23/10/11

L' AVARIZIA 2°

            
     Questo è il secondo dei vizi capitali di Leonardo Mazza, visto l'interesse suscitato, continuiamo a pubblicare per portare a conoscenza di tanti, questi capolavori, ancora grazie alla mia compagna,Mariella, che ha ricopiato il testo...con tanta pazienza.......     buona lettura.

   L'AVARIZIA   

Qual coccodrillo ingordo, il quale infetta
   Con l'alito pestifero le sponde
   Del Nilo egizio, e la sua preda aspetta,
Su cui non sazia le sue sanne immonde;
   E dopo aver succhiato il sangue tutto
   Piange sovr' essa ; e ancor più sitibonde
Volge altrove le brame, e morte e lutto
   Lascia nei luoghi, ove le tracce imprime
   Del suo funest' orror, mostrossi brutto :
Tale un mostro è quaggiù, che molti opprime
   Degli uomini, cui giunge il suo fatale
   Alito, e i moti d'onestà reprime..
E' l'avarizia ingorda ! orribil male
   Che tutto infetta dei viventi il core,
   Ed obbliar gli fa di esser mortali.
Vedi colà quell'uom con quanto ardore
   Suda,  e fatica, onde acquistar tesoro
   E bearsi del suo falso splendore?
E' desso un vile avaro, a cui martoro
   Son le ricchezze sue, forse acquistate
   Della virtù con onta, e con disdoro.
V' ha chi di sangue uman forse bagnate
   Porta le mani, onde acquistar ricchezze
   Anco all' orrore dei delitti amate.
Chi d' impudico amore alle carezze
   Cede, e non cura onor, onde acquistare
   Beni, di cui son vane le dolcezze
V' ha chi si mette in pubblico a rubare
   O con la forza, o con gl' inganni, e veggio
   Dell' indigente il sangue, ahimè ! succhiare.
Mille furfanti a lui fanno corteggio,
   E ovunque passa, lascia la ruina
   Di sui delitti, d' ingiustizie, e peggio.
V' ha chi ricuopre sordita rapina
   Col nero vel di farsa ipocrisia,
   Onde ingannare la bontà divina.
Il veggio frequentar l' Eucarestia,
   E nei Delùbri andar da mane a sera
   Cantando e paternostri, e avemaria ;
Con torto il collo, ed umile la ciera,
   Il veggio andar mostrando una pietade,
   Che non so dir se sia fallace, o vera :
E' desso un sozzo avaro, il qual bontade
   Affetta, e con parole, e nello esterno ;
   Ma orribil chiude in sen malignitade.
Se di questi nel cor guardo, e discerno,
   Veggio, che di umiltà sotto lo aspetto
   Si nascondono,  ahimè ! furie d' inferno,
Sol dominate dal possente affetto
   Dell' avarizia, che le fa crudeli
   Contro sè stesse, lacerando il petto.
Ed imitando ancor degl' infedeli
   Ebrei l' oprato, fanno che l' usura
   Sotto aspetto del ben ella si celi.
Vedi colui che affetta di aver cura
   Degl' indigenti, e sollevarli mostra
   Nella miseria opur nella sventura?
Egli è l' obrobrio della stirpe nostra !
   E' desso un usuraio, un crudo avaro,
   Che innanzi all' oro le ginocchia prostra.
Ei presta i suoi favori a prezzo caro
   E il dar per cento il cento, e peggio ancora,
   Alla coscienza sua non è discaro.
E' l' avarizia un verme, che martora
   Il cuor di quei, che credono, ignoranti !
   Eterna esser quaggiù la lor dimora :
Onde li vedi or vili, or petulanti
   Andar sempre cercand' oro ed argento,
   E farne i loro Numi, e i loro Santi.
Nello splendor dell' oro hanno il contento,
   E ritenendol chiuso entro lo scrigno,
   Vivono in grembo a vergognoso stento.
Con abito sudicio, e viso arcigno,
   Li veggio camminar lungo la via ;
   Nè ad essi volge un uom guardo benigno.
Maledetta da Dio vile genia !
   Sei di te stessa capital nemica,
   E meni vita vergognosa , e ria !
Con fronte baldanzosa ed impudica
   Vanti ricchezze , in acquistar le quali
   Tu la colpa soltanto avesti amica !
Vane lusinghe ! Ormai siete mortali,
   E le ricchezze ancor con voi morranno,
   Tristi avari cagion dei vostri mali !
Veggio di quelli ancor, che in alto stanno
   Dall' avarizia infetti andar frugando
   Gli scrigni altrui con ansia, e con affanno ;
E alla giustizia ormai donando il bando .
   Vendon le leggi al ricco baldanzoso
   Con sacrilegio, ahimè ! troppo nefando .
Vi sono anco di quei, che vergognoso
   Traffico fanno delle cose sante,
   Offrendolo a quel ricco burbanzoso :
Onde un malvaggio vedi, ed un furfante
   Nel tempio del Signor, già profanato,
   Lasciar le tracce delle infami piante .
E far delle coscienze altrui mercato,
   Offrendo agl' ignoranti a larga mano
   Cose, che il darle, a Dio è riservato .
Meglio se taccio ; chè il dolermi è vano ;
   Quando avarizia insuperbita, e forte
   In ogni luogo ha posto il piè profano .
Ecco albergar la veggo entro la Corte,
   E dal superb' ostello alla capanna,
   Spander la peste sua peggio che morte .
La veggio in sagrestia sedere a scranna,
   Leggi dettare a frati e sacerdoti,
   Ognun dei quali ad acquistar si affanna .
E sol dell' oro, ahimè ! fatti devoti,
   Pensano sempre ad arricchir l' altare
   Con pingui ereditadi, ed altre doti .
Questi, perchè non vogliono imitare
   La povertà di un Dio, maestro e duce,
   Che volle a tutti l' umiltà mostrare ?
Perchè li abbaglia più la falsa luce
   Dell' oro, e dell' argento, e non la face
   Che su l' altar di Dio chiara riluce .
Ch' è l' avarizia un mal seppe l' audace
   Perseo di Pidna sotto la muraglia,
   Dopo che a Genzio disturbò la pace .
Sergio, Caton, Lucullo, e la ciurmaglia
   Degli altri avari sordida e meschina
   Seppero quanto l' avarizia vaglia :
E il seppe quel dottor di medicina,
   Che per empir la borsa di danari,
   Di un Parroco sposò la concubina .
Sappiate ormai, che a Dio soltanti cari
   Son gl' indigenti, a cui largisce il bene,
   E i ricchi annega in agitati mari,
Ove dei lor delitti hanno le pene .

21/10/11

Politica e follia...Uomo e follia



Abbiamo voluto porre il problema dei pscofarmaci, per cercare una nesso tra politica e follia, tra benessere e follia, tra potere e follia, tra sentimento e follia, e ancora tra il tempo e il vivere. Abbiamo attentamente analizzato questi campi scandagliando tutto, o quasi, e la risposta è stata:" Esite il nesso tra alterazioni pischiche e mutamenti...... economici, sentimentali e chi più ne ha più ne metta, stà di fatto che quando avviene un mutamento.... può cambira tanto.. forse tutto. Noi abbiamo preso in esame cosa può comportare avere il potere, ad esempio, ebbene tanto,forse non si conoscono alcuni meccanismi di mercato, che non guardano il sentimento umano, forse si dovrebbe porre fine a tutto ciò. C'è la necessità di mutare questo modo di essere, anzi è indispensabile che il genere umano valuti attentamente le conseguenze di alcune azioni che potrebbero, irrimediabilmente, essere compromesse e ognuno di noi divenire un semplice numero... meditate gente.... meditate.!               Che cos'è la follia?

Credo che esistano due concetti nettamente distinti dì follia.
Uno è orientato alla società, l'altro lo definirei orientato all'individuo.
Nel concetto di follia legato alla società, specie nelle letterature moderne,il matto è colui che è più cosciente delle convenzioni e dell’assurdità della vita borghese (Pirandello "Uno,nessuno e centomila"). Quindi,nel concetto dì salute psichica orientata alla società, l'uomo è sano quando è all’altezza dei compiti che la società gli assegna, ovvero quando funziona in modo conforme ai bisogni di una data società.
Il concetto umanistico, invece, sì distingue nettamente da quello orientato alla società. Non è il funzionamento conforme ad una data società a determinare che cosa sia la malattia o la salute psichica,ma criteri insiti nell'uomo stesso. Esiste infatti il concetto di follia spesso utilizzato in psichiatria:la follia consiste nella presenza di malattia psichica. Di conseguenza,possiamo parlare di individuo relativamente sano,se non c’è nessuna nevrosi,psicosi o sintomo psicosomatico, e se su un piano socialmente rilevante non ci sono alcolismo, omicidi e disperazione
                                                                                                                                                                Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di cio che è glorioso, se tutto cio che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale. (Edgar Allan Poe)



16/10/11

Mutamento... e Oltre


Quando il tempo è finito, avviene un cambiameno piccolo o grande. Le stagioni sono un naturale mutamento dei cicli terreni, l'autunno porta con se un mutamento lento e inesorabile, inarrestabile che riesce a modificare quasi totalmente il panorama naturale, e con esso muta anche lo stato d'animo dell'uomo. Latente, mai certa subentra una forma di depressione, che porta a chiudersi per non avere contatti con nessuno, per non continuare a vivere, l'anzia prende il sopravvento bloccandoti dove ti trovi con un nodo alla gola, che ti rende impotente nell'affrontare i gesti quotidiani, che ti fa sentire inutile, ti fa sentire incapace e senza volerno entri in un tunnel che non ti permette di vedere la luce, la via d'uscita, ti dibbatti tra rovi, tra sterpi, tra spine e non riesci a capire come fare,... cosa fare, il tempo scorre lento,... quasi a volerti condannare al tuo dolore, rallentare vuol dire allungare il tempo della sofferenza. Queste alcuni sintomi di chi ha conosciuto o vive la depressione, il bipolarismo e tutte le patologie inerenti la pischiatria moderna. L'Italia è, tra i paesi industrializzati e oggi poveri, tra  i maggiori consumatori di piscofarrmaci, che il più delle volte sono prescritti senza una vera diagnosi, fatta da pseudo professionisti che non conoscono la materia. I psicofarmaci devono esssere prescritti da chi conosce la materia, ed è in grado di fare una diagnosi vera, reale e non superficiale e soprattutto non sottovalutare alcuni sintomi ritenuti marginali...... Attenzione, attenzione.... l'allarme è lanciato da autorevoli professionisti, i quali ritengono l'abuso un danno enorme, sia per i pazienti che per la collettività, e non si possono somministrare cure che danneggiano, irrimediabilmente, la mente umana. Tutto questo nasce unicamente dal desiderio di chiarire che, senza conoscenza della materia non si può e non si deve essere superficiali.... E' solo un allarme che va dato a quanti vivono, o hanno vissuto, il dramma del malessere dei tempi moderni, ma non solo, la condizione di impotenza e di insesibilità d'animo, di chi vive queste patologie, collegate tutte da un solo e unico denominatore; la sensisilità e l'amore.

11/10/11

News Politica.... e Oltre

Lettera alle Istituzioni locali di Bocchigliero (cs)


Luigi Zuppardi  http://luciecolori-ginozup.blogspot.com/
Caro Comune, ti scrivo per chiederti alcune cose che riteniamo importanti, molti cittadini sono interessati alle tue risposte.
Alcuni giorni addietro chiacchierando tra amici e utilizzando il collegamento pubblico, o comune, grazie ancora per l'iniziativa che non ci stancheremo mai di lodare, siamo andati a vedere alcuni bandi per la richiesta di adeguamento per le persone disabili, o che hanno bisogno di abbattere le barriere architettoniche, è una legge Regionale, dove si fà obbligo ai comuni di informare tutti i cittadini con incontri, dibattiti e pubbliche assemblee!!, questo perchè non è stato fatto??
Ma questo non ci basta vorremo sapere come mai solo due cittadini di Bocchigliero hanno fatto domanda???
E' questo il modo di amministrare la cosa pubblica????
Ma noi, vorremmo risposte anche dall'opposizione che, tardivamente ha sollevato il problema, e comunque vorremmo conoscere l'iniziative che intende assumere per tale atto, che a noi sembra molto grave, per una serie di cose che non stiamo qui ad elencare, ma la dignità è al primo posto e quella caro comune ed egregia opposizione và assolutamente rispettata.


   Alcuni cittadini di Bocchigliero                                                                                   
                                                                                                          
                                                                                                         


                                                                          

09/10/11

Domenica.. con il Papa


Il Papa oggi, 9 ottobre 2011, è in Calabria, ha celebrato la messa a Lametia Terme e nel pomeriggio si recherà alla certosa di Serra San Bruno, http://www.certosini.org/  tra le certose più belle che abbiamo in Italia. Il Papa ha parlato di radici cristiane e di valori che devono essere rivitalizzati attraverso i giovani, tutti hanno chiesto al Papa di pregare per questa terra martoriata dalla 'Ndrangheta, dalle connivenze con la politica e dalla cultura mafiosa. Noi non possiamo che condivirere e rilanciare con forza queste cose, aggiungendo che le coscenze devono avere un nuovo modo di vedere il futuro di questa terra, madre e matrigna, dolce e violenta, dove lo stato per troppo tempo è stato completamente assente.... svegliatevi e ricostruiamo le coscenze delle nuove generazioni che sono il nostro futuro.








07/10/11

Estate.....

L'estate stà finendo, finalmente diranno in tanti, in effetti le temperature si abbasseranno e ci saranno forti venti provenienti da nord. Ma le stagioni portano con loro anche i cambiamenti pisco fisici in tutti gli esseri viventi. Auguriamo a tutti voi cambiamenti positivi che possano donarvi la felicità che desiderate.. e Oltre.

Delucidando.... e Oltre



Veduta di Bocchigliero(cs)
 Emendamenti, no grazie! È questo quello che abbiamo concluso dopo una lunga e tormentata discussione. Non si tratta, sia chiaro, di una posizione di mero principio per distinguersi nell’ambito di una protesta, quanto piuttosto di una sofferta ma ragionata decisione. Per comprendere quanto sia costato pervenire ad una posizione simile, si deve chiarire fin da subito che gli emendamenti riguardanti il comma 29 e proposti da vari esponenti politici in altre situazioni sarebbero stati opportunamente appoggiati, anche se in realtà un distinguo va fatto.
Il primo gruppo di sei emendamenti di modifica del comma 29 della legge di riforma delle intercettazioni, va nel senso di limitare l'applicabilità della rettifica ai soli giornali online, e tale intendimento è sicuramente legittimo. Se la rettifica è istituto rivolto ai giornali cartacei non si vede per quale motivo non possa essere invocata per i corrispondenti siti online.
Uno degli emendamenti (il 950, di Cassinelli, Palmieri, Scandroglio, Barbareschi) si inserisce in una prospettiva completamente divergente rispetto agli altri, rendendo anche incomprensibile il raggruppamento con i primi sei, come se avessero tutti la stessa ratio. L'emendamento 950, infatti, a differenza degli altri non distingue affatto tra informazione professionale e non professionale: invoca la rettifica per tutti i “siti informatici” anche non costituenti giornali online, addirittura sostituendo siti informatici con “contenuti diffusi sulla rete internet”, così realizzando una potenziale estensione a tutto ciò che viene immesso in rete. L'unica concessione è data dall'allungamento dei tempi della rettifica, due giorni giornali online, mentre per tutti gli altri contenuti digitali viene portato a 10 giorni.
Il problema del comma 29 non è dato tanto dai tempi della rettifica, quanto piuttosto dall’indebita e burocratica parificazione (anche se parziale) tra stampa in rete, laddove tale parificazione è stata a più riprese disconosciuta dalla Suprema Corte di Cassazione (ad es. sentenza 10535 del 2008 e 35511 del 2010). Chiarito ciò, va rilevato che la semplice proposizione di sei emendamenti tendenti a limitare l'applicabilità del comma 29 ai soli giornali online di per sé già contraddice una eventuale interpretazione sistematica del suddetto comma. Infatti, si è pur detto che la particolare collocazione della norma, la quale di fatto va a modificare un articolo della legge sulla stampa, sarebbe argomento sufficiente per limitarne l'applicabilità ai giornali online. Ma se così fosse non avrebbe alcun senso l’affannarsi di alcuni politici nel modificare quella norma al fine di limitarne la portata nel senso che già sarebbe ricavabile dà un'interpretazione sistematica della stessa.
A riguardo va detto che la prima versione del comma 29 recitava “siti informatici” e basta, e proprio come per impedire una possibile interpretazione sistematica, lo scorso anno la Camera modificò la norma aggiungendo l'inciso “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. Se nella categoria siti informatici sono compresi anche i giornali online, appare evidente che tale categoria deve essere più ampia, comprendendo anche qualcosa di più rispetto ai soli giornali online.
Ci permettiamo infine un'ultima osservazione. Qui nessuno ha intenzione di fare del catastrofismo giudiziario, del resto abbiamo cercato di evitare il più possibile, a parte i titoli che devono essere necessariamente sintetici, l’indicazione di “ammazza blog”, come pure è ormai comunemente conosciuto il comma 29. È ovvio che il comma 29 non ammazzerà la rete, però è importante capire bene quali sono (o potrebbero essere) i risvolti pratici in particolare l'imposizione sul nostro blog personale dell'opinione altrui, anche palesemente falsa, in assenza di qualsivoglia illecito da parte nostra, solo perché il soggetto citato nel nostro articolo ritiene a suo insindacabile giudizio di essere stato leso nella sua reputazione.
A tale proposito risulta illuminante una pronuncia della Pretura di Milano del 26/5/86: “L’istituto della rettifica disciplinato dall’art. 42 legge 416/1981 (NB. norma che modificò l’art. 8 della legge sulla stampa) riconosce, a chi soggettivamente si ritenga leso da un’informazione non rispondente a realtà, il diritto ad ottenere la pubblicazione della “propria verità”, garantendo così una dialettica nell’ambito del sistema di informazione; è pertanto superfluo il vaglio dell’esattezza della notizia originaria”. E con la sentenza n. 10690 del 24 aprile 2008, la Suprema Corte ha precisato che “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato... alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica…”. Stiamo parlando di un istituto che ha la sua ragione di essere nella disparità tra un giornale oppure un telegiornale e il singolo privato cittadino, disparità che non esiste affatto tra, ad esempio, un politico che pretende la rettifica dal blog di un singolo privato cittadino!
Si tratta, quindi, dell'ennesimo tentativo di privatizzazione della tutela di interessi personali con ovvia possibilità di abusi e strumentalizzazioni. Allo stato, ovviamente, non è dato sapere quante saranno le richieste di rettifica, dopo l'approvazione di questa norma, ma conviene porsi fin da adesso una domanda: voi che avete un blog, voi che fate informazione in rete, anche, anzi soprattutto se non siete giornalisti, se qualcuno vi chiedesse di rettificare un articolo vero e documentato, con una rettifica basata solo su dati palesemente falsi, rischiereste per questo una multa fino a 12.500 euro?
Perciò, nonostante la bontà degli emendamenti sopra ricordati, i quali in altre circostanze sarebbero stati appoggiati senza alcun ripensamento, la nostra posizione in merito non può che essere quella di rifiutare categoricamente una qualsiasi modifica al famigerato comma 29.
Non dobbiamo, infatti, perdere di vista il quadro generale focalizzandoci solo su quello che, pur importante, è solo un particolare, laddove il quadro generale è dato dalla legge di riforma delle intercettazioni. Anche semplicemente discutere di una modifica del comma 29 vuol dire premettere l'accettazione dell'approvazione della legge di riforma che introdurrà pesanti limitazione non solo all'attività di indagine della magistratura ma anche a quella di informazione dei giornalisti.
Che senso avrebbe difendere la libertà di manifestazione del pensiero del cittadino in rete, modificando il comma 29 in modo da consentire il dialogo e la possibilità di espressione della propria opinione in merito agli avvenimenti politici del giorno, quando di quegli avvenimenti non si potrà sapere praticamente quasi nulla? Come si può seriamente ritenere libero un cittadino di partecipare alla vita politica se di quella vita politica ne avrà una conoscenza soltanto parziale? Come si potrà esercitare la sovranità popolare, se il popolo non sarà correttamente informato delle vicende che toccano la sua classe politica?
E non sembri eccessivo un richiamo alla sovranità popolare, in quanto è la stessa Suprema Corte che con la sentenza n. 16236 del 9 luglio 2010, afferma: “intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente ‘sovrano’ in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico”.
In conclusione, la priorità non è correggere il comma 29 bensì contrastare, e con forza, il disegno di legge di riforma delle intercettazioni. Una proposta di legge che addirittura si porrebbe in contrasto con le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la quale ha più volte ribadito (sentenza del 7 giugno 2007, ricorso n. 1914/02, affare Dupuis) che l’importanza a fini pubblici di una vicenda rende del tutto legittima la pubblicazione anche di notizie coperte dal segreto, sancendo la prevalenza della libertà di stampa sul diritto alla privacy delle persone note come i politici e gli uomini di Stato.
Ecco perché, a seguito di una profonda, sofferta ma ragionata discussione, siamo convinti di dover dire no agli emendamenti del comma 29. Emendamenti no grazie, ma soprattutto bavaglio no grazie!
Bruno Saetta

@valigia blu - riproduzione consigliata

Articolo tratto da :    http://www.valigiablu.it/
















02/10/11

La Superbia I°vizio capitale...di Leonardo Mazza

Questo è il primo dei vizi capitali, inizieremo da questo per arrivare a pubblicare tutti i 7 vizi capitali scritti da Leonardo Mazza da Bocchigliero.
Tanti ci chiedono notizie su questo paesano, noi ci stiamo provando.. intanto gustatevi come scriveva questo bocchiglierese.


                     

La Superbia
La Superbia

Qual uragano, che dai monti altieri
   Cala fremendo, e nelle valli amene
   Lascia di sue ruine orme, e sentieri;
Qual'onda, che mugghiando altra sen viene
   Accavallata su i cerulei campi
   Scuotendo i fianchi delle rauche arene,
Qual notte oscura, a cui funesti lampi
   Squarciando il seno, e nel notturn'orrore
   Sembra che il mondo abbandonato avvampi;
Tale fra noi quaggiù scese un errore,
   Nato nel cielo, ed alla stirpe umana
   Cagion di pianto immenso, e di dolore;
E la superbia! Di satan la vana
   Cieca lusinga di uguagliarsi a Dio,
   Che in sè si ride di una mente insana.
Ove innalzi,Lucifero, il desio?
   Di farti un Nume? Oìbò! Vana è l'impresa,
   Se del mare maggior vuol fars' il rio.
Empio! Punisce l'inaudita offesa,
   Il Ciel, che abbatte la ribella schiera,
  Che nel fuoco infernal giace prostesa.
Dimmi, Adamo, dov'è la tua primiera
   Santa virtù, che ti facea dal Cielo
   Scende l'angel di Dio da mane a sera?
Più non sei giusto: e di ria colpa il velo
   Adombra l'alma tua, onde avvilito
   Andrai ramingo, esposto al caldo, al gelo;
Anche al soglio di Dio volgesti ardito
   L'avido sguardo; e nell'ardir tuo cieco
   Non conoscesti ch'ei tropp'alto è sito?
L'Eden lasciasti, in solitario speco
   Ad abitar ne andasti; e nell'esiglio
   La Morte, il Pianto, il Duol vennero teco;
Perchè della superbia il duro artiglio
   Carpì del core tuo le voglie impure
   Onde impudente al Ciel volgest'il ciglio:
E del Nume spezzando le fatture,
   Che a te d'intorno quai zelanti ancelle
   Somministravan le modeste cure.
Al tuo Signor ti fèsti,ahimè!ribelle,
   E della Terra nn curando il Trono,
   Far ti volevi un di' Re delle stelle.
Vana lusinga!Le creature sono
   Atomi vili,che disperde un solo
   Girar di ciglio dell'eterno Buono.
Quelli che vuo!troppo innalzarsi al volo
   D'Icaro imi'tà i mal sicuri vanni,
   E vien dall'alto a rotolar nel suolo.
Quegli che vedi sui gemmati scanni,
   Superbo assiso,del Signor la mano
   Nella miseria immerge,e negli affanni:
E l'infelice si dibatte invano;
   Chè i vili esalta,e i potenti abbatte,
   Del tutto il Re col suo poter sovrano.
Quei,che l'aspro sentier di gloria batte,
   E fra i disagii di una vita onesta
   Ama virtude,e il vizio sol combatte,
Nol vedi burbanzoso alzar la testa,
   Ned insultare il debole che geme
   Sotto capanna ruvida,e modesta:
Umil cammina;nè il dispregio teme
   Di un qualche vil;nè la calugna infame
   Con l'alito pestifero lo preme.
Quegli,al contraio,che le ingorde brame
   Volge ad onor da lui unqua mertati,
   Superbo incede fra le genti grame,
Tutti i buoni son già da lui sprezzati:
   Ed ei;perchè si vede in qualche posto,
   Vuol tutti ai piedi veder prostrati.
Ei vile!tenda d'innalzarsi a costo
   Della virtude,e dell'altrui fortuna,
   Chè un cuor malvagio a dentro il sen nascosto.
Quale sentina in cui tutta si aduna
   La impura feccia di orrida sozzura,
   E' dei superbi il cor, che in se raguna
D' infami vizii orribile lordura,
   Che sopra i monti, e nell'ameno lande
   L'alito emana di sua peste impura.
Non è l'impiego, che fa l'uomo grande,
   Ma è l'uomo grande,  che il suo posto onora,
   E a sè d' intorno chiara luce spande.
Un uomo infame il posto disonora;
   E sempre è vil, quantunque burbanzoso
   Con vera ipocrisia l' opre colora:
Non innalzi la fronte baldanzoso
   Quegli,  che sol di falsi merti è adorno;
   Ma chini al suolo il guardo vergognoso.
Come coi raggii il sol rischiara il giorno,
   Così con l'opre la virtù si mostra,
   E sempre briila dell'invidia a scorno.
E voi, dinnanzi a cui tutta si prostra
   Umil plebaglia intimorita, e vile
   Adulatrice della boria vostra.
Credete che vi scorra un più gentile
   Sangue per dentro alle patrizie vene,
   E sia la stirpe d'altra gente umìle?
Credete che sia grande chi ritiene
   Cento degli avi affumicate tele,
   Lieti ricordi di sofferte pene?
Chi è degli avi suoi germe infedele
   E vanta sol di quei la glori' antica,
   Li disonora in modo assai crudele.
A quei, che tiene la virtù nemica,
   E non ha merti personal', il vanto
   Che giova dell'altrui fronte pudica?
Fa come quei, che in su la scena il manto
   Indossa dei sovrani, e rappresenta
   Un finto Rege; un Baco, un Radamanto,
Fa come Scimia, che imitar già tenta
   L' opre dell'uomo, e spinge il volgo al riso
   Quando la vede alla bell' opra intenta.
Giù, vigliacchi, abbassate il fiero viso;
   Nè della stirpe producete i vanti,
   Quando avete di fango il capo intriso.
Oggi vediam fra noi mille furfanti
   Dal regolo sotiti, o dall'incude,
   Vantar natali, e poi farsi arroganti.
Vili ! Voi stessi la superbia illude,
   E l'arroganza vostra ognun disprezza ;
   Chè un cuor vigliacco nel suo sen racchiude
Ogni patrizio, la cui grande altezza
   Solo consiste in arrogante fasto
   Di titoli mal compri, e di fierezza.
V' è chi si vanta d' ubertoso e vasto
   Retaggio di poderi, e di tesori
   Dagli avi trapassati a lui rimasto:
Ed ei ripon la cima degli onori
   In posseder dovizie in abbondanza,
   Qual mezzo di delitti, e disonori.
Dimmi : perchè nel cor tanta baldanza?
   Perchè sei ricco? Ebben ! nel sol danaro
   Tutta riponi, o vil, la tua jattanza?
Fors'è l'acquisto di malvagio avaro
   La tua ricchezza, o figlia di un delitto,
   Che il ricordarlo ti sarà discaro.
Ogni uomo onesto, che cammina dritto,
   Dopo molte fatiche appen' acquista
   Quanto gli basta a procacciars' il vitto.
Ond' egli suda, gela, e si rattrista,
   E in fin degli anni alla diletta prole
   Lascia miseria di virtù commista.
Che val dunque, o superb' il far parole,
   E millantarvi di propizia sorte,
   Se l' opre vostre sono esposte al sole?
Se in man tenete il dritto del più forte?
   Rubate , assassinate ogn' uom onesto?
   Vili e furfanti a voi fanno la corte?
Onde vi giova il camminar modesto,
   Acciò nessun vi guardi, e nella mente
   Non ridesti per voi pensier funesto.
Vedi avanzare ancor superbamente
   I semidotti, che imparato avranno
   Appena un cujus, o non sanno niente ;
Onde li vedi assisi in su lo scanno
   Far i dottori, e schiccherare al volgo
   Mille sentenze, che le bestie sanno.
Ahimè ! che invano il mio pensier rivolgo
   A questa vile perfida canaglia,
   E dei delitti loro invan mi dolgo.
E' il tempo, in cui soltanto la murmaglia
   Degli ignoranti, dei superbi, e tristi
   Fiera s' innalza, ed i vigliacchi abbaglia !
Vedi una ciurma d' ignoranti artisti
   Delle bell' arti profanare il tempio;
   E star Filosofia entro i Sofisti.
Poi delle leggi vedi orrendo scempio
   Far gli avvocati tutti, e i magistrati,
   Che fanno Astra tremar pel tristo esempio.
Vedi colà superb' innamorati
   Vantar l'amore di pretesa donna ;
   Cui giungono, ma indarno, i trsti piati.
Veggio superba mettersi la gonna
   Quella furbetta , che le donne imita
   Del Tevere, dell'Arno, e di Garonna.
Vili ! non sanno che la corta vita
   Sempre trascorre, ahimè ! dentro gl' inganni,
   E di lusinghe vane ancor nutrita?
Giù giù calate, o superbotti, i vanni,
   Nè della sorte vi fidate assai ;
   Chè nella gioia vengono gli affanni.
Sol nei dorati alberghi entrano i guai,
   E della plebe, dall' umil capanna
   La pace, il fido amor non fuggon mai.
Or tu che vuoi sederti in su la scranna
   Per giudicar da lungi mille miglia
   Con la veduta corta di una spanna.
Sappi che di Satanno infausta figlia
   E' la superbia, ed il Signor discaccia
   Dal core suo chi a lei si rassomiglia ;
E gli umili soltanto al seno abbraccia.










30/09/11

A Minusca


http://minusca-minu.blogspot.com/      
 Abbiamo voluto farvi partecipe di questa riflessione di una nostra amica appassionata di foto, molto brava, ma anche sensibile e coraggiosa, abbiamo voluto fargli questo omaggio, con un grande e semplice GRAZIE.... e Oltre                   
                                                 Commento di Minusca:

     Essere e non Avere è sempre stata una scelta difficile perché erroneamente si è sempre creduto che far parte della categoria dell’Avere potesse permettere tutto sottovalutando i compromessi enormi cui sottostare, mentendo in primis a se stessi. Molte sono le cause che portano le persone alla scelta dell’Avere e non Essere, l’incertezza, la vigliaccheria, l’invidia, l’avidità, la competizione…, si potrebbe scrivere un trattato, ma ritengo che quelli scritti siano sufficienti a sintetizzarla.


Nell’attuale società, dove lo stimolo negativo regala sogni irrealizzabili, fertilizzanti umani nuotano nell’olio stravolgendo il significato de: l’Abito non fa il Monaco” in l’”Abito fa il Monaco” ma è il sarto che decide…. !!!

Caro Oltre, ottima riflessione come sempre, ma chi, abituato ad Avere rinuncerà per passare ad una vita da Essere? Forse chi si accorgerà, voltandosi, di non trovare germogli ai non semi “seminati”, ma potrebbe essere tardi. Vivere come un Essere non è facile, ma per riuscire è sufficiente guardarsi allo specchio la mattina e sorridere mentre sei ancora assonnato, con gli occhi gonfi e non proprio carina/o, se riesci a farlo, vuol dire che stai vivendo te per quello che sei e non sopravvivendo per gli altri…

I posteri da secoli sentenziano, giudicano e poi ripetono gli stessi errori…

I Templari allora erano cavalieri, oggi sono mercenari.

Sorridiamo alla vita e prendiamoci per mano!

p.s. lo so scrivo sempre troppo...




Archivio di Stato

E' nato un portale molto interessante, probabilmente per i 150 anni dell'Unità d'Italia, e ci sono tutti, o quasi, gli italiani del risorgimento, dal 1800 al
1899, i ragazzi del 99' che furono mandati alla prima guerra mondiale a soli 17 anni, poi si possono cercare persone dell'epoca in ogni comune d'Italia... lo segnaliamo perchè è una di quelle cose che a noi sembrano interessanti. Il portale della storia degli italiani, è una iniziativa nazionale, del Ministero per i beni e le attività culturali.    http://poster.beniculturali.it/poster/action.do

26/09/11

Autunno.. in ritardo

La Sila 1250m... ancora è Estate
Siamo, per il calendario, entrati nella stagione autunnale, infatti il 21 di settembre inizia l'Autunno, ma quest'anno sembra in ritardo, la felce è ancora verde, gli alberi non si siono affatto ingialliti, ma conservano ancora la fierezza dell'Estate.... non vuol propio finire questa Estate interminabile. Le piogge si sono fatte attendere e la terrra è arsa dal sole estivo, c'è bisogno di pioggia fitta e lenta, che possa penetrare lentamente ed in profondità, alla ricerca delle sorgenti che hanno necessità di ricevere acqua. La vendemmia non sarà abbondante ma di altissima qualità, i fichi sono scarichi di acqua, i pomodori sono ottimi e abbondanti, l'aria è ancora estiva in Calabria, Sud vero ....... antico, fatto di mediterranei profumi, di erbe e fiori di campo insieme alla macchia mediterranea, che ancora sparge il suo meraviglioso profumo di fiori di ogni genere. Ma intriso di misteri, di collusioni tra criminalità organizzata e politica, qui uno degli ultimi omicidi politici, il vice presidente del consiglio Regionale, Fortugno. La terra di Calabria, madre e matrignia, dolce e violenta, ricca di bellezze e povera di idee.... e a tale proposito l'idee devono essere concretizzate e non solo teorizzate, bisogna far crescere una cosciesca civica diversa, ispirata ai principi di tolleranza e rispetto, stima e affetto nei confronti degli altri. Impegno e passione devono essere i principi fondanti di una nuova società che si ispiri alle grandi rivoluzioni pacifiche della non violenza, per superare le barriere e gli ostacoli che ci dividono in questo mondo di incertezze e instabilità......"Curri alli ripari,: fà cumu u dittu anticu, kjcate juanciu ca passe lla kjna, ca quann'a kina  a mmari sinne juta u juanju che kkicatu torna  s'aze; s'aze kjù ttisu e quannu s'e kkicatu e rrride allla kjnera ch'è ppassata. Ma quando tutto questo non è possibile perchè le leggi regionali, le opportunità di sostegno e di aiuto non sono per tutti, non basterebbero i soldi, e allora meglio tenere nascosta la cosa per poterne usufruire in pochi.. chi dovrebbe fare il bene comune, chi è, dalla legge, obbligato a parlarne ai cittadini, oppure chi, stando non si sa dove non informa e tutela quei cittadini che non hanno votato la maggioranza.. l'opposizione, o  forse una finta opposizione. Difronte a scandali del genere, i cittadini devono chiedere spiegazioni, e se queste non dovessero essere sufficienti non rimane che andare a casa per fare posto a chi ha veramente a cuore le sorti di questo angolo di mondo che non può e non deve morire..... Bocchigliero in provincia di Cosenza.

20/09/11

Piove

Piove
Piove sul monte e nella valle,
sulle siepi, sui fiori, sull'erba,
sui tetti delle case e sulle spine,
tra i rami e nei fossi.
Picchia sui vetri.
si spessa e scivola
scivola sul naso appiattito d'un bimbo
che guarda la pioggia che cade.
Il fiore colpito si dondola
ed il prato verde sussulta
sotto la sferza bonaria dell'acqua.
Trilla il passero sotto al gronda
e tra i rami fradici della quercia
aspettando che il sole ritorni.
Piove sul cappello di pelo del pastore
che si passa il braccio sugli occhi,
sul naso, sul volto
e asciuga la pioggia che cade.
Poi, piano, si gira ed osserva:
Piove!
                                                da "Tra il vento e la pioggia"
                                    di E. Benincasa

16/09/11

Essenza....


Il pozzo della scienza.
 Non si può più accettare questo modo di vivere basato prevalentemente sugli oggetti, suppellettili, cose inutili, superflue, che coprono la nostra personalità, bisogna essere e non apparire, consumare ma non bruciare per il solo piacere di piacere ad altri, l'essenziale rimane la meta da raggiungere, piacersi anche con qiualche cosa di non più attuale, piacersi dentro, ascoltarsi per andare Oltre, per una crescita spirituale e quindi interiore, il tesoro è sempre dentro noi, basta avere occhi per vederlo e cuore per sentirlo, l'abulimia di consumo causa una serie di probblemi alle nuove generazioni, ma non solo, anche all'intera società che si accorge che si è sempre più soli e in compagnie virtuali, non ci si guarda più negli occhi per leggerne ogni piccola sfumatura, per annusare l'odore dell'interlocutore, per godere della mimica del corpo, espressione vera del carattere. Non deve essere eccesso di minimal, ed esagerazione in quei pochi pezzi che si hanno nell'appartamento minimal, non bisogna farne una moda, ma un modus operandi, che faccia prendere coscienza all'intera umanità. Quante volte nella storia dell'agricoltura si sono distrutte le eccessive produzioni agro alimentari, pur sapendo che di fame si muore ancora, ma in onore al mercato questo ed altro l'uomo è capace di fare. Abbiamo perso la bussola?, smarrito la strada maestra della nostra vera missione sulla terra; la crescita spirituale.!!!Ai posteri l'ardua sentenza.

11/09/11

I peccati capitali..... La superbia

  
Vogliamo continuare a raccontarvi di una persona sconosciuta.... Leonardo Mazza da Bocchigliero. Il Mazza, come abbiamo già detto in post precedenti, scrisse un testo di rime e prose che merita essere approfondito, conosciuto e anche divulgato, per far conoscere un uomo di cultura d'altri tempi, nato appunto a Bocchigliero intorno al 1830/35, e pubblica questo testo dedicandolo al padre, nel 1862, quasi certamente il padre era notaio e lui studiò a Cariati, presso il seminario. Certo è che, la cultura dell'epoca, consentiva solo a chi aveva ottime capacità, di scrivere in questo modo. Vorremmo farvi conoscere, tra l'altro," i sette vizi capitali" e iniziamo come lui, il Mazza, li ha pubblicati.


La Superbia
Qual uragano, che dai monti altieri
Cala fremendo, e nelle valli amene
Lascia di sue ruine orme, e sentieri;
Qual'onda, che mugghiando altra sen viene
Accavallata su i cerulei campi
Scuotendo i fianchi delle rauche arene,
Qual notte oscura, a cui funesti lampi
                                      Squarciando il seno, e nel notturn'orrore  
Sembra che il mondo abbandonato avvampi;
Tale fra noi quaggiù scese un errore,
Nato nel cielo, ed alla stirpe umana
Cagion di pianto immenso, e di dolore;
E la superbia! Di satan la vana
Cieca lusinga di uguagliarsi a Dio,
Che in sè si ride di una mente insana.
Ove innalzi,Lucifero, il desio?
Di farti un Nume? Oìbò! Vana è l'impresa,
Se nel mare maggior vuol fars'il rio.
Empio! Punisce l'inaudita offesa,
                         Il Ciel, che abbatte la ribella schiera........(continua).

Abbiamo voluto pubblicarne solo una parte per capire, da voi, se vale la pena pubblicarlo per intero, anche perchè alcuni vizi capitali, sono molto lunghi.... vorremo capire, meglio, se possiamo continuare o rinunciarci.
Aspettiamo, anziosi, i vs graditi commenti, le vostre profonde ed intelligenti riflessioni o le vostre acute e pungenti considerazioni.






04/09/11

Settembre... ricordi



Settembre è il mese del mutamento,


 del cambiamento, dei colori tenui, di ombre allungate, di voci sussurrate , di echi dell'estate al mare, di ricordi struggenti, belli e tristi, noi riteniamo settembre il mese della preparazione del corpo all'inverno, mese in cui ci si deve proteggere per i freddi che verranno, per le tristezze che verranno per i ricordi che inesorabilmente affioreranno, e a volte prenderanno il sopravvento. Ma come prevenire tutto questo? Semplice, facendo una cura preventiva di vitamina "C", che tanto protegge da tutti i malalli, cambiare si deve, cambiare si può, con tanta volontà e coraggio, l'uomo deve cambiare per poter crescere e maturare.. noi cresciamo solo attraverso gli altri, che ci permettono di confrontarci ed elevarci. Tutti abbiamo necessità degli altri, e gli altri hanno necessità di noi. L'elevazione è obiettivo dell'uomo per donare all'umanità un contributo immortale, che settembre possa essere il mese del cambiamento, sincero, reale e concretamente tangibile.

02/09/11

Gelosia... di Leonardo Mazza

Avevamo già parlato di un certo Leonardo Mazza da Bocchigliero, ma non è stato sufficente, anche perchè il nostro motto rimane sempre quello...Oltre, ebbene! abbiamo avuto svariate richieste su Leonardo Mazza, e la redazione ha deciso di pubblicare degli inediti assoluti, mai pubblicati sul web, ancor meno su un semplice ed umile blog. Bisogna fare alcune premesse, per meglio apprezzare lo scritto, che risale al 1862, appena un anno dopo l'Unità d'Italia. Questi pezzi, che andremo a pubblicare, devono essere quasi tradotti, perchè non hanno una composizione attuale, ma si rifanno all'italiano parlato in quel periodo. Stiamo cercando di ristampare questo testo dal titolo: "Rime e Prose per Leonardo Mazza da Bocchigliero", testo di oltre 300 pagine, lo riteniamo un capolavoro, fatto di rime e di poemi quasi epici, come testi immortali e pilastri fondanti della nostra meravigliosa letteratura italiana, questo del Mazza è pochissimo conosciuto, vorremmo condividerlo con voi per gustare una lingua che non c'è più, ma rimane nella nostra memoria quale ricordo indelebile delle nostre radici, delle nostre basi culturali,  che hanno necessità di essere, di tanto in tanto, rinverdite, per vivere primavere mai dimenticate..... buona lettura           .(dedicata alla mia compagna)

                                                La Gelosia
Perchè con guisa mesta
 Gemi nel tuo cordoglio,
 Anima mia che al soglio
 Di Dio spiegav' il vol.
Perchè ti opprime, e strugge
 Mortal malinconia?
 La pristin allegria
 Anima mia dov'è.
Ove le notti quiete;
 I sogni tuoi sereni;
 Ove dei canti ameni
 Subito il suon fuggì?
E il tuo compagno assiduo
 Un solo, un sol pensiero
 Troppo tiranno, e fiero
 Dell'Alme struggitor.
La gelosia, tiranna
 Di un'alma innamorata
 Ha tutta dileguata
 La nostra ilarità.
Anima mia, più pace
 Non hai su questa terra,
 Ove t'han mosso guerra
 L'amare, e il sospettar.
Se parla, o guarda, o ride
 Ad altri la tua amante,
 Ti rende palpitante,
 Ti mette nel furor.
E' questo un'infelice,
 Un vivere scontento, 
 Non godi un sol momento
 Di gioia e di piacer.
Dunque chè più si tarda?
 Si lasci, anima mia
 L'amor, la gelosia
 Con esso svanirà. 
                   da "Rime e Prose per Leonardo Mazza da Bocchigliero".

31/08/11

.......Donne?..

Alla presentazione del romanzo, "L'ultima brigantessa", ci saremmo aspettati, che tra gli illustri ospiti presenti, ci fosse stata una rappresentante del gentil sesso, visto l'argomento. La serata, estiva e culturale, non ha focalizzato affatto il ruolo,determinante e rivoluzionario, della figura femminili nelle "bande" brigantesche. Le brigantesse devono essere considerate le Amazzoni  d'Europa, visto che alle donne era severamente vietato l'uso del cavallo, e le brigattesse cavalcavano, inoltre non erano relegate a ruoli secondari, come cucinare, ruolo prettamente maschile all'interno delle "bande", loro, le brigantesse, curavano le ferite riportate durante le battaglie , con erbe che reperivano in loco, conoscendo minuziosamente ogni pianta medicinale"...oghe cimuzza chi 'ntra Sila crisce è mmedicina ppe  ll'umane ambasce" (da: Liriche in Vernacolo Calabrese) contribuendo in maniera determinante alle energie del gruppo, e quindi alla loro forza. Queste e altre cose, noi, non abbiamo sentito quella sera del 22 Agosto in piazza del Popolo alla presentazione del testo di Rocco Giuseppe Greco "L'ultima Brigantessa", che merita altre presentazioni. Avremmo preferito considerazioni fatte da esperti o appassionati, come il nostro amico e conterraneo prof. Domenico Scafoglio; Ordinario di Antropologia Culturale  all'Università di Salerno, esperto in brigantaggio femminile, ha tenuto, a Catanzaro, la mostra fotografica sulle Brigantesse. patrocinata dalla Provincia di Catanzaro. Il romanzo del Prof. Greco, "L'ultima brigantessa", merita una dettagliata analisi per quello che è stato il lavoro di un uomo di cultura, un educatore lungimirante e attento ai cambiamenti, ma fedele alle tradizioni e alle propie origini, infatti il prof. Greco è origirario di Bocchigliero e non può,ogni anno, non essere nel suo paese natio, anche senza la famiglia, per immergersi nel suo passato, ritrovando gli amici d'infanzia e trascorrendo momenti di ricordi oramai lontani, ma non troppo per non essere ricodordati. Il romanzo entra nel mondo di una donna che morirà in carcere e combatterà tutta la vita con entusiasmo, coraggio, forza e volontà eroica, ...questa la vera storia di Ciccilla, sottotitolo del romanzo dell'Editore  Marco Valerio di Torino 
  http://www.marcovalerio.it/lultima-brigantessa-anteprima/ . La serata avrebbe dovuto entrare nell'anima della protagonista e leggerla minuziosamente, per assaporarne la parte sava, vera .. di una donna alla macchia... una brigantessa, l'ultima.  Come è raro incontrarne oggi  vere brigantesse, con valori e dignità. Noi non facciamo di ogni erba un fascio, ma selezioniamo accuratamente tra quelli che meritano essere ricordati e quelli che non meritano essere ricordati, tutti hanno una storia di vita da raccontare, da non dimenticare è una forma di forte equilibrio mentale per non perdere la memoria. Ribadiamo che la storia è stata sempre scritta dai vincitori, mai dai vinti, anche perchè alcune volte, se si rimaneva in vita, si era troppo stanchi per scrivere la storia. I briganti non erano tutti sanguinari e violentatori e quant'altro, i briganti, come quello citato dal charman della serata, facente funzione di relatore e critico, Domenico Strafaci detto Palma,brigante, non era affatto sanguinario, molti briganti erano persone che, nulla avevano a che fare con le uccisioni violente, ma solo quando c'erano costretti. Forse, non ci si è letti la storia di Longobucco,dove vengono riportate cose molto interessanti sui  briganti. Ad esempio, quando era ricercato dai gentarmi, le donne si recavano in chiesa e pregavano, affinchè il loro protettore, il brigante Palma, si salvasse dalla cattura, dove si legge la malvagità e la violenza dell'uomo sull'uomo... questo brigante in maniera particolare era un Robin Hood, rubava ai ricchi per dare ai poveri. I ricchi non sempre riuscivano ad aver rapporti con i                                             
briganti, ma spesso contrattavano per il quieto vivere. La storia non può più essere celata, da più tempo si stà facendo luce su un periodo troppo buio del nostro risorgimento. Noi crediamo che, dopo oltre 150 anni, bisogna chiarire molte cose, con serenità e documenti. Non accettiamo, da nessuno, posizioni estremiste, cerchiamo la verità, difficile da identificare se si continua a difendere i Piemontesi, che sono stati invasori, senza capire che, con altro spirito avrebbero dovuto intervenire, e non commettendo veri e propi eccidi.......
Grazie al Prof. Greco, per averci regalato un testo che consigliamo a tutti, ma in particolar modo a tutte le donne che riescono ad andare Oltre.



30/08/11

l'ULTIMA BRIGANTESSA

RECENSIONE DEL TESTO SU GAZZETTA DEL SUD

Decapitò il marito e a colpi di scure massacrò la sorella
Rarissama foto dell'ultima brigatessa Maria Oliverio detta Ciccilla
 
Antonio Garro

Era un inferno, perfino per chi vi lavorava, la gigantesca fortezza di Fenestrelle, in Val Chisone, provincia di Torino. Ed è lì che venne rinchiusa Maria Oliverio quando Vittorio Emanuele, primo re dell'Italia appena unita, tramutò in carcere duro, a vita, la condanna alla fucilazione inflittale dal Tribunale di Catanzaro. La donna vi entrò all'età di 23 anni per uscirne, morta, dopo altri quindici, nel 1879, chiusa in un sacco destinato alla vicina fossa di calce viva, che ne avrebbe bruciato i poveri resti.
Maria Oliverio (nella foto), di Casole Bruzio, fu l'unica donna ad esservi rinchiusa. Destinandovela si tenne conto, evidentemente, che la condannata era la terribile "Ciccilla", consorte di "Brutta Cera", all'anagrafe Pietro Monaco, di Spezzano Piccolo, la cui banda tra l'altro diede decisamente filo da torcere alle forze impegnate nella lotta al brigantaggio meridionale. Per inquadrare il personaggio, si considerino i tre elementi che seguono. Quando il Monaco venne ucciso, per impedire che la testa venisse esposta in piazza come un trofeo di caccia (era d'uso così), lei gliela recise e la gettò ad ardere nel fuoco. Si diede alla macchia per sfuggire all'arresto dopo aver massacrato a colpi di scure, al culmine di una lite per gelosia, la sorella maggiore Teresa. Fu lei l'ideatrice del più colossale "sequestro" di persone mai avvenuto nell'Italia merididionale: per incassarne il riscatto, fece prendere in ostaggio ad Acri 9 persone tra nobili ed ecclesiastici, fra cui l'allora vescovo di Nicotera e Tropea.
Sono fatti oggetto di cronaca, quando si verificarono, e punti d'accusa nel processo celebrato subito dopo la cattura. Essi, e tanti altri ancora, ci vengono ricordati da Rocco Giuseppe Greco nel libro "L'ultima brigantessa: la vera storia di Ciccilla" (edizioni Marco Valerio, Torino; 146 pagine; 14 euro), che è stato presentato a Bocchigliero il 22 agosto , in Sila, proprio nel cuore cioè di quel territorio segnato, un secolo e mezzo fa, dalle gesta di Maria Oliverio, di Brutta Cera, di Domenico Straface detto Palma, altro celebre capobrigante.
Greco espone i fatti come se a riferirli fosse proprio lei, Ciccilla. La vicenda proposta ai lettori si dipana così, in una specie di lungo flashback, soffermandosi su una fitta sequenza di episodi che vedono la Oliverio a volte protagonista, altre testimone. La serie inizia dal primo incontro con Monaco: avvenne, lei appena dodicenne, al matrimonio di don Carlo Mingrone e donna Elvira Marano, con compare d'onore il barone Barracco, «il più grande proprietario della provincia». Sono, questi, tre personaggi fra i numerosissimi che Pino Greco trascina sulla scena del suo racconto, reso avvincente dal fatto che si incontrano nomi noti e conosciuti di casati, famiglie, posti presenti tutt'oggi, particolare, questo, coinvolge soprattutto il lettore che ha dimestichezza o un minimo legame con le aree del Cosentino e del Crotonese in qualche modo toccate dalle vicende della brigantessa. L'esposizione delle vicende, in più, è resa scorrevole da una prosa asciutta e immediata, spruzzata qua e là da termini strettamente appartenenti ai dialetti locali. Il racconto, inoltre, dà modo all'autore del libro di soffermarsi e far riflettere su quel che gettò le basi del brigantaggio postunitario nell'ex Regno di Napoli: esso spuntò allorché ci si rese conto che le promesse di Garibaldi non venivano assolutamente mantenute dai Savoia subentrati ai Borbone e si constatò che, nel territorio, erano sì cambiati i (lontani) sovrani ma non le (vicine) classi dominanti, presto salite sul carro di coloro che si delineavano vincitori nello scontro fra le due monarchie.

Presto la cronaca e le critiche alla serata della presentazioneil 22/08/2011 in Piazza del Popolo Bocchigliero















22/08/11

Anteprima " Forme del Sostantivo Calabrese" Quaderni

Unica foto di Don Giuseppe Scafoglio.
Non era passato tanto tempo,dalla morte di mio padre, che mi sono imbattuto in un illustre bocchiglierese, questo non ha cambiato i miei obiettivi, ma li ha accelerati e focalizzati, in poche parole ho, insieme ad alcuni amici, ritenuto giusto non far disperdere tanto materiale di un illustre calabrese, anzi un bocchiglierese che ha portato in alto il paese natio.."Vucchigliari"(Bocchigliero). Ma come? Semplicemente pubblicando articoli su importanti riviste di respiro Europeo. Don Giuseppe Scafoglio nasce a Bocchigliero nel mese di giugno del 1882, esattamente 11/6/1882, da Benigno e da Filippelli Maria Vittoria. Muore a Bocchigliero il 29/ Luglio 1936, in circostanze che oscillano dal suicidio, all'omicidio, fino ad arrivare alla morte accidentale. Don Giuseppe, dopo aver conseguito la laurea in lettere nell'Aprile del 1913,e in quello stesso anno esattamente a Luglio diploma di magistero in storia e geografia e anche il diploma di filosofia, tutto all'Università di Napoli, si dedica al suo primo lavoro che pubblicherà nell'ottobre del 1916 a Bari,"Bocchigliero e Santa Maria Di Gesù". Il libro tratta del rapporto profondo che c'era tra gli abitanti di Bocchigliero, e Santa Maria di Gesù. La profonda fede dei Bocchiglieresi nei confronti della Vergine, e Don Giuseppe vide un rapporto stretto, tra la nascita del paese e la costruzione della prima chiesa, e in questo libro, non più di ottanta pagine, vi sono delle notizie molto interessanti su Bocchigliero, in maniera particolare sulla sua fondazione, l'autore ritiene che Bocchigliero sia stata fondata qualche anno dopo l'anno Mille,ma dovete leggere tutto il libro per meglio capire come si arriva a questa data . Ma Don Giuseppe non si ferma a questo libro. Comincia, da allora, a girovagare per l'Italia, insegnò, anche, a Casal Monferrato, dove comincia a scrivere articoli storico-geografici sul " Corriere di Casale", rivista con articoli non firmati, e per questo motivo non sono stati da noi rintracciati, per il momento,ma sono gli unici articoli che mancano alla nostra ricerca. Don Giuseppe scrisse su impotanti riviste; Folklore Italiano, diretta da Raffaele Corso, illustre personaggio calabrese e prof. di Antropologia dell'Universita Orientale di Napoli, autore di libri e trattati sulla civiltà contadina in ogni dettaglio, Corso partecipò attivamente,come referente della Calabria, alla prima mostra di Etnografia Italiana che si tenne a Roma, nel 1911, e da quel momento diventa strettissimo collaboratore di Lamberto Loria.Non dal 1911, ma dal 1926 R.Corso diventa amico di Don Giuseppe. Don Giuseppe scrisse, anche, su "Enotria", e qui ci corre l'obbligo di ringraziare la responsabile dell'archivio di "Enotria", la sig. Noemi Riccò, e non possiamo dimenticarci del prof. Massimo Catellani di Reggio Emilia, che ha contribuito in maniera determinamìnte al ritrovamento di alcune conferenze di Don Giuseppe, nei 10 anni di insegnamento a Rimini, dove concluse la sua carriera. A tale proposito, ci sembra giusto ricordare che abbiamo rintracciato una lettera di un prof. di lettere di Rimini, tale Otello Pasolini, il quale cercava, nel 1986, notizie sul suo prof. di latino e storia, Don Giuseppe Scafoglio. Quella lettera fu la conferma che, come bocchiglierese, mi corresse l'obbligo, ci corresse l'obbligo, di ricercare notizie sulla vita e anche sulla  morte di questo personaggio controverso, ma certamente un uomo di gradi passioni e di vasta cultura.   La mia ricerca  parte da molto lontano,infatti, quasi dieci anni fà rilessi la prefazione della prima edizione dei "I MILLE PROVERBI CALABRESI" di Emilio Benincasa, mio padre, e nella parte finale dice "Innovazione di rilievo, nel presente volume, è l'uso della lettera"K" che ritengo pungolo di ricerca per chi scrive in dialetto calabrese, per due ragioni: una perchè la nostra Calabria è stata la Magna Grecia, ed i Greci hanno la K nel loro alfabeto; l'altra per averla riscontrata a pagina 301 dell'VIII volume della summensionata enciclopedia(TRECCANI), che tratta del dialetto calabrese". E' stato un vero pungolo, per me, e da quel momento ho iniziato, insieme ad altri amici, a ricercare l'uso della lettera kappa nel dialetto calabrese. Ovviamente sono partito dalla Treccani, nota enciclopedia Italiana,  http://www.treccani.it/Portale/   ed esattamente dalla pag. 301 dell'VIII volume, dove sono andato, attentamente, a leggere ciò che c'è scritto. Mi sono imbattuto in personaggi che oggi sono sconosciuti, ai più, ma all'epoca erano note personalità culturali nel campo dei dialetti Italiani, inoltre ho iniziato a studiare il nosto dialetto, e durante questa fase ho conosciuto un personaggio che scriveva in dialetto bocchiglierese, questo è Don Giuseppe Scafoglio......non solo scrive in dialetto calabrese, usando la lettera "K",ma nasce in me, e in un numero sempre crescente di persone e amici, non solo di Bocchigliero, una grande passione, tanta curiosità e molto mistero. Da questo momento inizia una nuova ricerca,non perdendo di vista la "kappa", questa volta ci concentriamo su questo personaggio che, ha scritto tanto e non solo in dialetto. Ma andiamo per ordine, mentre mi trovavo a Bocchigliero un caro amico, Domenico Fontana, artista, pittore, scultore e grande ricercatore delle tradizioni, degli usi e i costumi,  in una sola parola un grande appassionato del passato, delle radici, e con una grande voglia di trasmettere ad altri tutto questo, l'amico "Baffuto",(Domenico Fontana) negli anni ha raccolto documenti, foto e ha preparato,inoltre, diversi librettini, anche video, per  documentare la storia del passato del nostro borgo, e da pochi giorni ha pubblicato un libretto sulle chiese di Bocchigliero e non solo, anche dei monasteri e degli ordini religiosi che negli anni Bocchigliero ha ospitato, mi fece vedere questo quadernino fotocopiato" Forme del sostantivo Calabrese", di Don Giuseppe Scafoglio, dove c'è l'uso della "K".  Questo piccolo librettino, riuscì a far nascere in me una fortissima curiosità,ovviamente, che ben presto si trasformò in passione, a volte ossessiva. Il culmine, di questa ricerca, lo raggiusi quando ebbi la fortuna di incontrare il Prof. Domenico Scafoglio, Ordinario di Antropologia Culturale dell'Università di Salerno (Fisciano). Con il prof. Domenico Scafoglio, dopo diversi colloqui telefonici e uno scambio fitto di documenti, ci siamo incontrati all'Università di Fisciano(sa), dove sono stato sottoposto ad una serie di domande inerenti la mia ricerca su Don Giuseppe Scafoglio, i Docenti del dipartimento di Antropologia Culturale, erano curiosi di conoscere i metodi di ricerca dei documenti e degli articoli, da me rinvenuti in giro per l'Italia. E' venuto fuori che ciò che mi ha spinto in questo lavoro è stata la passione per la ricerca della lingua madre; il dialetto. Finalmente siamo giunti alla pubblicazione dei lavori scritti da questo sconosciuto, per i più,e siamo orgogliosi di presentarlo a tutti i bocchiglieresi, vicini e lontani. Non sapevamo come poter iniziare questa pubblicazione, ma poi l'aiuto c'è arrivato propio  dall'analisi di tutti gli articoli e le conferenze di Don Giuseppe Scafoglio. Abbiamo ritenuto giusto partire dai quattro quaderni "Forme del sostantivo Calabrese", che sono stati determinanti per la ricerca globale di tutte le opere di Don Giuseppe. Sono dei quaderni che sono stati scritti in anni diversi ma,insieme, compongono un lavoro meticoloso ed esaustivo per lo studio del sostantivo calabrese, ed in particolare bocchiglierese e non solo. Nei quaderni ci sono dei giudizi autorevoli sul lavoro di Don Giuseppe Scafoglio, giudizi che ci consentono di tracciare un profilo delle conoscenze culturali del nosto compaesano. Non va dimenticato che alcuni dei suoi testi, sono stati già ripubblicati, e sono serviti, grazie all'insegnante Giuseppe Scigliano, a restaurare le chiese di Bocchigliero, anche se Don Giuseppe non aveva un buon rapporto con il clero di Bocchigliero. Questa è una parte della prefazione, dell'imminente pubblicazione, dei "Quaderni sul sostantivo calabrese". Ci è piaciuta l'idea di pubblicare una parte della prefazione, per meglio inquadrare la figura di questo letterato, che tanto lustro ha portato a questo borgo in anni in cui non esistevano strade, ma semplicemente mulattiere e tratturi. Vogliamo rendere, il dovuto, omaggio a chi per troppo tempo è rimasto nell'ombra.

18/08/11

Tra il vento e la pioggia

Vorremmo condividere con voi alcune poesie, di un libro che abbiamo pubblicato un pò di anni fà..."Tra il vento e la pioggia". Postumo di Emilio Benincasa




             Prefazione
E' con immenso affetto che vogliamo ricordare la figura esemplare di nostro padre. Attraverso quest'opera inedita, vogliamo far patecipi amici e conoscenti gratificandoci tutti con la lettura di queste liriche che rappresentono il testamento spirituale di papà.Il nostro augurio è che, attraverso questa opera, sia recepito il suo messaggio: il rispetto per la natura, sua grande musa ispiratrice. La poesia come arricchimento dei valori sociali. L'amicizia come ricchezza inestimabile. L'amore come gratificazione del corpo e dell'animo, certezza per quanti guardono al di là della vita materiale.
                                                        
          I figli                                 
                                       
   Piero, Giovanni e Francesca



Testamento spirituale di nostro padre.


                                                          ANDRO'                      
      


                                                   Me ne andrò, un giorno!

                                                   me ne andrò lontano, 
                                                 
                                                   lontano nel nulla,     
     
                                                   come tutti;    

                                                   per portare nel mio zaino

                                                   la girandola del frutto della vita

                                                   al traguardo del tempo.

                                                   Busserò con mani stanche

                                                   al fatale battente.

                                                   Mi si aprirà la porta.

                                                   Aprirò il mio zaino

                                                   per risfogliare aritroso

                                                   le pagine del libro della vita.

                                                   E quando sotto mano scorrerà

                                                   quella che ho scritto con te,

                                                   ne piegherò con tenerezza un lembo.

                                                          E. Benincasa da  "Tra il vento e la pioggia"