27/05/12

Papaveri e paperi


E' un ragionamento che volevamo fare da un pò di tempo, condividendolo con tutti voi, e non siete più pochi! anzi vi diremo di più; siamo troppi. Questo può essere un sillogismo secondo il grande Aristotele? No questo non è un sillogismo.Ma è una costatazione dei fatti, siamo subissati da richieste di  pubblicità, da inserire nel blog-sito, ma noi continuiamo cosi.. con qualche pausa, più o meno lunga e soprattutto non vivendo ansie da statistiche, anzi avevamo pensato di chiudere il blog per eccessivo impegno, ma poi ci siamo detti; non abbiamo ansie da prestazioni e quindi come và, và sempre bene. Ma torniamo al nostro ragionamento, non tutti i politici sono ladri, ma oggi si pensa che tutti i politici sono ladri, monta l'anti-polica, avanza il movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.
I  cosiddetti grillini, chi pensa che legalità e crescita vadano di pari passo è grillino, chi non accetta i finaniamenti ai partiti è grillino, chi pensa alla politica come missione è grillino,ma quando gli stessi diventano politici anche loro sono ladri? Crescono come funghi le liste Cinque Stelle, ma quasi tutte non hanno ne testa ne coda, inesperti e incapaci di amministrare, privi  di un vero programma che oltre alla protesta, forte, no ha una vera  una proposta.  Da pochi giorni è stata ricordata la strage di Capaci, ma siamo capaci di non dimenticare, e ancora, siamo capaci di fare ammenda di quello che è stato?. Noi ci placheremo quando l'intreccio tra politica e mafia sarà svelato, quando saremo capaci di vedere con gli occhi dei giusti e la fede del cuore. Fare politica è un esercizio complesso e per nulla semplice, ma è l'unico modo per partecipare alla vita sociale, politica e religiosa di un borgo, di una città, di una nazione. Vorremmo che gli uomini, di buona volontà, possano contribuire fattivamente al miglioramento della vita socilale, economica e religiosa, per poter consegnare alle future generazioni un mondo migliore. Non faccioci illudere dai facili sillogismi, che servono a chi deve nascondere e coprire malefatte e intrighi a limite della legalità, non siate attratti da facili ascesce, perchè di facile non c'è quasi nulla.... ecco un sillogismo, quindi attenti e vigili nelle scelte, non sempre facili, scelte che contribuiranno ad avere solidi pilastri dove poter costruire un futuro migliore...e Oltre. 

Luci e ombre

22/05/12

Oltre..Bocchigliero


Tanti si sono cimentati nella ricerca delle origini di Boccchigliero, sulle origini di questo splendido borgo situato tra gli 830m. e 1140m., sul livello del mare,ma pochi sono riusciti a dare una spiegazione storica, sulle origini del comune di Bocchigliero. Ma prima di parlare delle origini, si deve tenere in considerazione la storia del paese, che è fatta principalmente da pastori e contadini, Bocchigliero è uno dei 155 comuni della provincia di Cosenza, ed è uno dei paesi più isolati di tutto il territorio nazionale, il paese più vicino dista oltre 17 chilometri, sul versante jonico, e 40 chilometri da Camigliatello Silano, verso la Sila. Questa strada di collegamento è stata costruita i primi anni 30', dal regime fascista, Ministro dei lavori pubblici era Michele Bianchi, che visitò anche Bocchigliero. La strada di collegamento con il mare Jonio, è stata costruita dopo il 1916. Fino a quell'anno Bocchigliero era priva di strade di comunicazioni aveva, però, le mulattiere che servivano per trasportare la merce; olio, vino e formaggi, soprattutto. Tanti sono le testimonianze scritte in cui si parla di Bocchigliero come importante centro di produzione di vino e formaggi. Noi non crediamo che Bocchigliero sia la vecchia Arento, ma siamo convinti che il paese sia nato attorno all'anno mille, e questo lo si capisce dalla costruzione della prima chiesa, quella di S. Francesco costruita intorno al 1100, la chiesa, per chi non l'avesse notato, aveva, in principio, l'entrata verso il rione Destra, con  la costruzione di nuove case venne aperta l'attuale porta, e conferirgli maggiore importanza. Riteniamo, inoltre, che il paese sia stato poco contaminato da elementi linguistici esterni, e abbia conservato il suo dialetto quasi integro. La ricercatrice, di Oxford, che il mese scorso è venuta a Bocchigliero, Chiara Cappellaro, ci ha confermato tutto questo, inoltre il 29 di Maggio, presenterà la sua relazione, evidenziando l'integrità del dialetto bocchiglierese, e la particolarità di alcuni sostantivi e plurali. Noi ci auguriamo che il paese possa essere citato e valorizzato dal punto di vista squisitamente culturale, per avere un punto fermo dal quale partire, e ci impegneremo per rivalutare la figura umana e culturale di Don Giuseppe Scafoglio che tanto lustro ha dato al suo amato paese: Bocchigliero.

14/05/12

ITALIANO

Castello di S. Severina (kr)

E' ormai un dato accertato, un dato di fatto, lo dicono giornali, ricerche, mezzi di comunicazione e soprattutto lo dicono i fatti. Da oltre 12 anni in Italia non si parla l'italiano, i ragazzi che entrono all'Università non conoscono la lingua di Dante e di Petrarca, di Svevo e di Pirandello, padri della nostra lingua. Oggi, ma già da più tempo, ci siamo inglesizzati, fagocitando parole su parole, non dando i termini in italiano, e di conseguenza facendone uso, poi aggiungiamo a questo le abbreviazioni, sempre più frequenti, sui social-network (parola inglese), e l'aggiunta di termini dialettali, spesso scritti male e senza alcun criterio metodologico. Riscopriamo le nostre radici latine, e studiamo la complessa e frastagliata grammatica italiana, che merita essere conosciuta per conoscere le nostre radici e per amare una tra le più belle lingue del globo. Poi, e non per ultimo, conosciamo i nostri dialetti, per apprezzare e amare la lingua dei nostri padri e conprendere, ancor meglio, la nostra madre lingua:"L'ITALIANO". Attenzione, nessuno vuole fare il purista, nè l'accademico della "Crusca", ma o noi sembra che i cambiamenti linquistici necessitano di tempi lunghi, per consentire alle nuove generazioni di leggere e decifrare le radici familiari e sociali , se tutto ciò viene meno viene a mancare l'empatia , e allora c'è il rischio di precipitare in una inevitabile Babele, con conseguenze inimmaginabili. Forse questo può derivare dalla scarsa conoscenza della nostra meravigliosa letteratura italiana?, o ancora che l'uso smodato delle parole inglesi, possa nascondere la nostra ignoranza?

10/05/12

Anniversario.


Fior di Maggio

'A morte.

Quannu scade llu tiampu ch'è ssignatu,
trase 'ntre case senza trucculare
e nnun ti dune tìampu 'nu minutu

mancu ppe ddire, aiutame Signure!
U gguarde subb'e porte si c'è scrittu

conte, barune, principe o garzune
e nnun si vinne, cumu fanu tutti.
Iu,quannu vene, si mi dasse tìempu,
li vorre ddire, 'mmentre mi nni porte,

tu sula, subba 'a terra, si' lla giusta.



Tratta da: "Liriche in vernaclo calabrese"

di E. Benincasa
N.28/10/1930
M10/5/1996


05/05/12

A tutti i bocchiglieresi!


Bocchigliero, panorama.

Abbiamo ricevuto una lettera di ringraziamenti da parte della Dott. Chiara Cappellaro, ricercatrice linguista dell'Università di Oxford, che ci ha onorato della sua presenza dal 19 al 21 di Aprile u.s.. Desideriamo pubblicarla perchè giunga a tutti i bocchiglieresi, quelli che c'erano ma soprattutto per quelli che non c'erano.

Caro Piero,
sono io a dover ringraziare,di cuore, te e tutti i bocchiglieresi, che ho conosciuto durante la mia breve visita a Bocchigliero. Come linguista, che studia le varietà romanze, posso solo confermarvi l'interesse che il vostro dialetto ha in una prospettiva storico-comparativa, e incoraggiarvi a continuare l'opera di documentazione e valorizzazione del dialetto di Bocchigliero, opera già iniziata da   
Don Giuseppe Scafoglio; mi auguro che possa realizzarsi un centro studi a lui dedicato, anche perchè un personaggio del genere non può essere dimenticato dalle future generazioni. Ci tengo, inoltre, a ringraziare le persone che mi hanno fatto dono di materiale dialettale, con grande generosità, come; Ludovico Aurea,  Francesco Filippelli e il sign. Mingrone (suocero di Giuseppe Santoro)
Come visitatore (per la prima volta in Calabria), voglio dire che mi sono sentita accolta, nella vostra comunità, con il calore che si riserva a famigliari e cari amici. Grazie, sinceramente e dal più profondo del cuore ancora grazie, spero di tornare presto.
Un ringraziamento particolare a Giuseppe Santoro e alla sua famiglia, a Gianni Vincenzo, a Vincenzo Ricca e alla sua famiglia, all'artista Domenico Fontana, ma soprattutto a te Piero e alla tua famiglia.
A Udine, con mia mamma e Numa, e a Oxford si continuerà a parlare di voi con tanto affetto e gratitudine.
Grazie,
Chiara Cappellaro.
Fiori di campo in Sila a Bocchigliero

01/05/12

L'altra Politica......e Oltre!


Abbiamo certezza che le acque sono in movimento, in fermento e di questo, noi, ne siamo epidermicamente convinti, speravamo in un sub-movimento, in uno scatto di orgoglio, uno scatto di reni, forse ci eravamo illusi. Certo è che le squadre si stanno, fattivamente, preparando a vincere, anche perchè la posta in gioco è alta... per qualcuno altissima Crescere vuol dire affrontare nuove e più difficili prove  da raggiungere a tutti i costi, così pare, voci di popolo.  Ma andiamo alla faccenda con più focalizzazione del particolare. Al nostro caro paesello natio si lavora per la prossima campagna elettorale, che si terrà nella primavera del 2014. Il capo gruppo della minoranza, Giuseppe Santoro, ha deciso di ricandidarsi per mettere a disposizione della cittadinanza e dell'Aurora, lista civica, la sua esperienza maturata in questi anni, e riuscire a vincere la partita decisiva,  rimettendosi in gioco e raccogliere il lavoro fatto dall'opposiione, compito difficile e complesso. Sarà il futuro prossimo e le scelte a determinare il raggiungimento di tale obiettivo. A noi la strada ci sembra in salita, anche perchè la parte opposta è determinata a vincere per consentire al tempo di far sedimentare il ricordo sbiadito di alcune scelte non propio corrette. Abbiamo avuto il piacere di parlare con il comune e con il clero, Istituzioni che ci consentono di crearci la nostra opinione. Opinione libera e lontana da luoghi comuni, abbiamo desiderio di vedere il nostro paesello amministrato come si deve, senza voli pindarici, senza prime donne, ma assolutamente in modo corale, puntando a ciò che è rimasto e senza credere o sperare nella manna dal cielo. Per questo vorremmo dare il nostro contributo, partecipare in maniera attiva alla vita politica del paese. Il sindaco attuale, Luigi De Vincenti, non può più ricandidarsi, e prepara il terreno per la sua successione, creando non pochi mal di pancia all'interno del suo gruppo.Non è corretto instaurare uno stato di paura collettiva in un borgo che ha necessità di liberarsi da ataviche situazione che condizionano la vita civile e morale di inermi cittadini minorenni. Quale la soluzione?.... semplice, una rivoluzione culturale, che parta dal basso per approdare... Oltre. Non si ha più necessità di antipolitica, ma di vera e concreta politica che amministri la cosa pubblica in maniera trasparente. Bocchigliero, vive uno dei momenti più bassi della sua vita civile e religiosa, c'è molta disaffezione, anche, verso la chiesa, forse il pastore non riecse a governare il suo gregge, o lo fa in maniera non corretta, ma non c'è un vivaio di giovani che seguono il clero, nella figura del parroco, figura determinante per una piccola comunità come quella di Bocchigliero. Non è più tempo di schivare le propie responsabilità, in primis i cittadini di Bocchigliero, che hanno,negli anni, contribuito a questo stato di cose, poi le Istituzioni che, non hanno saputo cogliere le vere esigenze del cittadino, vogliamo sottolineare la mancanza di punti di aggregazioni culturali, sociali e religiosi. E' tempo di riscossa, di riscatto sociale e polititico di uno scatto di orgoglio che possa dare dignità a quanti vivono il borgo di Bocchigliero. Suggeriamo all'opposizione di stare lontana da giochi e giochetti del passato, di affidarsi a famiglie portatrici di voti ma prive di idee e di proposizioni, ma fare leva su quel poco di buono che è rimasto, contare sulle intelligenze per partorire una lista migliore del passato. La maggioranza uscente dovrebbe avere il coraggio di assumersi le  proprie responsabilità, che hanno portato a questo stato di cose, virando verso rotte più concrete e facendo il bene comune, al clero diciamo di fare ciò che gli compete e non Oltre! E' tempo che i cittadini si riappropiamo della loro centralità e non siano preda di questo o di quello, che fanno di tutto per un voto, e non delle idee. Alle prossime amministrative le liste saranno più magre otto, un numero esiguo per comprendere tutta la comunità. Forse, di questo non ne abbiamo certezza, si farà la terza lista, e spagginerà la situazione attuale, creando ancora più confusione. I cittadini di buona volontà devono partecipare attivamente alla vita politica sociale e religiosa di un borgo che si trova in uno stato comatoso ma reversibile con la volontà di guardare oltre, di pensare al futuro e ai figli di Bocchigliero, vicini e lontani che hanno nel cuore il propio paese. Le Istituzioni hanno un ruolo guida in una comunità, devono pensare per tutti e non per pochi, devono avere la capacità di guardare lontano per progettare un futuro migliore, per le generazioni che verranno. Questo vorremmo... che, chi rappresenta i cittadini abbia la capacità di non pensare al propio orticello ma vedere la situazione in modo globale. Abbiamo avuto il piacere di ospitare, a Bocchigliero, una ricercatrice dell'Università di Oxford, e non abbiamo ricevuto da nessuna Istituzione locale neanche un semplice ringraziamento.... anzi qualcuno aveva scritto, ma senza ricordare che il nostro blog-sito ha contribuito in maniera determinante a questo fantastico evento. scegliendo il luogo dell'incontro, il teatrino parrocchiale, e la cena, presso "il Castelluccio", che abbiamo offerto alla Dott. Chiara Caappellaro.  Ma questa è tutta un 'altra storia.

22/04/12

Grazie!!!!

Non potevamo credere a ciò che la Dott.Chiara Cappellaro ci ha sottolineato in questi due giorni, dedicati interamente alla nostra lingua madre, alle nostre radici, al nostro passato, al nostro presente, in una sola parola al dialetto di Bocchigliero!.
Il dialetto di Bocchigliero è un dialetto speciale, unico e ancor di più perchè nel tempo ha subito pochissime modifiche, grazie alle poche influenze esterne, infatti Bocchigliero è lontano da altri centri abitati, per questo non ha avuto quelle grosse modifiche di altri dialetti.
La Dott. Chiara Cappellaro è venuta nel nostro piccolo e lontano borgo in veste ufficiale, per un progetto molto più ampio, i cui risultati verranno prima discussi a Stoccolma e poi verrà fatta una pubblicazione, e quasi certamente si parlerà del dialetto di Bocchigliero. In particolare la Dott. Cappellaro aveva con se tutti i quaderni del sostantivo calabrese di Don Giuseppe Scafoglio da Bocchigliero. Noi lo stiamo studiando da molto tempo, lei, la Dott. Chiara ci ha confermato che lo scritto di Scafoglio è "una miniera d'oro", ci ha detto letteralmente così, noi lo pensavamo, ci credavamo, ma adesso, detto da una ricercatrice dell'Università di Oxford è qualche cosa di meraviglioso, anche perchè stiamo per pubblicare i quattro quaderni del sostantivo calabrese di Don Giuseppe Scafoglio. Come da programma la ricercatrice ha intervistato alcune persone anziane per ascoltare e registrare la loro pronuncia, signore che dobbiamo ringraziare di vero cuore, poi il venerdì alle ore 18,00, nel teatrino parrocchiale la Dott. Chiara ha incontrato la cittadinaza, spiegando loro in dettaglio le ragioni della sua venuta, il metodo è quello di essere sul campo, e verificare il parlato con interviste audio e video.  Ma il motivo principe è stato quello di verificare alcuni plurali, che il nostro Don Giuseppe trascrisse nel lontano 1930. Pare che il dialetto bocchiglierese non abbia subito grosse modifiche, questo è moltissimo, considerando che siamo nell'era di internet e di inglesismi che storpiano, e a volte mutano totalmente la lingua madre; il dialetto.  La ricercatrice ci ha promesso che ritornerà a Bocchigliero e ci aiuterà a far conoscere l'opera straordinaria di un nostro paesano, un nostro concittadino che tanto lustro ha dato al paesello di Bocchigliero in anni in cui non esistevano mezzi di comunicazione rapidi ed efficaci come oggi. Inoltre ci ha promesso che scriverà una piccola prefazione dei quaderni del sostantivo, e questo aggiungerà spessore culturale e valore internazionale all'imminente pubblicazione. L'incontro è stato seguito da moltissimi bocchiglieresi, personaggi che hanno scritto sulla storia di Bocchigliero, in dialetto, raccogliendo i "dittati"(proverbi) e molti giovani, a tutti va il nostro sincero e sentito ringraziamento, la sera di venerdì abbiamo organizzato una cena, al Castelluccio di Vincenzo Ricca, dove la Dott. Chiara, la mamma Teresa e il simpaticissimo Numa, hanno potuto gustare i prodotti tipici di Bocchigliero, un grazie sincero va anche a loro, a tutta la famiglia Ricca, per la gentilezza e il calore con cui ci hanno accolto. Abbiamo avuto modo di sentire, e vedere la ricercatrice il sabato 21 Aprile, nella mattinata ha voluto visitare; la Pinacoteca, il museo contadino ed in fine la casa natale di Don Giuseppe Scafoglio. E' rimasta molto colpita dall'accoglienza che gli abbiamo riservato e per questo noi come bocchiglieresi ne siamo fieri, orgogliosi. Attraverso questo sito-blog, dedicato a Don Giuseppe Scafoglio e a Bocchigliero, la Dott. Chiara Cappellaro ringrazia tutti i bocchigllieresi, e questo non è un addio ma un semplice arrivederci a presto.Noi vogliamo ringraziare di cuore la Dott. Chiara, con un semplice
GRAZIE!!!


18/03/12

OXFORD a Bocchigliero

Finalmente ci siamo!, una ricercatrice dell'università di Oxford verrà nel nostro paese, infatti la dott. Chiara Cappellaro ci onorerà della sua presenza per approfondire sul campo alcune cose che tramite il nostro sito-blog, ha trovato interessanti,  già da diverso tempo che abbiamo contatti con lei, ma adesso concretizziamo la cosa, noi facciamo appello a tutti i bocchiglieresi per essere presenti tra il 19 e il 21 Aprile, a Bocchigliero per essere presenti a questo evento straordinario e per nulla banale, continuiamo a credere che la cultura possa essere un volano per una vera e concreta rinascita di un borgo che ha poche speranze di sopravvivere, senza innovarsi e credere in strade nuove e forse pionieristiche, ma che vale la pena percorrere, per il futuro di questo luogo, che nella cultura può trovare sfogo e arricchimento. Chiediamo all'amministrazione locale, già avvisata dalla stessa Dott.Chiara Cappellaro, di accoglierla nel migliore dei modi, noi saremo presenti e cercheremo di soddisfare ogni sua richiesta. Riteniamo altresi, che questo evento non rimanga isolato e possa essere il primo di una serie, che rivaluti storia, cultura e tradizioni troppo in fretta dimenticati.Il vantaggio di un borgo come Bocchigliero, è principalmente quello di essere stato un posto che ha avuto pochissime influenze linguistiche, vista la lontanana con i centri più vicini, noi siamo pronti a fare la nostra parte, dando alla Dott. Chiara  Cappellaro, tutto quel materiale dialettale in nostro possesso. Siamo certi che i cittadini di Bocchigliero faranno la loro parte e ci auguriamo che le istituzioni facciano altrettanto.  

16/02/12

Generalizzando!!!!!

Non è difficile generalizzare... restando nel vago e usando condizionali inutili,per creare la notizia, per suscitare nella mente di chi ascolta curiosità, a volte morbosa e che diventa pane d'ascolto, audience che aumenta e quindi va bene!!!! questo è il giornalismo oggi, non si approfondisce non si va ad accertarsi con sicurezza di quello che è successo. I giornalisti sono lungimiranti quando, nei loro articoli di fondo, prevedono le catastrofi, o danno facilmente torto o ragione senza conoscere approfonditamente i fatti, sono richiesti in trasmissioni video e audio, e fanno ascolto, cioè sono utili alle trasmissioni, e le trasmissioni sono utilissime per la loro carriera. Questo è informare o cavalcare l'onda, o accarsi nel mostrare la nave Concordia in tutti i loro servizi e poi meravigliarsi se la gente va al Giglio propio per colpa loro? Per avere la foto vista al telegiornale o da Giletti! Torniamo ad un sano e corretto giornalismo per informare con onestà e approfondendo ciò che si afferma per regalare unicamente la verità... e Oltre.

10/02/12

Emergenza dopo emergenza..... polemiche e parole!

Cosenza e la neve.

Troppe polemiche, troppe parole inutili in questi giorni di emergenza. Ora è l'ora dell'emergenza, dopo le polemiche, da Nord a Sud le polemiche sono state roventi; tra sindaci e protezione civile, tra cittadini e Istituzioni, ma ora è l'ora dell'emergenza, quindi è importante rimboccarsi le maniche e lavorare, ognuno faccia la sua parte, certo è che i Comuni, che si affidono ai privati per spazzare la neve, dovranno pagare, il Governo ha garantito che, essendo emergenza, i soldi si troveranno, forse ancora nelle accise della benzina. Ma ci siamo chiesti il Governo dov'è stato, solo dopo una settimana si fa sentire!!!!, Monti è occupato a fare conti, a guadagnare prestigio economico finanziario, alcune prestigiose riviste internazionali, hanno ipotizzato che Monti possa salvare l'Europa!! sic!   si preoccupino delle emergenze, almeno il ministro dell'interno e quello della difesa. Altri dovranno spiegare,a 870 metri sul livello del mare, come mai erano sprovvisti di spazzaneve......forse è stato rubato? o forse non ha avuto la corretta manutenzione??.. noi a queste domande vorremmo delle semplici risposte, ma soprattutto sincere.

31/01/12

Generale Inverno

E' tempo di risveglio, le giornate si allungano, il sole si concede più volentieri e sbocciano i primi germogli, alcuni fiori e i pochi animali in letargo si godono questa breve Estate di Gennaio.. tra poco, molto presto tornerà il Generale Inverno, per farsi sentire in tutta la sua "freddezza" e forse Oltre. I giorni della merla propio quest'anno sono i più freddi degli ultimi 27/30 anni, ma dopo il tempo sarà bellissimo e se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bellissima, aspettiamo battendo i denti.

24/01/12

Il borgo........

C'è un luogo dove il cielo è più azzurro, quando si creano alcune situazioni metereologiche particolari, è certo che questo posto sia stato classificato uno dei cieli d'Europa più stellati in assoluto. Soprattutto perchè non ci sono fonti luminose eccessive. Questo è un paesello arroccato su una delle ultime propagini della Sila, Bocchigliero in provincia di Cosenza, lontano dai frastuoni della città e dallo smog delle macchine, sempre più vicino all'abbandono, tra breve rimarranno gli impiegati comunali , la giunta e forse l'opposizione e una enorme massa di persone anziane, il paese è finito, o sta per finire, solo con un vero impegno collettivo si riuscirebbe a risollevarne l'amara sorte. Ma cosa veramente e concrecatamente bisognerebbe fare?. La prima cosa riuscire ad essere veramente uniti e solidali, puntare al bene collettivo e mantenere la propia dignità, combattendo giorno per giorno, per non fare scomparire questo borgo di poco più di mille anime. Noi, che amiamo questo borgo facciamo un forte e sentito appello a tutti i bocchiglieresi nel mondo per mettersi al capezzale di un moribondo e fare una diagnosi con annessa cura, che possa far di questo borgo un paese, una cittadina e perchè no, una metropoli di montagna, scherzi a parte, vorremmo che in questo periodo critico per tutti, tutti riflettessimo sul futuro del nostro tempo e forse Oltre.

18/01/12

Rivoluzione??


Abbiamo pubblicato su facebook un piccolo pensiero, o se volete abbiamo informato, su quanto sta succedendo in Sicilia..... vorremmo farvelo conoscere anche a voi, blogger per passione, o forse per tanto, tanto altro che a noi non sfugge, perchè a noi piace andare Oltre...
  • In Sicilia, regione di 5 milioni di abitanti, la gente esplode, assale i benzinai, oramai a corto di benzina e i supermercati, il tutto mette una regione in ginocchio, al collasso... così le primavere arabe che hanno portato ad uno stravolgimento democratico inpensabile fino a qualche tempo prima, allora, bhe!! c'è nessesità di organizzarsi per tempo, per non farsi trovare impreparati agli eventi prossimi, ma noi andiamo OLTRE, senza tentennamenti o indecisioni. guardando avanti e partecipando all'Agora, alla piazza, alle cose politiche, isomma c'è necessità di scendere in campo, mettendoci la propioa faccia e il propio coraggio, ma soprattutto la propia dignità.La Sicilia è bloccata dagli aderenti al Movimento dei Forconi. Questo è un’Associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse e maltrattamento da parte delle istituzioni. La rivolta infatti nasce proprio da questo e dalle politiche in materia di eccise dei carburanti per il trasporto e agricoltura.

13/01/12

Crisi e Oltre


La parola più usata, in questi ultimi tempi, è propio crisi, ebbene bisogna necessariamente fare un ragionamento più complesso, per comprenderne il significato vero del termine. Nello studio della piscologia e pischiatria la crisi è un momento di cambiamento, anche tumultuoso, ma che porta ad una crescita umana profonda e una maturazione del propio modo di essere. Crisi è anche sofferenza, sacrificio, privazioni e tutto quello che comporta una "Crisi". Oggi la crisi è di sistema, con la globalizzazione, tutti siamo diventati più poveri, non riusciamo a fare, con la stessa cifra, ciò che facevamo un mese prima, i mezzi di comunicazione ci bombardano di storie sulla crisi, suicidi, rapine, scippi e tutto questo fa aumentare le paure, che si amplificano divenendo patologiche , e così la società si ammala e aumentano i costi della martoriata e sanguisuga sanità italiana. Noi vorremmo sorreggere la fiaccola della speranza del futuro di chi verrà dopo di noi, vorremmo dare alle future generazioni un mondo almeno come quello che abbiamo trovato, sapendo che non è semplice, ci vuole impegno, perseveranza e costanza. Concludendo dobbiamo conservare bene la nostra parte decisionista e non farci abbindolare da falsi profeti o santoni ciarlatani, che riecono a penetrare nel tessuto sociale con troppa facilità, soprattutto in tempo di "CRISI". 

09/01/12

La ladra dei ricordi.

  E' l'Alzheimer, la foma più grave di perdita di memoria, abbiamo appreso da diverse fonti, giornali, libri , riviste e siti web che questa malattia colpisce in maniera violenta e irreversibile la nostra memoria, cancellando tutto ciò che c'era, anche le nostre emozioni, una sorta di depressione totale e ancora irreversibile. Una magnifica ed esaustiva risposta l'ha data la dott. Amalia Bruni, dirigente deil centro Regionale Calabrese di Catanzaro e Lamezie Terme, di Neurogenetica dell'Azienda Sanitaria. "cos'è l'Alzheimer?" "E' una grave affezione degenerativa del Sistema Nervoso Centrale che determina il progressivo declino delle funzioni cognitive e il contemporaneo deterioramento della personalità e della vita di relazione". Noi ci sentiamo di aggiungere che, i famigliari e tutti quelli che ruotono attorno a queste persone vogliono non lasciarli soli. Cercare di trattare i malati in maniera dignitosa e condividendo il loro stato di Malati perchè derubati dain ricordi dagli affetti... e forse dela stessa loro vita....


03/01/12

La Befana

Lavoro eseguito dall'insegnante Teresa Brunetti, per Liriche in vernacolo calabrese

Tra pochi giorni arriva,come da tradizione, la Befana e noi vogliamo ricordarla con una poesia in vernacolo calabrese. Come avevamo promesso la traduciamo in italiano, pur sapendo di perdere la musicalità vernacolare ,lasciamo a voi la libertà di decidere, buona lettura.


                              ' A  BIFANA
                                                          
             Iu ma ricùardu lenta,jiaca e bekkja,
             'na vesta longa, tinta e menza rutta,
             'nu saccu 'ntuppellatu subb'i spalli
             e pupe,cavlluzi e ppalle e gomma.
             Subba 'nu libru vìekkju l'haju vista
             doppu chi 'n'annu, a sira e a Bifana,
              'a mamma m'avìe dittu ppe 'mpicare
              'ntra cimineja 'nu quazìettu lùangu
              ch'a mmenzannotte passave lla Bifana
              e 'ntru quazìettu e di guagliuni buoni
              lassave jocarìalli e ccose bone
              e ccinnara e ccarbuni ppe lli tristi.
              Stampatu m'è rrimastu 'mprunta e 'nkore
              chillu chi cc'ere 'ntu quazìettu miu:
              'na palla e gomma subb'u focularu
              e 'ntru quaziettu, 'mpinti a 'nna patata,
              'nu pugnu e quattrusordi tutti nùovi
              'na busta e garramelle e 'nnu turrune
              e 'ntru pedale cinnara e ccarbuni.

                                              
                             LA BEFANA

           Io la ricordo magra, bianca e vecchia,
           con una veste lunga, sporca e per metà  rotta
           un sacco stracolmo sopra le spalle pieno
           di pupazi, cavallini e palle di gomma.
           Sopra un vecchio libro l'avevo vista
           dopo che un'anno, la sera della Befana,
           mia mamma mi aveva detto per appendere
           nel camino una calza lunga
           che a mezza notte sarebbe passata la Befana
           e nella calza dei bravi ragazzi
           lasciava  giocattoli e cose buone
           e cenere e carbone per i monelli.
           Stampato mi è rimasto in fronte e in cuore
           quello che c'era nella mia calza:
            una palla di gomma sopra il camino
            e nella calza, attaccati ad una patata,
            un pugno di quattrosoldi tutti nuovi
            una busta di caramelle e un torrone
            e in fondo  cenere e carboni.
                   

                                                           Tratta da: Liriche in vernacolo calabrese
                                                                        di Emilio Benincasa
                 

29/12/11

Tradizioni natalizie

Le tradizioni delle feste natalizie a Bocchigliero (cs)
Tratto da: ENOTRIA 1931
di Don Giuseppe Scafoglio 1882  1936


1) La strenna di capodanno ai bambini.-Anche rispetto alle persone che ne godono, le feste natalizie a Bocchigliero sono tre: quelle di Natale vero e propio, per i nati dello stesso tetto; di Capodanno per gli estranei; dell'Epifania per le bestie.
   Il primo dell'anno è giornata di strenna: strina ricevono i bambini della strada più disinvolti, i dipendenti e specialmente i figli, in quella moneta sonante la quale, nell'anno, mai non toccano e che non può essere sostituita dai meno appezzati giocattoli, mancando, del resto, essi sul luogo.
  La strenna, specie tra il popolo, corre senza quella brutta   vecchia intermediaria, detta la Befana.
  Esseri misteriosi e fantastici con carattere più spesso di terribilità che di stupore, a Bocchigliero sono il negromante, la magara (strega), il puppu (fantasma indeterminato), il lupu mannaru (fantastica belva che corre e urla) ai quali -veramente strano- si deve aggiungere il trascurato Patrono, San Nicola, per gli occhi bovini fortemente espressivi di tutt' e due le statue.
 Con essi, ma più di casa, L 'agurìallu o monachìallu, genietto dispettoso per qualche momento, ma sempre caro, perchè foggiato sul carattere irrequieto e mutevole dei bambini di cui è, nelle vacanze dei dispetti, il familiare largitore di ogni più vistoso regalo dell 'anno.
2) E della vigilia ad ogni frotta di cantori. - La strenna, però, è regalo antimeridiano. Di diversa natura, invece, i doni, e diverse le categorie dei richiedenti della sera innanzi. Sono amici e semplici conoscenti, gruppi di ignoti magari, cui la carità non vuol discernere i tratti del viso.
   La tradizione cristiana qui si sarà sovrapposta alla pagana la quale, fra tante pazzesche invenzioni e furfanterie, aveva almeno trovato uno Zeus protettore dei forestieri e dei pellegrini.
   Per quest 'ultimi, quella sera, è sicuro un cestino di frutta ; cui si può aggiungere il vino nuovo e le fritture che vengon raccolte in bisacce a due bocche, di pelo di capra, dai fascioni chiari, che ne variano lo scuro del fondo, ovvero a linee disegnanti scacchi.
   Il dono si fa avanti la porta dove fu cantato ; ma qualche gruppetto di giovinotti più simpatico entrano fino al molto acceso focolare.
   Materia di canto, brutti versacci tradizionali ed altri più brutti dovuti improvvisare. Ad ogni persona che si individua nell'augurio, tocca la materia di un distico ripetuto. Per il capoccia, le finali di esso  saranno patrune (padrone) e cannatune  (boccale). La lingua batte, si potrebbe dire, dove l'ugula duole di arsura, non essendo il vino regalo sicuro come la frutta.
   Per la massaia, patruna si farà rimare con spurtune, anche perchè la lodata si alzerà tra breve, per ritornare con un cesto di fichi che, a Bocchigliero, a dispetto della sua altitudine di circa 900 m. ,mitigata dal Jonio, sono pregiati e abbondanti al par delle mele.
   Se la donna (madre, figlia, nuora, ecc. risentendo alla lontana della tribù, la famiglia) porta nome terminante in ina ,facile è la corrispondenza di un eguale suono, perchè le si augurerà di diventare, nientemeno che regina, non importa se, appena una volta la settimana, può concedersi un pò di carne di pecora o di non meno dura capra.
   Se nei canterini c'è timore che sfumi il beveraggio del vino, non si tarderà ad ammogliare, a gran voce, esso termine, con quello di cantina, la quale ultima parola sarà sostituita dall'altra entrata in festa, come dicono gli ecclesiastici, coi primi vespri, ossia strina, strenna. Ove poi uno degli aedi della serata vanti là dentro, il legame spirituale del battesimo o della confermazione con la massaia, altro sostantivo di fortuna sarà l'appellativo di parrina, padrina, e, per riflesso, pel capo famiglia, quello di parrinu ; buon termine d'attrazione anch'esso,per l'altro di vinu ; e  "qui potest capere, capiat ", sperando ripeteranno a lor modo, con S.Matteo, il quale, con questa battuta, si sbarazza del fastidio di aver diviso in categorie gli eunuchi.
   Fìgliu poi si accoppierà con jigliu, giglio ; sùoru, sorella, con trisùoru, tesoro ; nanna nonna, con manna, voce di ben noto liquido di pianta silana, non che liquido miracoloso delle ossa del predetto Santo Patrono : e piglierà il compagno dal morente capuddannu, ( capodanno ), nannu, nonno.
   Se poi il focolare ha il privilegio di vantare nientemeno che la " sacra fossa " - direbbe Omero - di un cavaliere, personalità di lungo metraggio, per un paesello, che tutti inchinano e temono, i versi stereotipati finiranno come nonpotrebbero meglio nel desiserio dei girovaghi, perchè al gran titolo di cavalieri si metterà a servizio di rima, una voce delle più idolatrate, bicchìeri :


                                  'M menzu ssa casa c' è 'nu bicchìeri
                                  brìnnisi fazzu a llu signor cavalieri ;


che vuol dire : in mezzo a questa casa c' è un bicchiere, brindisi faccio al signor cavaliere.
   Se la minuscola tribù è estesa fino a contare anche un chierico o prete, ( essendo raro in Calabria il prete solo, anche perchè costretto, pei servizi domestici, a non concedersi Perpetua, nome familiare, perciò, ai soli lettori dei " Promessi Sposi " ) un' assonanza, comunque stentata, si troverà, tirando in ballo paniere o panaru, il quale cercherà il corrispondente alla rozza musa, nel parolone cardinale.
   Pure lo scrivente, se ne va a casa in detti giorni, non corre pericolo di esser dimenticato, benchè in mezzo a famiglia piuttosto numerosa. Per lui, del facile distico rimerà a capello, don Peppinu, sempre con quel benedetto vinu ; mentre i vogliosi di apparire meglio informati delle occupazioni del festeggiato, cambieranno paragone anteponendo alla voce del liquido rubino o del meno apprezzato bianco, qualcosa di solido e astratto :


                                 'M mìenzu ssa casa c' è 'nu piatto 'è bon core,
                                 brìnnisi fazzu a don Perrinu 'u prufessore. 


I cucupi. -Il canto però, non si spande solo ; essendo accompagnato da un suono tutto caratteristico, che un improvvisato e facile strumento sprigiona. Basta possedere una marmitta, una boìte, un recipiebte qualsiasi vuoto, coperto da una pelle di tamburo bagnata di fresco e distesa e lagata intorno alla bocca, nel centro della quale stia ritta una cannuccia senza nodi, per estremità avvolta, anch'essa, nel mezzo della pelle cui sia non meno saldamente legata.
   Ora facendo andare su e giù la bacchetta con la destra umida di sputo e chiusa attorno a essa, e tenendo ben fermo sotto l'ascella sinistra il grottesco apparecchio, si ricava cupo come la sovrastante notte, monotono e burlesco, un suono.
   dall'aggettivo cupu o vuoto, una parola onomatopeica lo designa a Bocchigliero col nome di cupicupi, e in Campania con quello di putipù. Sul contrafforte dell'Arenzana, a Bocchigliero, cioè si adopera nelle sole feste natalizie o meglio, col calar delle tenebre della vigilia di capodanno; ricorrenza, tra le altre, più animata.
   Porta quel coso, il vantaggio della pronta costruzione e della nessuna spesa anche da parte dei bambini che, quanto a recipiente,se ne forniscono, asportando i bricchi alle cucine.
   Potrebbe servire la pastorale cornamusa; ma questa ha funzioni assegnate nelle ninne nanne e negli ozi degli idilli campestri;mentre per la ricorrenza chiassosa di cui è parola, un apparecchio grottesco prima a vedere, poi a sentire, è meglio indicato.
   Nell'oscurità del freddo solstizio, in serate le più adatte a racconti di millenaria canizie, altri dolci, altri spaventosi, con la fantasia piena di agurìalli, monachìelli e lupi mannari, col ricordo di magi misteriosi di più misteriose contrade, il cavernoso rumore ora più ora meno forte, ma sempre monotono e spezzato, quasi a burleschi singulti, e inteso appena una volta ogni tredici lune, con comitive egualmente annuali, e col canto a ritmo lento e melodico però, sostituisce senza rimpianti quanto di meglio non si sente e vede; sebbene, con le frotte più civili, comincia a essere scacciato da qualche violino, mandolino e chitarra francese in accompagnamento.
   La comitiva meglio ospitata.- Dopo cena giunge invece, qualche frotta che merita o pretende maggiori attenzioni. Le altre comitive furono contentate piuttosto in fretta; con l'ultima, si è più espansivi, giacchè con essa vorrà indugiare la famiglia, la quale, non avvezza a perder tempo utile di questa buona occasione, nell'ambito caldo e festante della civitas domestica, fuori della quale è l'orrido della notte lunga nella sua prima vigilia.
   Per questi amici o buontemponi di sesso esclusivamente maschile, si porta innanzi quanto di meglio si possiede; chè l'occasione, se si presta a gradire gli estranei, anche ai padroni offre di ostentare la propria agiatezza.
   Col buon cuore per gli altri, secondo il detto :
                                     Pe l 'amici jette la casa  ' n terra
                                    ( per gli amici getta a terra la casa, dilapida),
e il forte amor proprio, solleticato a ben figurare, vengono avanti le migliori ceste di frutta di alta collina che, nella giornata furon sottratte alla leggera protezione delle felci avvizzite e polverose dello stramatu (solaio) ; e poi, i dolci paesani di casa propria, tra cui quello a basa di miele d'uva, accennato nel penultimo articolo, e i torroni di larga e piatta scatola di Reggio e della Sicilia ; dopo avere,  però, dato esca all'arsura con le non meno riposte sopprassate, gareggianti in grossezza di lacrime col vicino granello bruno e forte del torrido tropico, il quale vi fu sparso abbondante e intero ;e serbando alle esplosioni di meraviglia e alle frequenti oscillazione dell'ugola il capeccùollu, (in Romagna detto coppa), che si ammucchia, in dischi rosati e carichi di intenso profumo ; e il massiccio prosciutto, infine, che la generosità ospitale presenta spesso omericamente intero per la consolazione di vederlo attaccato nella sua stessa base, e poi affondato nel vino ardente .
   Con le visite rare, la cordialità è in proporzione. Il galateo, quanto a visite nelle famiglie, è chiaro :
                                   Si vu' sedire duve sede issu,
                                  (se vuoi sedere dove siede lui)
                                   ' U ' nci jire allu spissu.
                                   (non andarci spesso)
   E la comitiva che questo sa ed à osservato nell'anno, per la letizia raggiante su tutti i volti, il grosso e chiassoso numero che meglio affranca ad ogni residuo di soggezione, e la stagione e l'ora tenenti bordone, non perde davvero tempo a rinfrancar gli spiriti con cibi e bevande prima, a non voler restare in cervello poi.
   A serata conclusa, infatti, diventano otri capaci ; rubicondi sguatteri che abbiano soffiato sul fuoco, secondo il motto che s'indirizza a una spugna di bevitore :
                                    Pari ca ha ' jujatu 'u fuocu!
                                    (sembra che tu abbia soffiato sul fuoco)
automi così 'ntorganati (empiti) e 'ntatarati (pieni di feccia) ; in possesso inalienabile di certe spatrunate (sbornie) che, per lo sbilancio delle some, li fan procedere verso le rispettive dimore, con la balbuzie scesa, diciamo così, dalla lingua  alle gambe in modo da scambiarli per un gruppo di torri pendenti.
   5.  Il pranzo e il tripudio della vigilia di Natale a sera.
Ultima delle tre, l'Epifania, la seconda festa intima della famiglia la quale, volentieri, vi associa i suoi schiavi e fidi compagni di presepe.
   E la festa, più che il giorno dell'apparizione del signore, cade la vigilia a sera, come per il Natale.
 Mentre nell' Italia settendrionale, la vigilia di Natale sguscia monotona e incolore come una qualsiasi serata d'inverno, in
                               "quel corno d 'Ausonia, che s' imborga
                                 Di Bari, di Gaeta e di Crotona,
                                 Da dove Tronto e Verde in mare sgorga",
è tutt' altro sentire.
   Senza sconfinar dalle prescrizioni della Chiesa, la sera della vigilia è solennissima per tripudio di cuori e per imbottimento dell' epa.
   A mezzodì si cenò, parcamente sulle once rituali; ma, sin dalla mattinata,e , con accellerata lena nel pomeriggio, si fu, più o meno tutti in faccende per le due ecatombidella tavola del ventiquattro a sera e del mezzo corso solare del dì seguente.
   Avvine ciò per maggiore simpatia alla vigilia, secucente più della festa, secondo il gusto leopardiano? O è abitudine di popolazioni già governate dalle tre effe borboniche, di cui la prima e seconda sono sigle di festa e farina?
   La spiegazione è ineve quest'altra, forse, che il culto intenso del focolare, più che mai, in occasioni tanto solenni, concilia gli animi ad un'esplosione d'intima gioia tra le sue tre volte sante pareti, rischiarate dalle alte lingue della buona e bella legna, cercata talora personalmente nel proprio bosco, e fatte liete dal supersite Lare, l'Agurìellu o Monachìellu, sul quale si solleva,  vincitore, Gesù, Lui pure bambino.
   La sera del ventiquattro, dunque, si mangia e si beve, come suol dirsi, a trippa strazzata, da lacerarne il ventricolo; e poi, si torna a mangiucchiare e a sorseggiare, giocando a tavola anche, provocando fragori di petardi e di fuciferre o cacafùochi (vecchi fucili) fino al suono dei sacri bronzi i quali, avvertono che, a mezza notte in punto, occorre lasciar digiuno il corpo a quanti, passeranno, poco dopo, al cibo della mistica mensa.
  6. E il tripudio e le leggende di quella dell' Epifania.
Similmente nell'Epifania, ore più belle, quella della sera innanzi, anche per il fatto che gli uomini, meno gravati da cure o frenati nel girovagare, restan coi propri in più lunga dimora, non soffrendo queste adunate le abituali assenze di nessun componente, proprio come la messa convertuale cui deve assistere tutta una comunità, ogni mattina.
   Bella e gentile la serata del 5 gennaio, per il senso di pietà che accosta più del consueto, i padroni alle proprie bestie, remunerative ogni giorno e buone : il bue col giro degli occhi pazienti e la forza dei muscoli, per esagerazione di bontà, portati fino alle corna; l'asinello adatto non sai se più alla soma del peso o a quello delle bastonate ; la gallina largitrice di attesi botticini di bianco e di rosso, in ricambio del pugno di granoturco gettatole in anticipo ; il cane infamato per un' ingordigia emula, se non minore, di quella dell'uomo, suo padrone, dal quale nemmeno i crampi per fame, riescono ad allontanare ; il gatto per l'attaccamento alla casa, anche se fraintende a crederla tutta sua. Buon diavoli tutti, tranne nella loro notte privilegiata di cui si avvantaggiano senza riserve ad essi nocive.
   Se l'avarizia altrui, anche in quella solenne ricorrenza, non tien conto dello scrupoloso servizio annuale prestato, con offerte di cibo scelto e abbondante, scioperano e diventano incendiari o spartachiani. Ripresa, magicamente la natura selvaggia di cui si spogliarono a tutto beneficio dell'uomo, sgroppano fin l'ultimo rimasuglio di domesticità, e, sollevati all'altezza degli umani nel dono di improvvisa chiara favella, - esiziale agli uomini ascoltare - concertano l'imminente morte dei tiranni.
   E perchè il gran diritto di quelle ore contate non scada, ne profittano per quello che di meglio san fare : un viaggio nelle selve per apprestare, pel mattino seguente, - a sterminio di tutta la famiglia - gli assi occorrenti dei quali si caricheranno in quella notte doppiamente nera.
   Sarà, intanto, per la schiena di tutti quella fatica? Si capiscono l'asino e il bue, nati a quei trasporti ; si posson comprendere anche i lanigeri animali minori i quali, se avvinti a due e a tre, come quelli dell'uccellato Polifemo, posson cavarsela per le assi leggiere dei bambini ; ma, come intendere, fuori del pollaio e della cucina, l'utilità dei piccoli compagni, del gallo, per esempio?
   Se pensiamo, però, a Tirteo che, pur minorato, valeva benel'oplite dorico più gagliardo, il dubbio s'acquieta.
   I padroni tirchi, al vaglio di tanto pericolo,piegano il capo accostandosi con colme misure e lieto volto,per accingersi dopo, alla più lieta fatica della propria nutrizione o satollamento che sia, non senza ricordarsi, negli allegri parlari, degli schiavi di casa.
   Come in agosto e in novembre scendono dal cielo piogge di stelle filanti, la sera del 5 gennaio sono i focolari caldi e affollati che mandano in senso inverso i guizzi delle sbrigliate fantasie, in quanto le famiglie ci tengono a lasciare nell'invisibile libro dei ricordi, la buona memoria dell'occasione fuggente.
   E' la sera dei piccini in particolare, a cui mpùnnanu u pane ( inzuppano il pane) volentieri anche gli adulti. Di solito è il più vecchio a esser creduto.
   Per venire alla conclusione che il bue e l'asinello fecero quanto mai opportuna compagnia al Re del mondo umiliato nel presepe, comincia col ricordare, a sua volta, l'avo il quale 
                                       ....nel parlar soleva inducere
                                       i tempi antichi, quando i buoi parlavano
                                       chè ' l Ciel più grande allor solea producere.
 E' la festa dei desideri inappagabili che, sotto la guida della speranza, dea necessaria, si vogliono vedere in un sogno ad occhi aperti. I corsi d'acqua i quali, accessibili a tutti, precipitano per inalterata vicenda, dai dirupati recessi alle ampie pianure, si spassano, le folle di sognare, una sera nell'anno, cangiati per opera d'incanto, nei liquidi necessari e costosi : l'olio, il latte, il vino, il miele :altrettanto dicasi delle vigne nel gran pavese di una seconda vendemmia, e del pane, per cui l'umanità ingaggia battaglie.
   Questo vitale nutrimento giornaliero, nella notte dei prodigi, lavorano le più affusolate e delicate mani di eteree fanciulle, lassù, sopra le nuvole a cumuli bianchi. Ma la località privilegiata è, per quella volta, anche in terra e così vicina, che, allontanandosi di qualche lega, con quel freddo cane, se ne può aspirare la fragranza e indovinare l'oro del colore e il suono della freschezza.
   Che più? I dami coraggiosi possono andare a intrecciar dolci nodi di durevole amore con quelle gentili creature.
   Si sogna oggi in Calabria e fuori; si sognò con eguale avidità decine e decine di secoli dietro. Il millantatore dei Turiopersi rappresentava comicamente la strordinaria fertilità della terra di Turii, grazie al Crati fluitante grossi pani che la corrente - oh! meraviglia! - impastava da sè ; e gli faceva pendant il Sibari, con rigurgitanti rivoli di seppie arrosto, acciughe, gamberi, fritti, umidi, salsicce : cuccagna fatta più vasta dall'etere generoso che lasciava cadere non solo intorno e non più lontano dai piedi, ma in bocca, arrosti e pan buffetto.
   O pane dalle millanta battaglie, che col vino riempite di voi le mense domestiche e sacerdotali, se veniste modicamente abbondanti per davvero e per tutti !
  






















25/12/11

Natale 2011

                                La redazione di Bocchigliero Oltre, augura un sereno e felice Natale.

15/12/11

L 'ACCIDIA 7° di Leonardo Mazza da Bocchigliero

Questo è l'ultimo dei vizi capitali di Leonardo Mazza, abbiamo voluto pubblicarli, per far conoscere a tanti, ma soprattutto ai bocchiglieresi questo personaggio straordinario che nel 1800 scriveva in questo modo.
Buona lettura.

 
   Accidia  

Ultimo a dir dei sette capitali
   Vizii, che in questo di miseria albergo
   Ancora infetta il cuore dei mortali,
Accidia è desso, a cui non forma usbergo
   Della solerzia la virtude attiva,
   Onde i corifei suoi nel fango immergo.
E' l 'alma di costor di vita priva,
   O quale pianta a vegetar sol nata,
   All 'impulso del senso si ravviva.
E' un alma accidiosa al mal niegata,
   Ed è per fare il ben 'ella incapace,
   Onde nell 'ozio vive abbandonata.
Sia che si freme in guerra, o gode in pace
   Poco sen cale, dall 'accidia infetto,
   Spirito codardo a nulla far capace ;
Della virtù non sent 'egli l 'affetto,
   Nè il vizio abborre ancora, onde un macigno,
   Di vita privo, rassomiglia il petto.
Drizza lo sguardo, ahimè ! con viso arcigno
   Verso gli onesti a fare il bene intenti,
   Ed i codardi poi guarda benigno.
Sempre nell 'ozio scorrono i momenti
   Di queste accidiose alme codarde
   Prive di duol di speme, e di contenti
D 'accidioso in petto amor non arde
   Di gloria onesta, che fa l 'uomo ardito,
   E spinge alla virtù l 'alme infingarde.
A lui nel nulla immerso ed avvilito,
   " Di te memoria non avrò giammai ! "
   Scrive la Fama coll 'eterno dito:
S 'eclisseranno della vita i rai,
   E su la tomba tenebrosa e muta
   Il disprezzo e l 'oblio da tutti avrai.
Accidia ogni voler dell 'uomo attuta,
   E a lui toglindo il cuore, e la ragione,
   In insensata pianta lo trasmuta.
Ei privo e di pensiero, d' azione
   Vive qual bruto a vegetar sol nato,
   E all 'ombra d 'ignoranza andar carpone,
Vedi quel Prence, che sul trono aurato
   Altier seduto, sonnacchioso il freno
   Del suo governo ai confidenti ha dato?
Ed ei di un ozio vergognoso in seno
   Vive, qual uom, cui nulla cura preme,
   Onde il tempo per lui scorrer sereno?
In lui germoglia dell 'accidia il seme;
   Sicchè dall 'ozio vinto, e non curanza
   Egli a sè stesso è di gran peso, e geme.
Spesso di accidia senton la possanza
   Pigri Ministri e sordi Magistrati
   Grandi soltanto in ostentar baldanza.
Ecco li veggio sul Divan sdraiati
   Fumar di Avana i sigari odorosi,
   E degli oppressi non curare i piati.
E dall 'accidia fatti sonnacchiosi
   Molti Prelati veggio, e sacerdoti,
   Soltanto in arricchir fatti bramosi :
Della pigrizia fatti, ahimè ! devoti
   Lascian di Dio l 'altare in abbandono,
   E volgon sempre al Nulla i loro voti.
Da questo vizio ancora infetti sono
   Dei Frati immersi in odorosa broda,
   Di popolar pietà funesto dono !
Chi mai di questi la infingarda loda
   Vita, che inutil scorre in questa terra
   Ed all 'infamia poscia si rannoda?
V 'ha chi dall 'ozio vinto si rinserra
   Nei sacri chiostri onde menar la vita
   Luingi dal mondo, e con sè stesso in guerra.
Sicchè una ciurma inutile stordita,
   Veggiam di frati ed eremiti e suore,
   Solo nell 'ozio immersa ed avvilita .
Questi codardi, che non hanno cuore,
   Hanno obliato, che il figliuol di Dio
   Facendo il bene in su la croce muore.
Chi per oprar non sente in cuor desio,
   E volge intorono timorso il guardo,
   Degno è soltanto dell 'etern 'oblio
 V 'è chi si avanza poi con passo tardo
   Nell 'angusto sentier della virtude:
   Ove non giunge mai cuore infingardo.
E con l 'ipocrisia il volgo illude
   Quando lo vede fare il collo torto,
   Falso segnal di chi pietà non chiude.
Quell 'avvocato, che nell 'ozio assorto,
   Lasciando i libri polverosi e muti,
   Nella pigrizia trova il suo conforto,
Vede i clienti suoi mesti abbattuti
   Piatire invano, e dimandar difesa,
   Quando i lor dritti veggono perduti ;
Figlio di accidia è desso, al quale pesa
   Leggere i fogli dell 'umano dritto,
   Del  jus delle genti, o della Chiesa.
Ond 'ei di Modestin sprezza lo scritto
   Di Paolo, di Pomponio, egli non cura,
   E il Codice osservar tiene a delitto ;
Sicchè del suo cliente la sventura
   Poco gli preme, e tristo l 'abbandona
   Gemente in fondo di prigione oscura,
E l 'ignorante popolo canzona
   Quel verboso dottor di medicina
   Che il tutto sprezza e vive alla carlona .
Onesto adorator di Libitina
   Vende sue ciarle a stupida plebaglia
   Nei trivii, e nei quadrivii ogni mattina .
A Galieno, o Ippocrate si agguaglia,
   E disprezzando i suoi colleghi ei tenta
   Far che la fama sua nel Cielo saglia
Vana lusinga !Non chi gloria ostenta,
   E' degno della gloria, e non è dotto
   Chi solo al volgo il suo saper comenta .
Solo nell 'ozio viv 'egli corrotto,
   E disdegnando i libri, a tutti mostra
   Esser da impuro vizio il cor sedotto .
Quindi, ( sventura della stirpe nostra ! )
   Ognun d 'innanzi a bestia petulante,
   Onde farsi scannar la fronte prostra .
Un farmacista pigro ed arrogante
   E' un braccio del dottor, onde con esso
   Mandare all 'Orco il popolo ignorante .
Dalla pigrizi 'ancor veggiam 'oppresso
   Quell 'indolente stupido notaio,
   Inutile pel mondo, e per sè stesso.
Arruginito ei tiene il calamaio,
   E non facendo un istrumento all 'anno,
   Solo dell 'ozio egli è maestro ed aio.
Lungo le vie girovagando vanno
   Quegl 'insensati giovani studenti,
   Cui son di peso i libri, eppur di affanno.
Spensierati li veggio, ed insolenti
   Fare la corte alle bellezze infide
   Di giovinette scaltre, seducenti.
Ognun di questi del maestro ride,
   Sprezza lo studio come inutil cosa ;
   E leggi e medicina egli deride.
Nell 'ozio egli soltanto si riposa,
   E caccia, fumo e donne da bordello
   Sono i pensieri dell 'alma accidiosa,
Ahi serva Italia di dolore ostello !
   Vedi, l 'accidia i figli tuoi consuma,
   E invan li desti a glorioso appello !
Dove ne andàro i tempi del Re Numa !
   Dei Fabii, dei Camilli, e Scipioni?
   Disprezzator della tedesca bruma?
Dove gli Ortenzii, i Giulii, Ciceroni?
   I Ludovici ; e Pellici, gli Alfieri?
   Dove i Parini, i Danti, e i Goldoni?
Son già mutati i tempi, ed i pensieri !
   Inerzia è sol di noi crudo martìro :
   E il genio è spento degli Eroi primieri.
Non più di gloria in cor sentiam desiro ;
   Solo viviam di grandi ricordanze,
   Guardando i tempi, che per noi spariro.
Oh d 'alme vili stupide jattanza !
   Chè giova ricordar merti degli avi,
   Se i nostri merti son cieche ingoranze?
I nostri artisti ancor son fatt 'ignavi,
   Onde li veggio inerti, e vagabondi
   Volgere al Nulla gl 'intelletti pravi :
E di fanciulle i lupanari immondi
   Pieni veggiam, per far turpe mercato
   Dell 'onestà con att 'inverecondi.
Che più dirò? Dall 'ozio ogni peccato !
   Perciò quegli, che a lui la fronte abbassa
   Porta d 'infamie il cor sempre macchiato :
Onde di lui diciam : Guardalo e passa !

08/12/11

Lettera aperta a Gesù Bambino ........tanti anni fà


Caro Gesù Bambino, millenovecentosettantasei anni or sono, nello scendere per la prima volta sulla terra, hai portato un messaggio "Gloria nel più alto dei Cieli e pace agli uomini di buona volontà".
Sei voluto nascere in una grotta, forse per far capire agli uomini che la migliore delle virtù è la modestia, ormai anacronistica nel contesto del vivere umano, così come l'onestà, la giustizia, la legalità, la coscienza, la bontà, relegata nell'angolo più polveroso dei ricordi del passato.
Ma perchè non mandi la Stella che ha guidato i Re Magi alla Grotta della umiltà, ad illuminare le menti di quanti, seguendo la scia del guadagno per il guadagno e del facile arricchimento, hanno  perduto la strada della Grotta e imboccata quella del danaro.
E non dirmi che quella stella ha perduto la sua luce per i troppi anni che sono passati, perchè per uscire dal buio in cui viviamo, ne basta una che dia luce quanto una candela.
Così che, i presidenti vedano che sono troppe le corone ed i telegrammi inoltrati alle famiglie di chi con troppa facilità cade. Così che, i politici, i sindacalisti, i governanti, i responsabili della cosa pubblica, riescano a vedere il caos che hanno creato, le storture che ci circondano, l'abulia che regna padrona in ogni angolo del nostro Paese, il lassismo, il permissivismo, la prepotenza in ogni ceto ed in ogni classe, che sono divendati l'abito mentale dei più, un punto di merito, la punta di diamante per essere Qualcuno.
Così che, chi vuole sanare, o finge di farlo, l'economia dello Stato veda che è impossibile farlo col solo sacrificio delle classi meno abbienti, mentre nulla si chiede, o quasi, a chi ha.
Ricordando, evidentemente, il Padula il quale diceva:" Chi ha,è,e chi non ha, non è".
E dimenticano che non è stato il popolo minuto a rosicchiare lo Stivale, con preferenza per il Piede, perchè nudo ed indifeso da quando, per convenienza è stato attaccato allo Stivale.
Così che, questo vivaio di braccia e di voti a poco prezzo, che è il Sud, veda il tradimento continuo che si stà perpetranto sulla sua pelle da oltre un secolo e a tutti i governi che si sono succeduti, fino a questo attuale.
Così che veda ancora questa generosa gente di Calabria, che a più viene negata la bellezza delle loro montagne, dei loro laghi limpidi, dei loro mari azzurri, per andare fuori a cercare lavoro, umiliazioni e nostalgia, come se nella loro terra non ci fosse spazio sufficiente per costruire posti di lavoro e le possibilità naturali per esportare i manufatti,ma solo quello per costruire centrali elettriche la cui energia come le braccia, serve ad altri; o come se non fosse stata questa, "terra urbertosa", la patria maggiore dei greci: La Magna Grecia.
Così che, gli Uomini di Buona Volontà a cui va il mio saluto ed il mio augurio sincero, possano vedere chiaramente e sicura la strada da percorrere per arrivare al Faro della Grotta, e da questa continuare il cammino intrapreso.
                               Emilio Benincasa
Questo è un pezzo di un giornale che veniva pubblicato a Cosenza e impaginato a Bocchigliero e si chiamava  "L'informatore Calabrese". Ci è sembrato ancora attuale, e presto pubblicherermo altri pezzi altrettanto attuali. Questo è tratto da: Anno II N°1 Gennaio 1977.