12/02/16

Futuro!?












Non è roseo il futuro, soprattutto per quei piccoli centri e sperduti borghi che si stanno spopolando,quei borghi dove le nascite sono quasi zero, e a breve non si potranno formare più prime classi, dove non è rimasto più nulla, dove, forse, gli abitanti stanno per perdere anche la propria dignità di cittadini.
Dove chi può calunnia l'altro, chi ha potere lo usa a suo piacimento, chi, si sente migliore, denigra l'altro, dove chi non ha il coraggio di fare, di assumersi le proprie responsabilità, rimanda a tempi migliori, che mai arriveranno.
Dove le Istituzioni sfuggono dagli impegni assunti in campagna elettorale, dove ci si fa la guerra tra poveri. Dove si autorizzano persone a fare cose solo perchè portano una divisa, la giustizia non ha due pesi e due misure, i cittadini non sono sudditi, e la gente è meno ignorante di quanto si pensa.
Nel gioco degli scacchi c'è una posizione che bene spiega la situazione che si è venuta a creare, siamo in una situazione di stallo.
Regna sovrana la carenza di idee, che pure c'erano in campagna elettorale. che pur di vincere si è fatto di tutto, persino, dicono voci di corridoio, si è riusciti a far licenziare qualche padre di famiglia.
Non è con l'odio e la vendetta che si amministra, non è con l'improvvisazione di una sagra paesana che si sollevano le sorti di un borgo ormai alla totale deriva, non è con un contributo all'associazione di turno che questo modus operandi possa mutare, non è con le cattiverie, dette alle spalle che si può placare questo atavico e assurdo modo di gestire la res pubblica(cosa pubblica)
Lanciamo, da questo blog, l'ultimo appello ad uno scatto di orgoglio, ad una presa di coscienza e ad una presa d'atto della situazione civile e morale in cui versa il borgo di Bocchigliero.
L'appello è corale, e a tutte quelle energie impegnate sul territorio, a chi ancora crede in una rivitalizzazione delle coscienze, anche se si trovano lontano, se ancora ce ne sono, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che amano il paese, che nel concreto perde pezzi importanti tutti i giorni.
Questa analisi nasce dalle parole pronunciate, non più tardi di una settimana addietro, da un padre di famiglia con bambini in età scolare, il quale mi raccontava che tra due anni non si potrà fare una prima elementare, il paese è finito, quando non ci sono più bambini, ma solo anziani, non c'è via di scampo, il paese è alla deriva, sia morale, che sociale e culturale, e sin quando non ci sarà il coraggio di agire con forza e decisione, le cose non potranno cambiare, certamente non sarà questa l'Amministrazione della Rivoluzione, del cambiamento, della presa di coscienza che possa portare il borgo fuori da questa palude di fango e di melma che dentro ha i tentacoli del passato e il fantasma del futuro.


Resp. Blog Piero Benincasa
       la Redazione 


                                                                                     



                                                              
                    

09/02/16

Tempo.



Passa il tempo, inesorabile e senza alcuna possibilità di fermarlo, questo è per tutti. Ma lo è, in maniera particolare, per chi ha promesso di fare e invece non fa, anche perchè spesso non si hanno le capacità di fare, di progettare, programmare, in una sola parola non sono esseri, questi, lungimiranti, o come si usava, tempo addietro, non sono statisti.
Tra il parlare e il fare c'è di mezzo il mare, cioè tanto sacrificio e impegno, tanto lavoro e dedizione, amore e passione per quello che si fa, questo e tanto altro non si vede lontano all'orizzonte in tante persone che reggono i bottoni del comando evitando di agire.
Molte volte non ci si chiede cosa abbia fatto questo o quell'amministratore prima di fare politica.
A ben guardare tanti , nella loro vita, non hanno fatto nulla, e si illudono di fare durante un mandato amministrativo, usando il loro potere pro-tempore, per dispensare bugie e falsità, eliminando la cultura come se fosse una zavorra, dimenticando che certamente è uno dei volani dello sviluppo locale e nazionale, ma poi la gravità, di questi individui, sta nel loro gruppo, costituito, per lo più, da inetti, servi e giullari di corte che stanno, quasi sempre, con il vincitore di turno, sperando di valorizzare i propri inesistenti e mediocri talenti.
E allora la frittata e fatta, chi ne paga le conseguenze è sempre il popolo, non più sovrano, ma suddito e sottomesso.
Svegliamoci per orgoglio, per dignità, per una necessità fisiologica di giustizia e legalità, che passa attraverso la cultura e il lavoro quotidiano e costante, perdendo definitivamente di vista il pressapochismo, la superficialità e l'improvvisazione.













dalla Redazione Dott. Dario Imbardelli

08/02/16

L'illusione dei MEDIOCRI.

Sa con certezza di essere ferito, lo tocca con mano, lo sente nelle sue passeggiate, anche solitarie, sa con certezza di essere un perdente, ma se ne fa una ragione.
Non è consapevole, e non lo sarà mai, di essere semplicemente un mediocre.
E non è difficile spiegarne il perchè, L'illusione di essere ciò che si vorrebbe essere ma non si è, e la falsa illusione di credere che gli altri ti considerano tale.
I traguardi, mai raggiunti, sono l'antitetica risposta ai successi professionali degli altri.
l'invidia di non aver mai occupato poltrone rilevanti,  di aver creduto di essere ciò che non si è, lo ha reso un essere perdente, ipocrita e mediocre.
La mediocrità, quando non riconosciuta, è peggio dell'ignorante che non vuole erudirsi, o rimanda perchè il tempo c'è, illusioni e fughe in avanti, rette su autosuggestioni,
Non ci si può illudere di essere infermieri se si è solo OSS,
Non ci si può illudere di governare eliminando la cultura,
Non ci si può illudere di essere al di sopra degli altri, quando non ci si confronta nemmeno,
Non ci si può illudere di essere "artista", quando non si vive della propria arte,
Non si fa opposizione urlando oppure stando zitti.
Quando si è vissuti come le cicale.
Quando si è dato ascolto alle sirene di turno, quando non si è mai creduti in se stesso.
Quando si è sempre aspettato l'aiuto per poter fare delle cose, quando si è stati, per una vita, sudditi.
Mediocri è illudersi di governare, senza farlo, quando ci si giustifica in maniera superficiale e mediocre.
Quando si cancella la cultura dai propri programmi, presentati in campagna elettorale.
Quando guardando il cielo non si vede altro che il cielo, e non le mille sfaccettature in continuo cambiamento.
Quando si sbaglia e non si ammette di sbagliare.
Stare nel mezzo non è una virtù, ma essere semplicemente Mediocri.
Bhe! allora si è davvero MEDIOCRI ed IPOCRITI



.http://www.treccani.it/vocabolario/mediocrita/





1. ant. Condizione media; stato di ciò che è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi: la virtù è nella m. (T. Tasso). Questo sign. è anche nell’espressione aurea m., la quale però non è di solito intesa nel senso positivo originario (cioè quello dell’espressione latina aurea mediocritas [v.], con la quale Orazio fa consistere la felicità nel tenersi saggiamente lontano da ogni estremo), ma è più spesso riferita, con allusione al sign. seguente, a chi si ritiene presuntuosamente pago della propria mediocrità morale e spirituale. 

2. 

a. L’esser mediocre; qualità di persona o di cosa che rivela capacità, attitudini, doti d’ingegno, e sim., molto scarse: mdi un artistadi uno scrittoredi un professionistadi un uomo politicooperalavoro teatraleromanzoarticolocomponimento di una scoraggiante m.; emergere dalla m.; non superare la m.; vivere nella più supina m.; stomacato e scoraggiato dalla mche n’assedia e n’affoga (Leopardi); una dose discreta di m. è dote preziosa, come la volgarità in un seduttore (Giuseppe Pontiggia). 



Meditiamo gente, meditiamo......

                                                                                               Piero Benincasa


P.S.  Da questo post, tutti i nostri post
futuri saranno firmati dagli autori.






29/01/16

Giro di boa

In gergo velistico con giro di boa si intende quando si è a metà della strada da percorrere, quando si fa un resoconto di dove si è arrivati sino a quel punto, quale strategia si è adottato, quante energie si sono impiegate e quante, soprattutto, ne restano, per poter raggiungere la meta.
Ma per un momento facciamo un passo indietro, e analizziamo con quale mezzo siamo partiti, con quale entusiasmo abbiamo accettato di partecipare a questa gara, a questa competizione, a questa sfida, a questa prova con noi stessi.Abbiamo puntato a vincere!, Non curandoci delle attrezzature, delle conoscenze dell'equipaggio, dell'efficienza meccanica  del mezzo che avrebbe dovuto portarci lontano... dopo la vittoria.
Ma torniamo al giro di boa, che, a dire il vero, è indirizzato a quanti, amanti delle statistiche, o dei primi 100 giorni, cercano di perfezionare le loro mire, oggi si punta al risparmio e poi si incorre in storie di ordinaria quotidianità che mettono i brividi.
Un chirurgo, intervistato, si lamenta che i bisturi non tagliano, che i guanti per operare sono di pessima qualità e c'è bisogno di indossarne due o tre, questo può succedere quando si punta alle gare a ribasso, perdendo di vista la qualità del prodotto, così ci si ritrova quando l'equipaggio non è idoneo ad affrontare i marosi, la buona e sana amministrazione, la buona e la sana politica.
Parecchi si illudono che sia sufficiente vincere, ma forse ancora non si à capito che tutto questo risulta inutile per il bene comune, per dare una vera svolta alla barca.
Anche perchò al giro di boa il risultato è assolutamente negativo: superficialità, incapacità, carenza di programmi e tanto altro regnano sovrani.
Ci auguriamo che chi deve prenderne contezza lo faccia, per consapevolezza della realtà, per evidente incapacità e perchè il tempo è prezioso, e nessuno ha il diritto di rubarlo al Popolo Sovrano.
Facciamo fatica a credere che in uomini di poco conto possa esserci uno scatto di orgoglio che li faccia tornare sulla giusta rotta, per arrivare alla meta in maniera onorevole.




21/01/16

Leggere!!...cibo per la mente


E' risaputo che leggere fa bene alla mente, a tutte quelle strutture celebrali che altrimenti, senza leggere, non si svilupperebbero.

Ma non sempre è così, non per tutti questo avviene, per tanti ma non per tutti. Infatti da recentissimi studi e ricerche si è appurato che chi legge solo settorialmente non apre la propria mente ma la indirizza, come un cuneo, verso labirinti e approfondimenti che , a volte, non vengono compresi.
la lettura deve essere varia, cercare di diversificare ci indirizza sempre verso nuovi lidi, verso orizzonti inesplorati della nostra mente. E così, solo così, si riesce ad aprire la mente e a sviluppare capacità personali prima sconosciute.
Questo vuole essere un pungolo, per quanti hanno individuato nella lettura una fonte inesauribile di nostre capacità, sia nel migliorare il nostro linguaggio che il nostro modo di scrivere.
Leggere e conoscere è uno dei motivi di esistenza dell'uomo, è una delle ragioni per cui l'umanità è cresciuta, e mira ad una crescita mentale, oggi c'è più che mai necessità di approfondire le conoscenze della nostra mente del nostro cervello.
In Italia si investe poco o nulla sulla ricerca delle cause delle malattie mentali.
Con la chiusura dei manicomi e degli ospedali psichiatrici
( https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Basaglia), si è scaricato tutto il peso sulle famiglie, la legge prevedeva delle case protette o case famiglie, che non sono nate, o meglio, sono insufficienti quelle che ci sono.
Nei paesi più sviluppati si punta all'aspetto psicologico e psichiatrico già dalle scuole elementari, con delle specifiche ore settimanali da dedicare a tutti gli aspetti del problema.
Gli Stati Uniti, sono l'unico paese al mondo ad investire in ricerca, in questo campo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Esempio: Quando succede una tragedia, o un forte trauma è, in America, obbligatorio il supporto psicologico, a dire il vero da qualche tempo, anche in Italia, si sente sempre più spesso, supporto psicologico, e poi si potrebbe continuare con gli ultimi farmaci che hanno quasi risolto il problema del bipolarismo con il farmaco a base di litio (ricerca U.S.A:)..
L'evoluzione della specie umana passa attraverso la conoscenza della propria mente,
passa attraverso lo sviluppo delle capacità celebrali, oggi poco sviluppate (8/10 %),
Passa, l'evoluzione umana, attraverso la pace interiore e l'io, che ci consentono di essere superiori.
Più volte si è trattato, su questo Blog, l'argomento, ma non è mai sufficiente rammentare, ripetere, stimolare e crescere.

19/01/16

Risposte...Onore e dignità



Il silenzio è sempre la risposta migliore.
Nessuna risposta è più esaustiva del silenzio, quando gli interlocutori non hanno la capacità di ascoltare le risposte.
Un grazie, in questo post, va a tutti quelli che collaborano con Noi!, si noi non è inteso plurale maiestatico,  ma siamo in tanti, vicini e lontani, ma tutti con una gran voglia di verità, di altruismo senza secondi fini, con vera e sentita carità cristiana. 

(Ché mal per noi quella beltà si vide (F. Petrarca).
Ci siamo dati delle regole, che non sono scritte, ma sono dentro di noi, con noi e fanno parte del nostro bagaglio di vita, sono i pilastri del nostro modus operandi, sono tra i nostri valori.
Noi, quasi mai facciamo citazioni, sfuggiamo facili strade, populismi volgari, urla senza senso, schiamazzi che portano all'illusione di sentirsi appagati. 
Lungi da noi voler offendere, o schiacciare chi ci offende, chi ci denuncia, o chi tenta di allontanarci dalla verità.
Non siamo immuni da errori, che possano anche sfociare in tribunale, noi, ci assumiamo le nostre responsabilità sino in fondo.
Non temiamo i marosi, ci siamo abituati, non abbiamo paura di cadere, perchè è già successo, e con dignità e onore ci siamo rialzati.
Quando il desiderio altrui era quello di vederci per sempre a terra.
Vette raggiunte e vette da raggiungere, personali,collettive e professionali.
Continueremo a vivere tenendo bene a mente ciò che ci è capitato, per non inciampare dove si già inciampato, per mantenere la schiena diritta e non dimenticare, mai, che l'uomo può definirsi tale se non perde mai la propria dignità.
Oggi, più di ieri, si perdono di vista pilastri portanti della nostra quotidianità, essere è sempre più difficile, in un mondo di apparenza, di inutile materialismo per appagare recondite carenze che certamente non ci renderanno felici. 
Anzi, questo ci svuota l'anima dalla possibilità di redimerci e di crescere per andare lontano, lontano nel nulla, per arrivare al traguardo del tempo ricchi di esperienze che ci hanno reso uomini..e non Oltre.


08/01/16

RITI

                                   RITI

Felice e sereno anno nuovo a tutti voi, ma in maniere particolare a chi ci segue da molto tempo, a chi, fedelissimo della prima ora, ha sempre creduto in noi, ha visto, in questo blog, una piccola parte di se. 
Questo post è dedicato ai riti, alle forme antichissime di gesti ripetitivi e cadenzati che poi hanno costituito, tra sacro e profano, le tradizioni, i riti e tutto quello che concerne alcune ritualità che si sono consolidate e fuse, a volte mischiando sacro e profano, per dare al popolo sia una parte fortemente spirituale e una ludica pagana.
Non esistono popoli o periodi storici che ignorano i "riti", con questo termine si designa una azione eseguita secondo norme precettive, che prevedono e contemplano una scansione ordinata di passaggi; rigorosa fedeltà alle prescrizioni, la loro meticolosa ripetizione in luoghi e tempi determinati.
La loro ripetitività assurge ad elemento co-esistenziale di quella nozione.   
I "riti" possono essere individuali o collettivi, pubblici e privati, uno dei riti, delle moderne società, è la stretta di mano, pur avendo, negli ultimi tempi, perso la forza del gesto, riducendolo ad una mera formalità-abitudine.
Certamente la stretta di mano è nata in tempi lontani per approcciarsi all'altro con ostentazione, porgendo la mano disarmata e amica.
Ci sono, poi, i riti collettivi a cui appartengono  le manifestazioni di massa, carnevali, cortei di protesta, le sfilate militari e persino il cosiddetto "nonnismo", che sancisce la differenza tra chi è arrivato prima di loro, imponendo una gerarchia, suddividendo e accentuando le differenze.
Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo, vista la vastità dell'argomento, ma mira a stimolare chi vuole approfondire l'argomento.
Il rito è stato analizzato attraverso varie chiavi di lettura.
Concezioni religiose, sociologiche, linguistiche sono state affermate con uguale rigore ed esuberante dovizia di argomenti e di testimonianze.
In questo complesso e variegato contesto non può, tuttavia, sottacersi la griglia di lettura propria della psicologia analitica che, mettendo in luce il carattere universale del rito, e nel tempo e nello spazio, ne ha desunto la sua natura archetipa, in quanto il rito è dell'uomo, ma prima dell'uomo.
http://www.treccani.it/enciclopedia/riti_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)/


11/12/15

Le tradizioni natalizie..a Bocchigliero

Articolo da noi pubblicato nel dicembre del 2012, oggi ve lo riproponiamo per leggerlo con occhi diversi.





Vogliamo, in questo periodo,ricordarvi un fantastico articolo,più di uno,sulle tradizioni natalizie a Bocchigliero,questi due articoli sono stati pubblicati da Don Giuseppe Scafoglio nel lontano 1931.Qui riportiamo integralmente gli articoli da noi ritrovati nell'archivio di "ENOTRIA".
Buone feste.
      

  
LA TRADIZIONE DELLE FESTE NATALIZIE A BOCCHIGLIERO (COSENZA)

 Tratto da: ENOTRIA 1931
di Don Giuseppe Scafoglio 1882  1936
1) La strenna di capodanno ai bambini.-Anche rispetto alle persone che ne godono, le feste natalizie a Bocchigliero sono tre: quelle di Natale vero e propio, per i nati dello stesso tetto; di Capodanno per gli estranei; dell'Epifania per le bestie.
   Il primo dell'anno è giornata di strenna: strina ricevono i bambini della strada più disinvolti, i dipendenti e specialmente i figli, in quella moneta sonante la quale, nell'anno, mai non toccano e che non può essere sostituita dai meno appezzati giocattoli, mancando, del resto, essi sul luogo.
  La strenna, specie tra il popolo, corre senza quella brutta   vecchia intermediaria, detta la Befana.
  Esseri misteriosi e fantastici con carattere più spesso di terribilità che di stupore, a Bocchigliero sono il negromante, la magara (strega), il puppu (fantasma indeterminato), il lupu mannaru (fantastica belva che corre e urla) ai quali -veramente strano- si deve aggiungere il trascurato Patrono, San Nicola, per gli occhi bovini fortemente espressivi di tutt' e due le statue.
 Con essi, ma più di casa, L 'agurìallu o monachìallu, genietto dispettoso per qualche momento, ma sempre caro, perchè foggiato sul carattere irrequieto e mutevole dei bambini di cui è, nelle vacanze dei dispetti, il familiare largitore di ogni più vistoso regalo dell 'anno.
2) E della vigilia ad ogni frotta di cantori. - La strenna, però, è regalo antimeridiano. Di diversa natura, invece, i doni, e diverse le categorie dei richiedenti della sera innanzi. Sono amici e semplici conoscenti, gruppi di ignoti magari, cui la carità non vuol discernere i tratti del viso.
   La tradizione cristiana qui si sarà sovrapposta alla pagana la quale, fra tante pazzesche invenzioni e furfanterie, aveva almeno trovato uno Zeus protettore dei forestieri e dei pellegrini.
   Per quest 'ultimi, quella sera, è sicuro un cestino di frutta ; cui si può aggiungere il vino nuovo e le fritture che vengon raccolte in bisacce a due bocche, di pelo di capra, dai fascioni chiari, che ne variano lo scuro del fondo, ovvero a linee disegnanti scacchi.
   Il dono si fa avanti la porta dove fu cantato ; ma qualche gruppetto di giovinotti più simpatico entrano fino al molto acceso focolare.
   Materia di canto, brutti versacci tradizionali ed altri più brutti dovuti improvvisare. Ad ogni persona che si individua nell'augurio, tocca la materia di un distico ripetuto. Per il capoccia, le finali di esso  saranno patrune (padrone) e cannatune  (boccale). La lingua batte, si potrebbe dire, dove l'ugula duole di arsura, non essendo il vino regalo sicuro come la frutta.
   Per la massaia, patruna si farà rimare con spurtune, anche perchè la lodata si alzerà tra breve, per ritornare con un cesto di fichi che, a Bocchigliero, a dispetto della sua altitudine di circa 900 m. ,mitigata dal Jonio, sono pregiati e abbondanti al par delle mele.
   Se la donna (madre, figlia, nuora, ecc. risentendo alla lontana della tribù, la famiglia) porta nome terminante in ina ,facile è la corrispondenza di un eguale suono, perchè le si augurerà di diventare, nientemeno che regina, non importa se, appena una volta la settimana, può concedersi un pò di carne di pecora o di non meno dura capra.
   Se nei canterini c'è timore che sfumi il beveraggio del vino, non si tarderà ad ammogliare, a gran voce, esso termine, con quello di cantina, la quale ultima parola sarà sostituita dall'altra entrata in festa, come dicono gli ecclesiastici, coi primi vespri, ossia strina, strenna. Ove poi uno degli aedi della serata vanti là dentro, il legame spirituale del battesimo o della confermazione con la massaia, altro sostantivo di fortuna sarà l'appellativo di parrina, padrina, e, per riflesso, pel capo famiglia, quello di parrinu ; buon termine d'attrazione anch'esso,per l'altro di vinu ; e  "qui potest capere, capiat ", sperando ripeteranno a lor modo, con S.Matteo, il quale, con questa battuta, si sbarazza del fastidio di aver diviso in categorie gli eunuchi.
   Fìgliu poi si accoppierà con jigliu, giglio ; sùoru, sorella, con trisùoru, tesoro ; nanna nonna, con manna, voce di ben noto liquido di pianta silana, non che liquido miracoloso delle ossa del predetto Santo Patrono : e piglierà il compagno dal morente capuddannu, ( capodanno ), nannu, nonno.
   Se poi il focolare ha il privilegio di vantare nientemeno che la " sacra fossa " - direbbe Omero - di un cavaliere, personalità di lungo metraggio, per un paesello, che tutti inchinano e temono, i versi stereotipati finiranno come nonpotrebbero meglio nel desiserio dei girovaghi, perchè al gran titolo di cavalieri si metterà a servizio di rima, una voce delle più idolatrate, bicchìeri :

                                  'M menzu ssa casa c' è 'nu bicchìeri
                                  brìnnisi fazzu a llu signor cavalieri ;

che vuol dire : in mezzo a questa casa c' è un bicchiere, brindisi faccio al signor cavaliere.
   Se la minuscola tribù è estesa fino a contare anche un chierico o prete, ( essendo raro in Calabria il prete solo, anche perchè costretto, pei servizi domestici, a non concedersi Perpetua, nome familiare, perciò, ai soli lettori dei " Promessi Sposi " ) un' assonanza, comunque stentata, si troverà, tirando in ballo paniere o panaru, il quale cercherà il corrispondente alla rozza musa, nel parolone cardinale.
   Pure lo scrivente, se ne va a casa in detti giorni, non corre pericolo di esser dimenticato, benchè in mezzo a famiglia piuttosto numerosa. Per lui, del facile distico rimerà a capello, don Peppinu, sempre con quel benedetto vinu ; mentre i vogliosi di apparire meglio informati delle occupazioni del festeggiato, cambieranno paragone anteponendo alla voce del liquido rubino o del meno apprezzato bianco, qualcosa di solido e astratto :

                                 'M mìenzu ssa casa c' è 'nu piatto 'è bon core,
                                 brìnnisi fazzu a don Perrinu 'u prufessore. 

I cucupi. -Il canto però, non si spande solo ; essendo accompagnato da un suono tutto caratteristico, che un improvvisato e facile strumento sprigiona. Basta possedere una marmitta, una boìte, un recipiebte qualsiasi vuoto, coperto da una pelle di tamburo bagnata di fresco e distesa e lagata intorno alla bocca, nel centro della quale stia ritta una cannuccia senza nodi, per estremità avvolta, anch'essa, nel mezzo della pelle cui sia non meno saldamente legata.
   Ora facendo andare su e giù la bacchetta con la destra umida di sputo e chiusa attorno a essa, e tenendo ben fermo sotto l'ascella sinistra il grottesco apparecchio, si ricava cupo come la sovrastante notte, monotono e burlesco, un suono.
   dall'aggettivo cupu o vuoto, una parola onomatopeica lo designa a Bocchigliero col nome di cupicupi, e in Campania con quello di putipù. Sul contrafforte dell'Arenzana, a Bocchigliero, cioè si adopera nelle sole feste natalizie o meglio, col calar delle tenebre della vigilia di capodanno; ricorrenza, tra le altre, più animata.
   Porta quel coso, il vantaggio della pronta costruzione e della nessuna spesa anche da parte dei bambini che, quanto a recipiente,se ne forniscono, asportando i bricchi alle cucine.
   Potrebbe servire la pastorale cornamusa; ma questa ha funzioni assegnate nelle ninne nanne e negli ozi degli idilli campestri;mentre per la ricorrenza chiassosa di cui è parola, un apparecchio grottesco prima a vedere, poi a sentire, è meglio indicato.
   Nell'oscurità del freddo solstizio, in serate le più adatte a racconti di millenaria canizie, altri dolci, altri spaventosi, con la fantasia piena di agurìalli, monachìelli e lupi mannari, col ricordo di magi misteriosi di più misteriose contrade, il cavernoso rumore ora più ora meno forte, ma sempre monotono e spezzato, quasi a burleschi singulti, e inteso appena una volta ogni tredici lune, con comitive egualmente annuali, e col canto a ritmo lento e melodico però, sostituisce senza rimpianti quanto di meglio non si sente e vede; sebbene, con le frotte più civili, comincia a essere scacciato da qualche violino, mandolino e chitarra francese in accompagnamento.
   La comitiva meglio ospitata.- Dopo cena giunge invece, qualche frotta che merita o pretende maggiori attenzioni. Le altre comitive furono contentate piuttosto in fretta; con l'ultima, si è più espansivi, giacchè con essa vorrà indugiare la famiglia, la quale, non avvezza a perder tempo utile di questa buona occasione, nell'ambito caldo e festante della civitas domestica, fuori della quale è l'orrido della notte lunga nella sua prima vigilia.
   Per questi amici o buontemponi di sesso esclusivamente maschile, si porta innanzi quanto di meglio si possiede; chè l'occasione, se si presta a gradire gli estranei, anche ai padroni offre di ostentare la propria agiatezza.
   Col buon cuore per gli altri, secondo il detto :
                                     Pe l 'amici jette la casa  ' n terra
                                    ( per gli amici getta a terra la casa, dilapida),
e il forte amor proprio, solleticato a ben figurare, vengono avanti le migliori ceste di frutta di alta collina che, nella giornata furon sottratte alla leggera protezione delle felci avvizzite e polverose dello stramatu (solaio) ; e poi, i dolci paesani di casa propria, tra cui quello a basa di miele d'uva, accennato nel penultimo articolo, e i torroni di larga e piatta scatola di Reggio e della Sicilia ; dopo avere,  però, dato esca all'arsura con le non meno riposte sopprassate, gareggianti in grossezza di lacrime col vicino granello bruno e forte del torrido tropico, il quale vi fu sparso abbondante e intero ;e serbando alle esplosioni di meraviglia e alle frequenti oscillazione dell'ugola il capeccùollu, (in Romagna detto coppa), che si ammucchia, in dischi rosati e carichi di intenso profumo ; e il massiccio prosciutto, infine, che la generosità ospitale presenta spesso omericamente intero per la consolazione di vederlo attaccato nella sua stessa base, e poi affondato nel vino ardente .
   Con le visite rare, la cordialità è in proporzione. Il galateo, quanto a visite nelle famiglie, è chiaro :
                                   Si vu' sedire duve sede issu,
                                  (se vuoi sedere dove siede lui)
                                   ' U ' nci jire allu spissu.
                                   (non andarci spesso)
   E la comitiva che questo sa ed à osservato nell'anno, per la letizia raggiante su tutti i volti, il grosso e chiassoso numero che meglio affranca ad ogni residuo di soggezione, e la stagione e l'ora tenenti bordone, non perde davvero tempo a rinfrancar gli spiriti con cibi e bevande prima, a non voler restare in cervello poi.
   A serata conclusa, infatti, diventano otri capaci ; rubicondi sguatteri che abbiano soffiato sul fuoco, secondo il motto che s'indirizza a una spugna di bevitore :
                                    Pari ca ha ' jujatu 'u fuocu!
                                    (sembra che tu abbia soffiato sul fuoco)
automi così 'ntorganati (empiti) e 'ntatarati (pieni di feccia) ; in possesso inalienabile di certe spatrunate (sbornie) che, per lo sbilancio delle some, li fan procedere verso le rispettive dimore, con la balbuzie scesa, diciamo così, dalla lingua  alle gambe in modo da scambiarli per un gruppo di torri pendenti.
   5.  Il pranzo e il tripudio della vigilia di Natale a sera.
Ultima delle tre, l'Epifania, la seconda festa intima della famiglia la quale, volentieri, vi associa i suoi schiavi e fidi compagni di presepe.
   E la festa, più che il giorno dell'apparizione del signore, cade la vigilia a sera, come per il Natale.
 Mentre nell' Italia settendrionale, la vigilia di Natale sguscia monotona e incolore come una qualsiasi serata d'inverno, in
                               "quel corno d 'Ausonia, che s' imborga
                                 Di Bari, di Gaeta e di Crotona,
                                 Da dove Tronto e Verde in mare sgorga",
è tutt' altro sentire.
   Senza sconfinar dalle prescrizioni della Chiesa, la sera della vigilia è solennissima per tripudio di cuori e per imbottimento dell' epa.
   A mezzodì si cenò, parcamente sulle once rituali; ma, sin dalla mattinata,e , con accellerata lena nel pomeriggio, si fu, più o meno tutti in faccende per le due ecatombidella tavola del ventiquattro a sera e del mezzo corso solare del dì seguente.
   Avvine ciò per maggiore simpatia alla vigilia, secucente più della festa, secondo il gusto leopardiano? O è abitudine di popolazioni già governate dalle tre effe borboniche, di cui la prima e seconda sono sigle di festa e farina?
   La spiegazione è ineve quest'altra, forse, che il culto intenso del focolare, più che mai, in occasioni tanto solenni, concilia gli animi ad un'esplosione d'intima gioia tra le sue tre volte sante pareti, rischiarate dalle alte lingue della buona e bella legna, cercata talora personalmente nel proprio bosco, e fatte liete dal supersite Lare, l'Agurìellu o Monachìellu, sul quale si solleva,  vincitore, Gesù, Lui pure bambino.
   La sera del ventiquattro, dunque, si mangia e si beve, come suol dirsi, a trippa strazzata, da lacerarne il ventricolo; e poi, si torna a mangiucchiare e a sorseggiare, giocando a tavola anche, provocando fragori di petardi e di fuciferre o cacafùochi (vecchi fucili) fino al suono dei sacri bronzi i quali, avvertono che, a mezza notte in punto, occorre lasciar digiuno il corpo a quanti, passeranno, poco dopo, al cibo della mistica mensa.
  6. E il tripudio e le leggende di quella dell' Epifania.
Similmente nell'Epifania, ore più belle, quella della sera innanzi, anche per il fatto che gli uomini, meno gravati da cure o frenati nel girovagare, restan coi propri in più lunga dimora, non soffrendo queste adunate le abituali assenze di nessun componente, proprio come la messa convertuale cui deve assistere tutta una comunità, ogni mattina.

   Bella e gentile la serata del 5 gennaio, per il senso di pietà che accosta più del consueto, i padroni alle proprie bestie, remunerative ogni giorno e buone : il bue col giro degli occhi pazienti e la forza dei muscoli, per esagerazione di bontà, portati fino alle corna; l'asinello adatto non sai se più alla soma del peso o a quello delle bastonate ; la gallina largitrice di attesi botticini di bianco e di rosso, in ricambio del pugno di granoturco gettatole in anticipo ; il cane infamato per un' ingordigia emula, se non minore, di quella dell'uomo, suo padrone, dal quale nemmeno i crampi per fame, riescono ad allontanare ; il gatto per l'attaccamento alla casa, anche se fraintende a crederla tutta sua. Buon diavoli tutti, tranne nella loro notte privilegiata di cui si avvantaggiano senza riserve ad essi nocive.
   Se l'avarizia altrui, anche in quella solenne ricorrenza, non tien conto dello scrupoloso servizio annuale prestato, con offerte di cibo scelto e abbondante, scioperano e diventano incendiari o spartachiani. Ripresa, magicamente la natura selvaggia di cui si spogliarono a tutto beneficio dell'uomo, sgroppano fin l'ultimo rimasuglio di domesticità, e, sollevati all'altezza degli umani nel dono di improvvisa chiara favella, - esiziale agli uomini ascoltare - concertano l'imminente morte dei tiranni.
   E perchè il gran diritto di quelle ore contate non scada, ne profittano per quello che di meglio san fare : un viaggio nelle selve per apprestare, pel mattino seguente, - a sterminio di tutta la famiglia - gli assi occorrenti dei quali si caricheranno in quella notte doppiamente nera.
   Sarà, intanto, per la schiena di tutti quella fatica? Si capiscono l'asino e il bue, nati a quei trasporti ; si posson comprendere anche i lanigeri animali minori i quali, se avvinti a due e a tre, come quelli dell'uccellato Polifemo, posson cavarsela per le assi leggiere dei bambini ; ma, come intendere, fuori del pollaio e della cucina, l'utilità dei piccoli compagni, del gallo, per esempio?
   Se pensiamo, però, a Tirteo che, pur minorato, valeva benel'oplite dorico più gagliardo, il dubbio s'acquieta.
   I padroni tirchi, al vaglio di tanto pericolo,piegano il capo accostandosi con colme misure e lieto volto,per accingersi dopo, alla più lieta fatica della propria nutrizione o satollamento che sia, non senza ricordarsi, negli allegri parlari, degli schiavi di casa.
   Come in agosto e in novembre scendono dal cielo piogge di stelle filanti, la sera del 5 gennaio sono i focolari caldi e affollati che mandano in senso inverso i guizzi delle sbrigliate fantasie, in quanto le famiglie ci tengono a lasciare nell'invisibile libro dei ricordi, la buona memoria dell'occasione fuggente.
   E' la sera dei piccini in particolare, a cui mpùnnanu u pane ( inzuppano il pane) volentieri anche gli adulti. Di solito è il più vecchio a esser creduto.
   Per venire alla conclusione che il bue e l'asinello fecero quanto mai opportuna compagnia al Re del mondo umiliato nel presepe, comincia col ricordare, a sua volta, l'avo il quale 
                                       ....nel parlar soleva inducere
                                       i tempi antichi, quando i buoi parlavano
                                       chè ' l Ciel più grande allor solea producere.
 E' la festa dei desideri inappagabili che, sotto la guida della speranza, dea necessaria, si vogliono vedere in un sogno ad occhi aperti. I corsi d'acqua i quali, accessibili a tutti, precipitano per inalterata vicenda, dai dirupati recessi alle ampie pianure, si spassano, le folle di sognare, una sera nell'anno, cangiati per opera d'incanto, nei liquidi necessari e costosi : l'olio, il latte, il vino, il miele :altrettanto dicasi delle vigne nel gran pavese di una seconda vendemmia, e del pane, per cui l'umanità ingaggia battaglie.
   Questo vitale nutrimento giornaliero, nella notte dei prodigi, lavorano le più affusolate e delicate mani di eteree fanciulle, lassù, sopra le nuvole a cumuli bianchi. Ma la località privilegiata è, per quella volta, anche in terra e così vicina, che, allontanandosi di qualche lega, con quel freddo cane, se ne può aspirare la fragranza e indovinare l'oro del colore e il suono della freschezza.
   Che più? I dami coraggiosi possono andare a intrecciar dolci nodi di durevole amore con quelle gentili creature.
   Si sogna oggi in Calabria e fuori; si sognò con eguale avidità decine e decine di secoli dietro. Il millantatore dei Turiopersi rappresentava comicamente la strordinaria fertilità della terra di Turii, grazie al Crati fluitante grossi pani che la corrente - oh! meraviglia! - impastava da sè ; e gli faceva pendant il Sibari, con rigurgitanti rivoli di seppie arrosto, acciughe, gamberi, fritti, umidi, salsicce : cuccagna fatta più vasta dall'etere generoso che lasciava cadere non solo intorno e non più lontano dai piedi, ma in bocca, arrosti e pan buffetto.
   O pane dalle millanta battaglie, che col vino riempite di voi le mense domestiche e sacerdotali, se veniste modicamente abbondanti per davvero e per tutti !
  

29/11/15

'A Cùmpòsta!!



E' una storia vera, forse, ma certamente è una storia che
ha una sua morale, noi vogliamo raccontarvela  come se fosse una storia romanzata.
C'era una volta, in un piccolo paese lontano dai rumori, dal caos e dai frastuoni della città, una vita serena, apparentemente, ma anche in questo borgo, sperduto, lontano il tempo correva. e anche in questo ridente paesino, si fecero le elezioni comunali, o come meglio si dice le amministrative.
In quella tornata elettorale vince un nuovo gruppo, con a capo un giovane ed entusiasta sindaco, vinsero per capacità di vedere lontano, di aggregarsi con portatori di voti, e in politica contano soprattutto i voti.
Vincere, a volte, non è saper governare, vincere non è essere tirati a destra o a sinistra, vincere non è fare ciò che si è covato per anni.
E così, appena qualche mese dopo l'insediamento della nuova giunta si diede ordine a tutta la macchina amministrativa.
E fu così, che uno dei dipendenti comunali venne allontanato dal suo posto, con una semplice motivazione, non aveva, il dipendente, i requisiti idonei.
Qualche tempo dopo, le cose non andavano tanto bene, e fu così, che il dipendente senza requisiti venne richiamato ad occupare la stessa mansione, non che i requisiti adesso ci fossero, ma per necessità, si suppone.
Il dipendente, non ci pensò neanche un momento, accettò di buon grado il vecchio e ormai amato ruolo, noi siamo rimasti allibiti, sconcertati e soprattutto quando ci disse che non aveva neanche chiesto nessuna spiegazione, abbiamo voluto spiegargli perchè dalla situazione il vero perdente era lui, il vero suddito, colui che china la schiena e non chiede, e a ribellarsi neanche a pensarci.
Lui, il dipendente si avrebbe dovuto accettare ma con un patto, 'Na cumposta, e cioè chiedere all'illustre sindaco di fargli avere i requisiti entro l'estate, per non avere problemi in futuro, anche perchè il Sindaco è pro-tempore, il dipendente no!!
Molte volte ci si china con troppa facilità, perdendo alcuni valori fondanti della nostra storia.