente devoti. Il rito dei Vattienti di Nocera Terinese (in provincia di Catanzaro) inizia nella sera del Venerdì Santo fino alla mattina del Sabato Santo.http://www.storie.it/ditalia/lirriducibile-rito-dei-vattienti-a-nocera-terinese-i-retroscena-inediti-di-un-evento-secolare-guarda-il-video/
Secondo una tesi minoritaria questa tradizione affonderebbe le sue radici in una cerimonia di origine antichissima, praticata dai Frigi nell’Asia Minore e dedicata a una divinità chiamata Attis, la cui finalità era quella di rendere feconda la terra.
Secondo il pensiero dei più, invece, il rito dei Vattienti trae la sua origine dalla pratica dell’autoflagellazione che si diffuse a partire dal Medioevo e che ebbe essenzialmente una funzione religiosa, ossia una funzione di penitenza e di espiazione dei peccati.
All’inizio l’autoflagellazione fu praticata dai monaci soltanto all’interno dei conventi, ma in seguito anche all’esterno e progressivamente vide il coinvolgimento del popolo. Col tempo, poi, divenne non solo uno strumento per espiare i peccati, ma pure un modo per ottenere il favore di Dio e allontanare le calamità e le guerre.
Qualunque sia la sua origine, è cosa certa che il rito dei Vattienti che si svolge a Nocera abbia il fine di celebrare la flagellazione e la morte che Cristo subì per offrire a tutti la resurrezione.
Tra storia e leggenda, tra sacro e profano, la Calabria conserva e custodisce riti e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi, sono sopravvissuti negli anni grazie a studiosi e appassionati di storia, folklore e tradizioni.
L'esempio di questa tradizione ci fa pensare alla forza della fede, che oggi non c'è più!, ma un tempo era viva e forte nel popolo Calabrese.

Possa la Santa Pasqua portare nel cuore la pace e la serenità, per vivere in maniera armoniosa in questa terra che nostro Signore volle regalarci per dimora e paradiso.
Buona Pasqua.

La Red. Blog
Resp. Piero Benincasa






21/03/16

M E T A M O R F O S I

I mutamenti climatici in atto sono sotto gli occhi di tutti, 
ma non tutti sanno le cause per cui questi cambiamenti siano così veloci.
Non è difficile vedere pappagalli in Italia, appannaggio, un tempo, di zone calde come l'Africa.
Non è difficile trovare, nei nostri mari, pesci quasi tropicali.
Questa rapidità di cambiamento è dovuta principalmente ad un mutamento di clima globale, quasi nulla si può fare per arrestare questo fenomeno, e sono inutili i vari accordi che spostano troppo in la le date per poter diminuire l'emissione di gas serra nell'atmosfera.
Inutile è anche la differenziata, inutile è ricorrere a macchine meno inquinanti, inutile e adottare dei metodi e dei sistemi ormai vecchi.
Non è inutile prendere seriamente coscienza dello stato dell'arte e far crescere una cultura meno consumistica e più oculata, una cultura del rispetto della natura e la salvaguardia di ciò che abbiamo, facendo un lavoro certosino e lungo, che possa sfociare nel mare della consapevolezza e dell'oculatezza.
Non ci sono particolari ricette che possano fare tutto questo, ma c'è da affidarsi a quegli uomini e donne di buona volontà che credono che questa sia la strada maestra, la strada da perseguire.
I cambiamenti e le metamorfosi sono momenti di crisi, e ogni crisi è un momento di cambiamenti, spesso non indolori, non senza una vera sofferenza, perchè la crisi porta, quasi sempre, ad un miglioramento, ad una metamorfosi di adattamento, in questo l'uomo è molto bravo,l'uomo riesce,se pur lentamente, ad adattarsi ai cambiamenti, a trovare un punto d'equilibrio, un compromesso che gli consente di sopravvivere.

Tanti hanno, nel corso della loro vita, metamorfosi che modificano il "modus operanti", modificano le loro abitudini, le loro mire, i propri amici, le metamorfosi sono mutamenti che non sempre sono positive, anzi spesso sono negative, ci si trova soli con se stessi e arrabbiati con il mondo intero.
Spesso, chi non è abituato ai cambiamenti, rischia dal punto di vista psicologico, cadendo in baratri senza ritorno, e si rimane ancorati al passato solo per auto gratificarsi
solo alcune cose non devono e non possono mutare; i valori, la dignità e i pilastri che reggono la società, le regole.
La verità è sempre nel centro e non è mai da una sola parte. Guardare avanti è la vera e unica strada da percorrere, e le metamorfosi sono necessarie se non indispensabili.


Romualdo Alimena
Red. Blog.







14/03/16

Codardi!






In genere chi è codardo non è consapevole, chi ha paura di affrontare le scelte tanto decantate è codardo!.
Tante le novità in questo periodo, ma andiamo con ordine.
C'è maretta all'interno dell'Amministrazione che ormai da due anni guida il comune di Bocchigliero, e c'è maretta nella giunta guidata dal giovane e poco decisionista Sindaco Giuseppe Santoro,
Nascono dissidi per accordi che non vengono rispettati, per interessi che non vengono coltivati, per comparaggi che non sono tenuti in considerazione,in una sola parola; per codardia.
Pare che alcuni membri, importanti, della maggioranza sono in totale disaccordo con le piccole e magre scelte di questa amministrazione, che definire bizzarra è riduttivo, definire impossibile era chiaro sin dall'inizio, ricordate l'articolo da noi pubblicato tempo addietro; "ti piace vincere facile", nel quale asserivamo che spesso non è importante vincere a tutti i costi quando non si sono pianificati i ruoli e le competenze.
Pare, inoltre, che sia imminente un incontro chiarificatore, ma non è troppo tardi? non era il caso di chiarire le cose prima di iniziare questa avventura?
Poi cosa ne è del Programma Elettorale propinato ai cittadini?
cosa si è messo in cantiere delle tante cose promesse?
Pensiamo che ci siano dei codardi, i quali spesso urlano :" Armiamoci e partite".
I codardi sono esseri ingannevoli e paurosi, che non si assumono le responsabilità di ciò che dicono.





Ennesima fumata nera anche per la Pro-Loco Bocchigliero, che, forse, anche qui per qualche codardo non si riesce a ripartire,
Due le candidature a Presidente, pare che entrambi abbiano preso 5 voti e poi non si è potuto andare ad una sorta di ballottaggio, forse a causa di qualche codardo, che non si assume le responsabilità di quello che dice.
Ad essere sinceri questi episodi nella Pro-Loco di Bocchigliero non è la prima volta che accadono, episodi del genere sono successi sin dalla nascita dell'Associazione, e non bisogna mai dimenticare, ma bisogna sottolinearlo.
Fino a quando esisteranno elementi del genere un luogo, un borgo, una comunità non potranno crescere, anche perchè i codardi mirano, in maniera particolare, a denigrare l'altro senza farsi auto critica, senza pensare che è importante confrontarsi e mirare al bene comune, non al proprio interesse o a questioni personali, chi non si è mai confrontato in maniera franca e leale, non ha potuto crescere, rimanendo imbrigliato tra le maglie dell'ipocrisia, della superficialità e delle incertezze, spesso causate dalle ataviche paure di un confronto che miri ad una vera e serena crescita per le future generazioni.
Da tutto questo nascono i codardi, quelli che hanno seriamente paura nell'affrontare la realtà.
Quelli che teorizzano esaltando il proprio io, per poi ritirarsi, per paure e incertezze che hanno di loro stessi, all'ultimo momento.
Questi signori, i codardi, sguazzano nel mare della solitudine e del passato, senza guardare al presente, per paura, ma soprattutto non mirano al futuro, non riescono a guardare al di là del proprio naso, ed essendo un piccolo ed insignificante naso, non guardano lontano.
Questi, i codardi, non possono avere futuro, per Loro il futuro è buio, incertezza e soprattutto fa paura.
Suggerimento per chi prende coscienza e consapevolezza del proprio stato; è necessario ed indispensabile rivolgersi a professionisti, i quali possono aiutali a superare, ma non a guarire del tutto le paure.
Inoltre possono vestirsi di umiltà, anche se i codardi non conoscono l'umiltà, e con questa confrontarsi con se stessi e con la propria coscienza.
Infine, ma non per ultimo, consigliamo, a questi signori, un bellissimo libro che può sinceramente ed obiettivamente aiutarli. " Il potere della stupidità" di Giancarlo Livraghi




Resp. Blog
Piero Benincasa



















11/03/16

DIALETTANDO...con Francesco Scerbo





Siamo semplicemente e sinceramente rammaricati, io e tutta la redazione, per attacchi assurdi e che creano serio scompiglio all'interno di ognuno di noi.
Non ci riusciamo a capacitare come si possa arrivare a tanto, come si possa avere la capacità di negare e rinnegare il proprio passato, come si fa a criticare senza averne la minima capacità, si reagisce per rabbia, per odio covato, per incapacità di affrontare un serio e concreto ragionamento.
Continueremo ad andare per la nostra strada con zavorre in meno, con pesi che portavano sicuramente ad un rallentamento del percorso da compiere.
I rami secchi vanno potati, e di netto, per poter dare nuova linfa alla pianta, e così darà buoni frutti.
In questo post tratteremo di un illustre e poco conosciuto calabrese, che diede lustro al suo paese e all'intera regione, stiamo parlando del Prof. Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).
Nacque a Marcellinara (cz) 1849 e morì il 1927. Sacerdote e grande studioso di ebraico. Ebbe per amici Croce, Papini, Fausto Nicolini, Rohlfs e tanti antropologi, letterati e studiosi.
Insegnò all'Istituto Superiore di studi di Firenze.
Scrisse una grammatica ebraica(1888), Saggi glottologici (1891) Uno studio del dialetto di Marcellinara (1886), Un saggio di critica Biblica (1903) Pubblico salmi nella versione originale.
Quello che ci ha colpito è il suo lavoro sul dialetto di Marcellinara, che riteniamo una pietra miliare nello studio del dialetto calabrese.
Francesco Scerbo è citato anche nella Treccani, dove si tratta del dialetto calabrese, esattamente alla pagina 301 dell'VIII volume, della grande Treccani,
A Scerbo viene dedicata una piazza, a Marcellinara, ed un premio internazionale di poesia, questo per non far perdere memoria di un cittadino di Marcellinara che tanto lustro ha dato al suo paesello natio.
Il testo, in dialetto calabrese, del Prof. Francesco Scerbo è una tappa obbligata per chi intraprende lo studio e la ricerca sul dialetto calabrese.
Nessuno prima di Scerbo si era cimentato in un lavoro particolareggiato sul dialetto calabrese, certo era nello specifico il dialetto di Marcellinara, del resto nessuno può essere esaustivo quando si parla di dialetto, anche perchè basta spostarsi di pochi chilometri e il dialetto è completamente diverso.
Noi abbiamo intenzione di partire dall'inizio, esattamente dal Prof. Graziano Isaia Ascoli, che con il suo Archivio Glottologico Italiano, è stato il primo a trattare, non in maniera esaustiva, i dialetti e le romanze italiane.
Poi a seguire il nostro conterraneo Prof. Francesco Scerbo, che nel 1886, diede alle stampe "Studio sul Dialetto Calabro con dizionario"
Questo testo  tratta, in maniera particolareggiata, il dialetto o la parlata di Marcellinara, Nessuno prima di Scerbo si era cimentato nello studio particolareggiato ed esaustivo su un dialetto particolare. Scerbo stesso nella prefazione dice: "che nessuno, neppure Ascoli, nella sua dotta rassegna dei dialetti italiani si addentra nel cuore della Calabria, contentandosi di solo rasentarla, per così dire, dalla parte della Sicilia e dall'altro lato della Terra d'Otranto, i quali due punti riflettono bene molte proprietà del dialetto calabro, ma non sono da confondere con questo."
Quindi il nostro pioniere è Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).Una personalità così importante come il Prof. Francesco Scerbo non può restare relegata nel busto bronzeo dell’angolo della piazza o dietro i bianchi marmi della sua tomba, ritengo che ci si debba riunire per una serie di approfondimenti sul personaggio da tramutarli  in volumi di sapere per noi stessi e per le nuove generazioni.
Nel suo studio, oltre ad un chiaro vocabolario, tratta la fonologia, e ciò le leggi dei suoni; sulle vocali, i dittonghi, le consonanti continue e le consonanti esplosive.
Poi tratta di morfologia, che è parte indispensabile per la comprensione del dialetto,
Ma ciò che a noi interessa è il fatto che Scerbo, per primo usò la lettera "K", egli è citato, come dicevamo, nella Treccani, insieme ad un cosentino di S.Fili, che sicuramente ne parleremo nei prossimi post.
Vorremmo contribuire alla conoscenza del nostro dialetto, troppe volte bistrattato e considerato lingua inferiore, noi, siamo certi che il dialetto è la nostra lingua madre, il dialetto è la nostra infanzia e  il nostro pilastro per la conoscenza.

Resp. Blog
Piero Benincasa
















26/02/16

"La patente"



L'Ignorante è colui che ignora, non conosce, non vuole e /o non può accede alla conoscenza,
L'Ignorante è colui che non ammette di esserlo, quello che va su tutte le furie quando viene apostrofato con; "Ignorante"!
L'Ignorante e colui che nei suoi discorsi, superficiali, fa in continuazione citazioni o da per oro colato quello che trova alla prima schermata di una ricerca, assai riduttiva, su Google, e ancora potrei continuare sino allo sfinimento.
Ignorare è la forza del progresso, per crescere e migliorare l'intera società, non è ignorante colui che è curioso, smanioso di sapere, di approfondire e di cercare tra le pieghe più nascoste le risposte alle tante domande che si pone chi non è, e soprattutto,  chi non vuole restare ignorante.
Sembra invece di vivere in una società in cui è indispensabile primeggiare, usare l'io in maniera presuntuosa e a volte per egoismo non sano ma molto malato, che porta ad una forma di egocentrismo collettivo dimenticando che solo il gruppo, la squadra l'equipe riescono a raggiungere risultati di progresso sociale e morale.
Tutti siamo ignoranti, tutti ignoriamo la vastità del sapere, abbiamo perso, in questi giorni, una delle personalità di cultura che l'Italia vantasse; Umberto Eco, che tanto lustro ha dato all'Italia nel mondo, con la Cultura  e la capacità di comunicare, di trasmettere la conoscenza.
Eppure c'è ancora gente che ignora che alla base di ogni discorso sociale, politico e anche economico c'è la Cultura, che passa e va declinata in tutte le sue forme, per arricchire l'animo umano, per non poltrire nell'ignoranza assoluta e credere di conoscere senza approfondire alcun argomento.
Nessuna risposta acculturata o intelligente meritano gli ignoranti patentati, per dirla alla Pirandello, il quale delle sventure altrui, o personali, ne faceva commedie buffe e con una grandissima morale di vita.
Chi di voi non conosce; "La patente" di Luigi Pirandello vada a leggerla, è una commedia breve, unico atto, che ha un forte significato morale e culturale.

Luigi Pirandello
Premio Nobel
per la letteratura 1934 

Personalmente patenterei tante persone con una patente, non di Jettatore, come in "La patente" di Pirandello, ma con una meravigliosa pergamena di:"IGNORANTE PATENTATO".
Questi sono in tanti che sguazzano nel mare della superficialità, corrono per andare da nessuna parte, si affannano per il gusto di essere commiserati, coccolati, compresi, giustificati e forse coprono il loro essere ignoranti con il mantello dell'ipocrisia e della maschera che si son convinti sia quella che gli altri vedono. perdendo di vista la realtà.
Non si rendono conto che il tempo è gran maestro per far scoprire tanta cose e le verità.



Ivan Caputo

Redazione. Blog

25/02/16

Massoneria...

Simboli Massoni




E', quello sulla Massoneria, un discorso lungo e complesso, per questo bisogna andare indietro negli anni per capire da dove nasce la massoneria.
I primi massoni nascono, in Italia, con "La Giovine Italia", di Giuseppe Mazzini, con i moti carbonari del 1848, molto prima dell'Unità d'Italia.
Ma la Massoneria esisteva già in Inghilterra, dove, spesso, segretamente, si riunivano uomini di vari ceti sociali e decidevano cosa fare. Sono datati 1711 i primi documenti ufficiali di logge scozzesi ed inglesi.
Nacque a Londra il 1717 la Gran Loggia, per federare le varie logge che operavano nel distretto di Londra, non essendo tra loro collegate.
Questo fu un evento storico da cui nacque la moderna Massoneria.

Mattarella massone!

Essere Massoni oggi è assai diverso di quando essa nacque, con principi ispirati alla sussidiarietà e alla fratellanza, con il famoso scandalo della P2, loggia massonica del Gran Oriente D'Italia, la Massoneria ha perso il suo fascino di segretezza e fratellanza, e l'opinione pubblica ha ancora oggi dopo tanto tempo, una forma di paura verso le logge massoniche.
Esistono, oggi, altre forme di incontri che suggellano alleanze e strategie per poter gestire il potere, piccolo, in un paesello sotto i 5000 abitanti, e incontri per spartizioni di fette consistenti della sanità, vedi ultimi scandali alla regione Lombardia.

Immensa è la bibliografia sulla storia dei Massoni.
C'è chi ipotizza la nascita della massoneria alla fine dei Templari,
quasi una prosecuzione dei Templari, e nasce con una forte esigenza di giustizia, lotta agli  eretici e verso le ingiustizie sociali.Tutto questo non supportato da documenti storici.


Oggi, le sette, gli incontri segreti si svolgono per decidere chi occuperà posti rilevanti di dirigenti o presidenze anche solo di semplici associazioni, e non ultimo decidere cosa fare, perchè in questo marasma, non si riesce a trovare il bandolo della matassa.
Non ci sono idee rivoluzionarie che possano sollevare le sorti di un luogo, di una città, di un paese, di un borgo.
La forza è prenderne atto e decidere il da farsi.
Nei miei pensieri aleggia costante l'idea di una presa di coscienza da parte di chi ha il potere, per cominciare un vero e sinergico mutamento di rotta, per puntare con orgoglio al futuro di luoghi che a breve scompariranno.
Non si può pensare a futili e piccole cose, ma a reali e concreti progetti che possano far uscire dal buio intere comunità che agonizzano già da troppo tempo.



Redazionale

 Resp. Blog  Piero Benincasa











16/02/16

Lontani





Tutti, prima o poi, pensiamo di andare lontani, lontani nel nulla, per abbandonare lo stato di cose in cui ci troviamo, scappare lontani per non essere ossessionati da mille e più problemi che ci attanagliano, che quotidianamente affrontiamo con forza e con coraggio, ma ad un certo punto succede un corto circuito, non abbiamo più la forza di andare avanti, ci esauriamo, le batterie si scaricano, la pazienza si perde e c'è necessità di staccare la spina ed andare lontano.
Andare lontano per ritrovarsi, per stare con se stessi e ricaricarsi per riaffrontare le quotidianità.
Spesso perdiamo di vista le piccole cose, che riscopriamo solo stando in totale solitudine, quasi ad analizzare e cercando di analizzarsi, per cercare il bandolo della matassa, spesso si riesce, ma qualche volta questo non è possibile, e allora scatta l'aiuto del professionista; psicologo o psichiatra, figure che possono darci seriamente una mano.
Tutti abbiamo avuto, nel corso della vita, un momento di depressione, di sconforto, di tristezza e malinconia, chi riesce a conviverci, chi ha paura, chi si cura e chi non si rende conto che la sua salute non è come dovrebbe essere.
Le grandi depressioni collettive sono state e sono un momento topico per una reale crescita della società, per evolversi, le crisi sono un grande momento di crescita, di cambiamento e a volte di vera svolta nella vita socio-economica di una società moderna.
Questo lungo periodo di crisi ci sta facendo maturare, sta facendo crescere la società intera, si prende atto delle reali possibilità e si rivaluta ogni cosa, si è meno approssimativi e meno superficiali, più oculati nelle spese quotidiane e si spreca molto meno.
Spesso per dare una scossa all'imperare dell'eccesso, c'è necessità di una crisi, di una catastrofe, per farci sentire più solidali, più fraternamente uniti.
Sia ben chiaro, nessuno augura crisi e catastrofi, ma la mente dell'uomo e la storia sono fatte di queste cose, che hanno reso l'umanità più consapevole e meno egoisti.
Basta pensare che un bambino morto sulla battigia abbia potuto cambiare l'idea di accoglienza, ci sono volute immagini forti per far cambiare il modus operandi dell'Europa.
L'ISIS, il suo obiettivo è incutere paura e con i suoi filmati, e gli attentai c'è riuscito benissimo, la nostra reazione deve essere di fermezza e coraggio, e così si riesce a debellare un fenomeno globale che insidia la tranquillità di popoli in pace.
Risposte corali e decise, controlli e severità delle pene per questi criminali senza Dio.


Romualdo Alimena
Red. www.bocchiglierooltre.com

12/02/16

Futuro!?












Non è roseo il futuro, soprattutto per quei piccoli centri e sperduti borghi che si stanno spopolando,quei borghi dove le nascite sono quasi zero, e a breve non si potranno formare più prime classi, dove non è rimasto più nulla, dove, forse, gli abitanti stanno per perdere anche la propria dignità di cittadini.
Dove chi può calunnia l'altro, chi ha potere lo usa a suo piacimento, chi, si sente migliore, denigra l'altro, dove chi non ha il coraggio di fare, di assumersi le proprie responsabilità, rimanda a tempi migliori, che mai arriveranno.
Dove le Istituzioni sfuggono dagli impegni assunti in campagna elettorale, dove ci si fa la guerra tra poveri. Dove si autorizzano persone a fare cose solo perchè portano una divisa, la giustizia non ha due pesi e due misure, i cittadini non sono sudditi, e la gente è meno ignorante di quanto si pensa.
Nel gioco degli scacchi c'è una posizione che bene spiega la situazione che si è venuta a creare, siamo in una situazione di stallo.
Regna sovrana la carenza di idee, che pure c'erano in campagna elettorale. che pur di vincere si è fatto di tutto, persino, dicono voci di corridoio, si è riusciti a far licenziare qualche padre di famiglia.
Non è con l'odio e la vendetta che si amministra, non è con l'improvvisazione di una sagra paesana che si sollevano le sorti di un borgo ormai alla totale deriva, non è con un contributo all'associazione di turno che questo modus operandi possa mutare, non è con le cattiverie, dette alle spalle che si può placare questo atavico e assurdo modo di gestire la res pubblica(cosa pubblica)
Lanciamo, da questo blog, l'ultimo appello ad uno scatto di orgoglio, ad una presa di coscienza e ad una presa d'atto della situazione civile e morale in cui versa il borgo di Bocchigliero.
L'appello è corale, e a tutte quelle energie impegnate sul territorio, a chi ancora crede in una rivitalizzazione delle coscienze, anche se si trovano lontano, se ancora ce ne sono, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che amano il paese, che nel concreto perde pezzi importanti tutti i giorni.
Questa analisi nasce dalle parole pronunciate, non più tardi di una settimana addietro, da un padre di famiglia con bambini in età scolare, il quale mi raccontava che tra due anni non si potrà fare una prima elementare, il paese è finito, quando non ci sono più bambini, ma solo anziani, non c'è via di scampo, il paese è alla deriva, sia morale, che sociale e culturale, e sin quando non ci sarà il coraggio di agire con forza e decisione, le cose non potranno cambiare, certamente non sarà questa l'Amministrazione della Rivoluzione, del cambiamento, della presa di coscienza che possa portare il borgo fuori da questa palude di fango e di melma che dentro ha i tentacoli del passato e il fantasma del futuro.


Resp. Blog Piero Benincasa
       la Redazione 


                                                                                     



                                                              
                    

09/02/16

Tempo.



Passa il tempo, inesorabile e senza alcuna possibilità di fermarlo, questo è per tutti. Ma lo è, in maniera particolare, per chi ha promesso di fare e invece non fa, anche perchè spesso non si hanno le capacità di fare, di progettare, programmare, in una sola parola non sono esseri, questi, lungimiranti, o come si usava, tempo addietro, non sono statisti.
Tra il parlare e il fare c'è di mezzo il mare, cioè tanto sacrificio e impegno, tanto lavoro e dedizione, amore e passione per quello che si fa, questo e tanto altro non si vede lontano all'orizzonte in tante persone che reggono i bottoni del comando evitando di agire.
Molte volte non ci si chiede cosa abbia fatto questo o quell'amministratore prima di fare politica.
A ben guardare tanti , nella loro vita, non hanno fatto nulla, e si illudono di fare durante un mandato amministrativo, usando il loro potere pro-tempore, per dispensare bugie e falsità, eliminando la cultura come se fosse una zavorra, dimenticando che certamente è uno dei volani dello sviluppo locale e nazionale, ma poi la gravità, di questi individui, sta nel loro gruppo, costituito, per lo più, da inetti, servi e giullari di corte che stanno, quasi sempre, con il vincitore di turno, sperando di valorizzare i propri inesistenti e mediocri talenti.
E allora la frittata e fatta, chi ne paga le conseguenze è sempre il popolo, non più sovrano, ma suddito e sottomesso.
Svegliamoci per orgoglio, per dignità, per una necessità fisiologica di giustizia e legalità, che passa attraverso la cultura e il lavoro quotidiano e costante, perdendo definitivamente di vista il pressapochismo, la superficialità e l'improvvisazione.













dalla Redazione Dott. Dario Imbardelli

08/02/16

L'illusione dei MEDIOCRI.

Sa con certezza di essere ferito, lo tocca con mano, lo sente nelle sue passeggiate, anche solitarie, sa con certezza di essere un perdente, ma se ne fa una ragione.
Non è consapevole, e non lo sarà mai, di essere semplicemente un mediocre.
E non è difficile spiegarne il perchè, L'illusione di essere ciò che si vorrebbe essere ma non si è, e la falsa illusione di credere che gli altri ti considerano tale.
I traguardi, mai raggiunti, sono l'antitetica risposta ai successi professionali degli altri.
l'invidia di non aver mai occupato poltrone rilevanti,  di aver creduto di essere ciò che non si è, lo ha reso un essere perdente, ipocrita e mediocre.
La mediocrità, quando non riconosciuta, è peggio dell'ignorante che non vuole erudirsi, o rimanda perchè il tempo c'è, illusioni e fughe in avanti, rette su autosuggestioni,
Non ci si può illudere di essere infermieri se si è solo OSS,
Non ci si può illudere di governare eliminando la cultura,
Non ci si può illudere di essere al di sopra degli altri, quando non ci si confronta nemmeno,
Non ci si può illudere di essere "artista", quando non si vive della propria arte,
Non si fa opposizione urlando oppure stando zitti.
Quando si è vissuti come le cicale.
Quando si è dato ascolto alle sirene di turno, quando non si è mai creduti in se stesso.
Quando si è sempre aspettato l'aiuto per poter fare delle cose, quando si è stati, per una vita, sudditi.
Mediocri è illudersi di governare, senza farlo, quando ci si giustifica in maniera superficiale e mediocre.
Quando si cancella la cultura dai propri programmi, presentati in campagna elettorale.
Quando guardando il cielo non si vede altro che il cielo, e non le mille sfaccettature in continuo cambiamento.
Quando si sbaglia e non si ammette di sbagliare.
Stare nel mezzo non è una virtù, ma essere semplicemente Mediocri.
Bhe! allora si è davvero MEDIOCRI ed IPOCRITI



.http://www.treccani.it/vocabolario/mediocrita/





1. ant. Condizione media; stato di ciò che è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi: la virtù è nella m. (T. Tasso). Questo sign. è anche nell’espressione aurea m., la quale però non è di solito intesa nel senso positivo originario (cioè quello dell’espressione latina aurea mediocritas [v.], con la quale Orazio fa consistere la felicità nel tenersi saggiamente lontano da ogni estremo), ma è più spesso riferita, con allusione al sign. seguente, a chi si ritiene presuntuosamente pago della propria mediocrità morale e spirituale. 

2. 

a. L’esser mediocre; qualità di persona o di cosa che rivela capacità, attitudini, doti d’ingegno, e sim., molto scarse: mdi un artistadi uno scrittoredi un professionistadi un uomo politicooperalavoro teatraleromanzoarticolocomponimento di una scoraggiante m.; emergere dalla m.; non superare la m.; vivere nella più supina m.; stomacato e scoraggiato dalla mche n’assedia e n’affoga (Leopardi); una dose discreta di m. è dote preziosa, come la volgarità in un seduttore (Giuseppe Pontiggia). 



Meditiamo gente, meditiamo......

                                                                                               Piero Benincasa


P.S.  Da questo post, tutti i nostri post
futuri saranno firmati dagli autori.






29/01/16

Giro di boa

In gergo velistico con giro di boa si intende quando si è a metà della strada da percorrere, quando si fa un resoconto di dove si è arrivati sino a quel punto, quale strategia si è adottato, quante energie si sono impiegate e quante, soprattutto, ne restano, per poter raggiungere la meta.
Ma per un momento facciamo un passo indietro, e analizziamo con quale mezzo siamo partiti, con quale entusiasmo abbiamo accettato di partecipare a questa gara, a questa competizione, a questa sfida, a questa prova con noi stessi.Abbiamo puntato a vincere!, Non curandoci delle attrezzature, delle conoscenze dell'equipaggio, dell'efficienza meccanica  del mezzo che avrebbe dovuto portarci lontano... dopo la vittoria.
Ma torniamo al giro di boa, che, a dire il vero, è indirizzato a quanti, amanti delle statistiche, o dei primi 100 giorni, cercano di perfezionare le loro mire, oggi si punta al risparmio e poi si incorre in storie di ordinaria quotidianità che mettono i brividi.
Un chirurgo, intervistato, si lamenta che i bisturi non tagliano, che i guanti per operare sono di pessima qualità e c'è bisogno di indossarne due o tre, questo può succedere quando si punta alle gare a ribasso, perdendo di vista la qualità del prodotto, così ci si ritrova quando l'equipaggio non è idoneo ad affrontare i marosi, la buona e sana amministrazione, la buona e la sana politica.
Parecchi si illudono che sia sufficiente vincere, ma forse ancora non si à capito che tutto questo risulta inutile per il bene comune, per dare una vera svolta alla barca.
Anche perchò al giro di boa il risultato è assolutamente negativo: superficialità, incapacità, carenza di programmi e tanto altro regnano sovrani.
Ci auguriamo che chi deve prenderne contezza lo faccia, per consapevolezza della realtà, per evidente incapacità e perchè il tempo è prezioso, e nessuno ha il diritto di rubarlo al Popolo Sovrano.
Facciamo fatica a credere che in uomini di poco conto possa esserci uno scatto di orgoglio che li faccia tornare sulla giusta rotta, per arrivare alla meta in maniera onorevole.




21/01/16

Leggere!!...cibo per la mente


E' risaputo che leggere fa bene alla mente, a tutte quelle strutture celebrali che altrimenti, senza leggere, non si svilupperebbero.

Ma non sempre è così, non per tutti questo avviene, per tanti ma non per tutti. Infatti da recentissimi studi e ricerche si è appurato che chi legge solo settorialmente non apre la propria mente ma la indirizza, come un cuneo, verso labirinti e approfondimenti che , a volte, non vengono compresi.
la lettura deve essere varia, cercare di diversificare ci indirizza sempre verso nuovi lidi, verso orizzonti inesplorati della nostra mente. E così, solo così, si riesce ad aprire la mente e a sviluppare capacità personali prima sconosciute.
Questo vuole essere un pungolo, per quanti hanno individuato nella lettura una fonte inesauribile di nostre capacità, sia nel migliorare il nostro linguaggio che il nostro modo di scrivere.
Leggere e conoscere è uno dei motivi di esistenza dell'uomo, è una delle ragioni per cui l'umanità è cresciuta, e mira ad una crescita mentale, oggi c'è più che mai necessità di approfondire le conoscenze della nostra mente del nostro cervello.
In Italia si investe poco o nulla sulla ricerca delle cause delle malattie mentali.
Con la chiusura dei manicomi e degli ospedali psichiatrici
( https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Basaglia), si è scaricato tutto il peso sulle famiglie, la legge prevedeva delle case protette o case famiglie, che non sono nate, o meglio, sono insufficienti quelle che ci sono.
Nei paesi più sviluppati si punta all'aspetto psicologico e psichiatrico già dalle scuole elementari, con delle specifiche ore settimanali da dedicare a tutti gli aspetti del problema.
Gli Stati Uniti, sono l'unico paese al mondo ad investire in ricerca, in questo campo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Esempio: Quando succede una tragedia, o un forte trauma è, in America, obbligatorio il supporto psicologico, a dire il vero da qualche tempo, anche in Italia, si sente sempre più spesso, supporto psicologico, e poi si potrebbe continuare con gli ultimi farmaci che hanno quasi risolto il problema del bipolarismo con il farmaco a base di litio (ricerca U.S.A:)..
L'evoluzione della specie umana passa attraverso la conoscenza della propria mente,
passa attraverso lo sviluppo delle capacità celebrali, oggi poco sviluppate (8/10 %),
Passa, l'evoluzione umana, attraverso la pace interiore e l'io, che ci consentono di essere superiori.
Più volte si è trattato, su questo Blog, l'argomento, ma non è mai sufficiente rammentare, ripetere, stimolare e crescere.

19/01/16

Risposte...Onore e dignità



Il silenzio è sempre la risposta migliore.
Nessuna risposta è più esaustiva del silenzio, quando gli interlocutori non hanno la capacità di ascoltare le risposte.
Un grazie, in questo post, va a tutti quelli che collaborano con Noi!, si noi non è inteso plurale maiestatico,  ma siamo in tanti, vicini e lontani, ma tutti con una gran voglia di verità, di altruismo senza secondi fini, con vera e sentita carità cristiana. 

(Ché mal per noi quella beltà si vide (F. Petrarca).
Ci siamo dati delle regole, che non sono scritte, ma sono dentro di noi, con noi e fanno parte del nostro bagaglio di vita, sono i pilastri del nostro modus operandi, sono tra i nostri valori.
Noi, quasi mai facciamo citazioni, sfuggiamo facili strade, populismi volgari, urla senza senso, schiamazzi che portano all'illusione di sentirsi appagati. 
Lungi da noi voler offendere, o schiacciare chi ci offende, chi ci denuncia, o chi tenta di allontanarci dalla verità.
Non siamo immuni da errori, che possano anche sfociare in tribunale, noi, ci assumiamo le nostre responsabilità sino in fondo.
Non temiamo i marosi, ci siamo abituati, non abbiamo paura di cadere, perchè è già successo, e con dignità e onore ci siamo rialzati.
Quando il desiderio altrui era quello di vederci per sempre a terra.
Vette raggiunte e vette da raggiungere, personali,collettive e professionali.
Continueremo a vivere tenendo bene a mente ciò che ci è capitato, per non inciampare dove si già inciampato, per mantenere la schiena diritta e non dimenticare, mai, che l'uomo può definirsi tale se non perde mai la propria dignità.
Oggi, più di ieri, si perdono di vista pilastri portanti della nostra quotidianità, essere è sempre più difficile, in un mondo di apparenza, di inutile materialismo per appagare recondite carenze che certamente non ci renderanno felici. 
Anzi, questo ci svuota l'anima dalla possibilità di redimerci e di crescere per andare lontano, lontano nel nulla, per arrivare al traguardo del tempo ricchi di esperienze che ci hanno reso uomini..e non Oltre.


08/01/16

RITI

                                   RITI

Felice e sereno anno nuovo a tutti voi, ma in maniere particolare a chi ci segue da molto tempo, a chi, fedelissimo della prima ora, ha sempre creduto in noi, ha visto, in questo blog, una piccola parte di se. 
Questo post è dedicato ai riti, alle forme antichissime di gesti ripetitivi e cadenzati che poi hanno costituito, tra sacro e profano, le tradizioni, i riti e tutto quello che concerne alcune ritualità che si sono consolidate e fuse, a volte mischiando sacro e profano, per dare al popolo sia una parte fortemente spirituale e una ludica pagana.
Non esistono popoli o periodi storici che ignorano i "riti", con questo termine si designa una azione eseguita secondo norme precettive, che prevedono e contemplano una scansione ordinata di passaggi; rigorosa fedeltà alle prescrizioni, la loro meticolosa ripetizione in luoghi e tempi determinati.
La loro ripetitività assurge ad elemento co-esistenziale di quella nozione.   
I "riti" possono essere individuali o collettivi, pubblici e privati, uno dei riti, delle moderne società, è la stretta di mano, pur avendo, negli ultimi tempi, perso la forza del gesto, riducendolo ad una mera formalità-abitudine.
Certamente la stretta di mano è nata in tempi lontani per approcciarsi all'altro con ostentazione, porgendo la mano disarmata e amica.
Ci sono, poi, i riti collettivi a cui appartengono  le manifestazioni di massa, carnevali, cortei di protesta, le sfilate militari e persino il cosiddetto "nonnismo", che sancisce la differenza tra chi è arrivato prima di loro, imponendo una gerarchia, suddividendo e accentuando le differenze.
Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo, vista la vastità dell'argomento, ma mira a stimolare chi vuole approfondire l'argomento.
Il rito è stato analizzato attraverso varie chiavi di lettura.
Concezioni religiose, sociologiche, linguistiche sono state affermate con uguale rigore ed esuberante dovizia di argomenti e di testimonianze.
In questo complesso e variegato contesto non può, tuttavia, sottacersi la griglia di lettura propria della psicologia analitica che, mettendo in luce il carattere universale del rito, e nel tempo e nello spazio, ne ha desunto la sua natura archetipa, in quanto il rito è dell'uomo, ma prima dell'uomo.
http://www.treccani.it/enciclopedia/riti_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)/