27/05/11

Melograno....


Fiore di melograno

Questo è un periodo in cui questo meraviglioso fiore di melograno ci regala questa meraviglia di colore e forma, Il melograno si ritiene originario dell'Asia sud – occidentale, ed è stato coltivato nelle regioni caucasiche da tempo immemorabile. È attualmente coltivato ampiamente in Armenia, Azerbaijan, Iran, Turchia, e nelle parti più aride del Sud-Est Asiatico, dall'Arabia al Pakistan, India, Malesia, Indonesia ; è inoltre coltivato nelle regioni aride dell'Africa tropicale È presente da epoca preistorica nell'area costiera nel bacino del Mediterraneo, risulta storicamente che vi sia stato diffuso dai Fenici, dai Greci e in seguito dagli Arabi. Fu introdotto in America latina dai colonizzatori spagnoli nel 1769, ed è attualmente coltivato ampiamente in Messico e, negli Stati Uniti, in California ed Arizona.




Il nome di Genere Punica deriva dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia, e della omonima popolazione, altrimenti chiamata cartaginese, (Popolazione di estrazione fenicia che colonizzò quel territorio nel VI a.C.); le piante furono così nominate perché a Roma i melograni giunsero da quella regione

 Post a cura di Francesca

26/05/11

Maggio... verso la fine


http://fioristamariangela.blogspot.com/2010/07/dallarancio-i-pregiati-fiori-delle.html     (la foto)           

                                            Sera di Maggio
Sera di maggio fatta di profumo
di zagara, vagante per il cielo
colmo di stelle , limpido e pulito.
Mormorar di ruscelli immacolati,
frinir di grilli, graciar di rane,
sapore marino sulle labra
sbocciar di rose e canti  d'usignoli
che l'animo conducono per mano
nel mondo arcano di una vita sana
che piano piano stiamo sgretolando
con fumi, scorie varie e surrogati
in nome di un miraggio senza corpo
che con stoltezza chiamano progresso.
                       
                           Tratta da"Tra il vento e la pioggia" di E. Benincasa

24/05/11

Survaival.....help

Continua l'invasione dell'uomo bianco nelle riserve di popoli oramai destinati a scomparire, noi sosteniamo Survaival, Bocchigliero oltre sostiene Survival e vi chiediamo di dare uno sguardo a questo sito, loro hanno bisogno di noi, di te e di tutti gli uomini di buona volontà.   http://www.survival.it/  
Survival è l’unica organizzazione mondiale a sostenere i popoli tribali di ogni continente attraverso campagne di mobilitazione dell’opinione pubblica. È stata fondata nel 1969, in seguito alla pubblicazione di un articolo di Norman Lewis sul Sunday Times inglese in cui venivano denunciati i massacri, il furto di terre e il genocidio in corso nell’Amazzonia brasiliana. Come molte altre moderne atrocità, l’oppressione razzista degli Indiani del Brasile avveniva nel nome “del progresso economico”.
Oggi Survival ha sostenitori in 82 paesi. Opera per i diritti dei popoli tribali in tre direzioni complementari: sensibilizzazione e mobilitazione dell’opinione pubblica, educazione alla diversità e finanziamento di piccoli progetti locali. Inoltre, offre agli indigeni un palcoscenico da cui essi possano rivolgersi direttamente al resto del mondo. Lavoriamo a stretto contatto con le organizzazioni indigene locali, con particolare attenzione verso i popoli tribali che rischiano maggiormente e che, di solito, sono quelli venuti a contatto più di recente con il mondo esterno.
Siamo convinti che l’opinione pubblica possieda la forza per cambiare realmente le loro sorti. Grazie alla sua presa di posizione, per i governi e le aziende sarà sempre più difficile perseguitare le popolazioni tribali, e un giorno diventerà impossibile (Tratto dal sito)
                                   

22/05/11

Deliberando....ma senza beffa

Violetta della Sila
Abbiamo appreso una notizia che, se confermata, oltre al danno c'è la beffa.
La notzia è questa, il comune di Bocchigliero, con delibera n.24 del 4/5/2011, ha deciso che i ricorsi per la restituzione,ai cittadini, del danaro, pagato per la depurazione, non dovuti, sono nulli perchè mancherebbero le marche da bollo. Ora noi ci chiediamo, se questo è vero, come si può ingannare in questo squallido modo i cittadini? aggirando una disposizione che prevedeva la restituzione del danaro che era stato pagato dai cittadini perchè  non avevano usufruito del servizio. Forse si è trovato questo escamotage per dare una giustificazione ad altre cose fatte dall'amministrazione? o forse il cavillo, in legge, consente questo? Queste domande possono avere una risposta solo dagli Amministratori o da chi conosce, nel dettaglio, la faccenda. Noi come sempre andiamo Oltre, e chiedamo a chi legge di poterci delucidare su questa faccenda. Certo è che le cose poco chiare ci sono, e vorremmo che tutti quelli che sanno ci facessero sapere, aspettiamo con pazienza Basilichina, ( i monaci che vivevano a Bocchigliero) affichè si facccia chiarezza e non Oltre. Vorremo un paese migliore, vorremmo gente migliore, vorremmo cittadini migliori ma soprattutto Amministratori migliori.

18/05/11

Festa dei Parchi......

Tramonto sul lago Cecita
Il 22 Maggio è la giornata Europea dei Parchi, e anche la nostra Terra festeggia con i suoi meravigliosi parchi, che sono tre, Nazionali, ma non solo, possediamo aree Marine Protette, Riserve Statali, Parchi Regionali  e soprattutto una flora anch'essa protetta e non troppo utilzzata, per crearne volano propulsivo con un turismo che crei la Cultura del rispetto della natura,che rimane una Grande Maestra. Un grazie di cuore va al bloger che ci informa su  eventi culturali e viaggi in tutto il mondo.     http://turistadimestiere.blogspot.com/     mettetelo fra i vostri preferiti. Per approfondire tutto l'argomento     http://www.parks.it/giornatadeiparchi/.          A tutti un ottimo fine settimana con la Natura.

Luci e ombre

I chiaro scuri nella vita sono tanti, come le salite e le discesce, le gioie e le sventure, come la luce e il buio, come il bianco e il nero. Due opposti si compensono dando equilibrio alla vita attraendosi. Le sfumarure e i dettagli formano l'insieme, il tutto. Questa disquisizione, quasi filosofica, ci preme evidenziare come premessa essenziale alle ombre che quotidianamente ci assalgono, creandoci dubbi e incertezze che corrodono la nostra mente, e noi affannati alla ricerca della felicità, ma dove crediamo di averla trovata, altro non è che una grande illusione. Tempo addietro cercavamo una definizione sintetica e chiara della felicità e allora quasi per gioco tutti,7/8 persone, dovevano rispondere alla fatidica domanda. Cos'è per te la felicità? Tutti, io compreso trovammo difficoltà nel poter cercare la definizione di FELICITA'. La risposta, tra tutte, più bella è stata:"La felicità è un lasso di tempo tra una sofferenza e l'altra". Sapete chi diede quella risposta? la persona più grande che, probbabilmente, era quella con maggiore esperienza e, sicuramente,  era sceso e salito diverse volte nel corso della sua lunga esistenza.
                                                        

                                                                         Viandante
Non cadere,
viandante
che percorri le strade del mondo!
Cerca di non cadere mai.
Se un giorno dovesse capitarti
sulle strade più aspre,
sforzati a rialzarti.
E' difficile trovare una mano
che ti rimetta in piedi  

15/05/11

Mulattiera...e non Oltre


  C'era una volta una strada mulattiera, che per volontà dell'amministrazione comunale veniva
  trasformata in strada, irta, non propio larga e non propio sgombra dalle continue frane che su di essa cadono. Una persona,dell'opposizione, doveva occuparsi di seguire, nei dettagli, la cosa, ma la Signora della politica Jonica ha deciso di distaccarsi dal gruppo dell'opposizione, non prima di aver ottenuto la presidenza della commissione lavori pubblici, e andare per suo conto, e così la cosa, anzi la strada è stata abbandonata, non dalle continue e rovinose frane, ma da chi doveva occuparsene,  da chi in campagna elettorare ha promesso agli elettori di essere coerente e decisa a combattere l'amministrazione guidata dal sindaco De Vincenti, così non è stato, e la coerenza vuole che la persona in questione deve lasciare, dimettendosi dal suo ruolo, non capovolgendo la volontà degli elettori. Volevamo ricordare, a chi ha poca memoria, che la signora della politica Jonica non è stata eletta, ma è subentrata per le dimissioni di un consigliere di minoranza, infatti, Lei, è stata la prima dei non eletti. Noi abbiamo documentato lo stato della strada è ci sembra opportuno segnalarlo ai nostri lettori, che aumentano giorno dopo giorno, e di questo siamo orgogliosi. Ma, non tutti i mali vengono per nuocere, siamo convinti che le opportunità per un futuro migliore esistano ancora, basta saperle coglierle. Noi, abbiamo il diritto di sapere cosa ne sarà della "strada", anche perchè i soldi spesi sono anche dei cittadini di Bocchigliero, e quindi anche nostri.



14/05/11

Incontro..Bocchiglieresi a Milano e...Oltre


L'evento è di quelli importanti, ormai rienuto storico. L'incontro, che si ripete da 12 anni, è un incontro tra i bocchiglieresi che si trovano lontani dalle loro radici, e insieme condividere una messa e poi, dopo le foto di rito, si starà insieme per una pizza. Per maggiori informazioni:     http://bocchigliero.blogspot.com/ . Auguri e un caro saluto a Concy, che mantiene e rinnova forti tradizioni familiari

09/05/11

ll fuoco...e L'olmo

Il fuoco è stato un punto di grande aggregazione famigliare; tutto si faceva con il fuoco, scaldava l'acqua per lenire le fatiche delle dure giornate nei campi, o a raccogliere, non prima di averla tagliata, la legna per i rigidi e lunghi inverni silani. Con il fuoco si cucinava un lento e gustoso sugo, a volte con carne di capra, o di altro tipo, io, preferivo la capra con quel suo profumo di selvatico e di primordiale. Con il fuoco si scaldava il cibo per i maiali, una delle poche fonti di sostentamento; carne,  salumi e tutto ciò che si poteva preparare   con il maiale. Il fuoco preparava le caldarroste, e mentre si mangiavano, magari a lume di candela, la nonna raccontava storie tra il fantastico, il reale e a volte il pauroso. Una di queste sere la nonna, con i suoi lunghi capelli avvolti in una bellissima treccia che tutte le mattine aveva cura di sciogliersi e pettinarsi, per poi raccogliere i capelli caduti e venderli a chi, di tanto in tanto, passava tra le vie del paese chiedendo chi avesse capelli da vendere, non so, e non mi sono mai chiesto, se si vendevano a grammi o con il noto sistema del baratto. Quella sera, la nonna, ci raccontò la storia di una nostra antenata,vissuta tanti e tanti anni prima, che raccoglieva nella sua grande casa i trovatelli, crescendoli, accudendoli e facendoli andare anche a scuola. Lei, Ermelinda, questo era il suo nome, donna ricchissima e gentile con un portamento quasi regali, nobile, con uno sguardo dolce e caritatevole, era alta Ermelinda, bella, ma non aveva preso marito per una storia che evitava ricordare, a se ma soprattutto agli altri, quando gli chiedevano i motvi, la sua riposta era sempre la stessa; "mi sono sposata con questi meravigliosi bambini che sono anche figli miei". Le giornate, nella grande casa, trascorrevano serenamente, e ogni bambino veniva seguito con molta attenzione, preoccupandosi principalmente di impartire loro sani e forti principi Cristiani. Questo non bastò, dopo qualche anno, uno di loro diventato adulto, fece ritorno nella grande casa di donna Ermelinda, ma con intenti poco pacisici; voleva impossessarsi di uno stivale d'oro pieno di moltissimi oggetti preziosi. Ermelinda avendo riconosciuto quello che era stato uno dei suoi ragazzi, venne uccisa dallo stesso e lo stivale, preziosissimo, gli venne preso dal suo ragazzo, ladro e assassino, che scappò a gambe elevate. Però dal piano superiore, attraverso le tavole del pavimento, alcuni ragazzi assistettero alla scena, e uno di loro riconobbe quel giovane ingrato, ladro e ora anche assassino. Dopo un primo momento di smarrimento, i ragazzi di Ermelinda raccontarono tutto alle forze dell'ordine che prontamente arrestarono quel giovane assassino. Venne condannata ad una pena durissima, così dura che morì in carcere, ma prima di morire aveva confessato al suo compagno di cella dove aveva nascosto lo stivale pieno di preziosi. Il compagno di cella, certo Gervasi, scontato la sua pene, si diresse verso la montagna di Bocchigliero, giunto nei pressi dell'oggiammare, incontra un esperto di cose segrete al quale chiede informazioni dove si trovava l'Olmo della Riforma, il bocchiglierese insospettito del forestiero, indicò un posto diverso. L'indomani il nostro paesano si recò all'Olmo della Riforma e trovò, dopo aver scavato, lo stivale pieno di oggetti preziosi, che tenne per se.     Questa l'estrema sintesi di un romanzo che ci auguriamo possa essere presto pubblicato.

08/05/11

Musei aperti...e Oltre







 Ia notte tra 14 e il 15 maggio  (ultimo ingresso all'una) dalle 20 alle2  è la notte dei musei per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale.                 http://www.lanottedeimusei.it/    La Notte Europea dei Musei in Italia


Per il terzo anno l’Italia partecipa alla manifestazione, attraverso musei statali, civici e privati, aree archeologiche, gallerie, biblioteche, per un’emozionante ed insolita esperienza del nostro patrimonio artistico. Insolita perchè i musei le gallerie saranno fruibili durante la notte e gratuitamente. Ci corre l'obbligo di ringraziare http://turistadimestiere.blogspot.com/ che con certosina puntualità e passione ci informa su eventi, viaggi e tutto quello che può interessare un buon viaggiatore e Oltre

06/05/11

L'ultimo viaggio

C'era un silenzio assordante, in via Roma, a Bocchigliero intorno alle 16 di Giovedì 5 Maggio 2011, aspettavamo che il tuo feretro si avviasse, portato a spalla dai tuoi colleghi dell'Enel, verso la chiesa Madre, in Piazza del Popolo. Poi, un grande applauso ha rotto quella cappa di sgomento e tristezza insieme che attraversava l'intero paese. Ci siamo incamminati, accompagnandoti, in un assordante lungo silenzio, rotto dal rumore delle suole sull'asfato nero, non una parola durante l'intero tragitto che ci ha portato in Piazza. La chiesa era stracolma di gente, di fiori e di volti attoniti e increduli, che ha voluto mostrarti l'affetto e la stima verso quel sorriso che per sempre conserveremo nei nostri cuori, quel sorriso che elargivi a chiunque incrociasse il tuo sguardo, quella disponibilità che solo chi ti ha conosciuto ha potuto apprezzare. C'era anche il tuo collega incolume, con te nel fatale incidente, che  ha voluto accompagnarti nel tuo ultimo viaggio, la chiesa Matrice è raramente stracolma di gente, fatta eccezione per le grandi feste patronali,come in questa triste occasione, i volti, di tutti, segnati da una profonda tristezza per la perdita di un uomo che era sempre pronto ad aiutare gli altri. Ma tutti in questi giorni ci siamo chiesti il perchè succedono fatti di questo tipo, traggedie che gettano nello sgomento intere comunità, e perchè propio a te Filippo?? le risposte vanno cercate nella nostra fede e nella speranza della resurrezzione, siamo sinceramente e sentitamente vicini alla famiglia tutta. Ciao Filippo.

01/05/11

Riserve abbandonate ......e molto Oltre

Vorremmo continuare a dedicare ancora qualche cosa che a noi sembra rilevante. Prima capiamo di cosa parliamo

Corvo imperiale
Corvus corax - E’ il più grande corvo europeo con un'apertura alare di più di un metro e 30. e pesare 1500 grammi. In Italia è piuttosto raro e si nutre di carne di insetti e lombrichi, ma anche da carogne di topi, lepri e altri animali e nelle zone dove non esistono avvoltoi, occupano la loro nicchia.(protetti).
Loxia curvirostra - in suo nome deriva dal becco lungo che ha la parte inferiore rivolta verso l'alto e la superiore verso il basso, incrociandosi. Questa forma del becco gli permette di estrarre con facilità i semi dalle pigne. Vive nei boschi di abeti dove svolge anche la funzione di disseminatore, portando i semi ai bordi dei boschi.(protetti) Un bellissimo esemplare è stato recuperato, ferito, dalla polizia provinciale che, dopo il difficilissimo recupero, durante il recupero si è ferito un agente,  ha affidato l'uccello al centro di recupero di Rende(cs). L'esemplare era  nel territorio di Bocchigliero.(forse in una delle tante riserve)
. Ebbene, vorremmo, qui, dare una notizia, che siamo sicuri che pochissimi sanno. Bocchigliero, paese che sorge su una delle ultime propagini della Sila, che guarda il mare Jonio dall'alto e ne sfrutta l'aria marina, che è un mix di aria marina e silana http://www.parcosila.it/web/    Questo sperduto borgo ha dato i natali al primo prof. Universitario in patologia aviaria, si tratta del prof. Papparella Vincenzo docente di Patologia Aviaria a Napoli, al quale và riconosciuto il merito di essere stato il primo, per questo sposa il nostro motto :"La storia la fà chi arriva primo". Il nostro,poco amato, comune dovrebbe dedicare a lui, e alla sua memoria qualche cosa per ricordarlo. Noi, come al solito, andiamo Oltre, e per questo chiediamo: che una riserva,in Sila, prenda il suo nome, o almeno il suo cognome.                                                                                           Nove sono le riserve naturali biogenetiche. Fra queste, degne di nota sono “I Giganti di Fallistro”, 50 colossali alberi di pino con oltre 500 anni di età ed altri 5 di acero montano della stessa età, e la Riserva “Golia-Corvo”, area di diffusione e ambientamento dei cervi, dove ne vivono circa 150 esemplari.


Le altre riserve naturali statali biogenetiche sono: "Gallopane", "Tasso-Camigliatello", "Poverella-Villaggio Mancuso", "Coturelle-Piccione", "Gariglione-Pisarello", "Macchia della Giumenta - S. Salvatore", "Trenta Coste" istituite con Decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste del 13 luglio 1977.

All’Ente Parco è affidata la gestione delle suddette riserve. Tratto dal sito del Parco Nazionle della Sila




28/04/11

Confronto... crescita, rispetto, conoscenza e Oltre




La politica è tanto, e forse di più non abbiamo la pretesa o l'ambizione di rispondere in maniera
esaustiva alla fatidica domanda: Cosa è in realtà la Politica??. Certamente la capacità di progettare il futuro dei popoli, e poi la capacità di viverla con passione, con dedizione, con onestà intellettuale e con grande capacità di ascolto. Certo è che la Politica da molto tempo non è più questo, ma mero interesse personale o di parte, senza riuscire ad essere quella che dovrebbe essere.Come apprendere l’arte oratoria? Cicerone diceva:
 La parola è segno distintivo dell'umanità e radice della sua capacità di interagire col mondo. Se a ogni cultura la parola in qualche modo interessa, in un mondo come il nostro, sempre più basato sulle opportunità offerte da una buona comunicazione, Cicerone si rivela, a sorpresa, ancora attuale. Lo mette bene in rilievo Paolo Marsich, il curatore di questo L'arte di comunicare che ha tutte le qualità per accattivarsi i lettori: è breve, agile, scandito in capitoli ben definiti, in una parola «leggibile». Quello della «leggibilità», discutibile parola tanto frequente in quarte di copertina e comunicati stampa, sembra essere il miraggio degli editori contemporanei, ed è il corrispettivo di una «comunicabilità», per così dire, di una capacità di spendere le proprie risorse per la buona riuscita di un discorso orale. Nel nostro tempo, come osserva Marsich, la parola comunicazione è diventata non certo sinonimo di un'arte, ma una sorta di specchietto per le allodole: «imperano» scuole di comunicazione, escono manualetti, anche scolastici, che pretendono di insegnare attraverso tecniche spicciole, in poche facili lezioni, la capacità di esprimersi bene in pubblico, convincendo i propri ascoltatori senza porsi il problema morale di ciò che viene loro proposto. Ebbene, alcuni di questi (come quelli che suggeriscono delle «tecniche» per assemblare un tema), hanno attinto dai trattati di Cicerone, ma snaturandone le intenzioni autentiche e ignorandone l'etica sottesa.


Completamente diverso è infatti l'approccio di Cicerone, che data ormai quasi duemila anni fa: l'oratore non è un semplice «persuasore occulto», come diremmo noi, ma una persona innanzitutto fedele a una propria etica irrinunciabile, fondata sugli stessi valori che fondano anche la res publica e lo stato libero. È fondamentale, poi, che un buon oratore sappia molte cose, cioè abbia ampie conoscenze in diverse discipline, perché il suo parlare non sia meccanica ripetizione di concetti raffazzonati in fretta e senza basi. Altro aspetto fondamentale: la predisposizione, perché nonostante l'esercizio giovi se non ci sono doti naturali è ben difficile raggiungere l'eccellenza. Queste teorie basilari, tratte principalmente dal trattato in forma di dialogo De oratore, presuppongono nell'autore un'idea molto precisa anche del ruolo che questo personaggio complesso e impegnato doveva avere, e anche il fatto che la sua attività oratoria, non finalizzata alla gloria ma al bene comune, doveva svolgersi necessariamente dentro uno stato repubblicano. Solo in una repubblica dunque, come quella che Cicerone aveva sempre difeso contro i diversi tentativi di trasformarla nel «governo di uno solo», poteva nascere e prosperare una simile figura, che nell'arte della parola faceva confluire rispetto per lo stato, senso di giustizia, sincera volontà di migliorare i propri ascoltatori, capacità di sacrificio. Forse troppe qualità in una sola persona? Può darsi, ma l'oratore ideale che Cicerone aveva in mente era molto simile a lui stesso: che infatti lottò contro il malgoverno in Sicilia di Verre, contro il tentativo di colpo di stato di Catilina, si schierò contro Cesare perché credeva Pompeo il vero garante delle libertà repubblicane. Infine commise l'errore che gli fu fatale credendo nelle buone qualità politiche di Ottaviano, contro l'avidità di potere di Antonio. Quest'ultimo, nel breve periodo in cui si alleò con l'avversario, non fu altrettanto clemente di Cesare e fece uccidere Cicerone, nel 43 a. C. Quindi lui stesso fu coerente fino alla propria fine, coltivando con l'oratoria un ideale di vita, un sogno di civiltà. Perché «non c'è nulla di più nobile che riuscire a catturare l'attenzione delle persone con la parola, […] e questa è l'unica dote che presso tutti i popoli liberi […] ha sempre ottenuto riconoscimento e valore».                   Cicerone      "Larte di comunicare"
















































25/04/11

Il Rosso e il Nero.......LIBERI!!!!

Oggi,come tanti anni fa ,l'Italia venne  Liberata da un dramma che continuava da due lunghissimi anni di guerra cviile, di una mancanza di identità nazionale che, con l'8 settembre del 43' aveva spaccato l'Italia in due, la Repubblica di Salò, da un lato e i Partigiani dall'altro. Ma la maggioranza degli Italiani non stavano da nessuna delle due sponde, erano pervasi da un senso di insicurezza e di non identità, e propio a loro che va il nostro rispetto e la stima di  noi ,gelosi, orgogliosi custodi della nostra ITALIANITA'                                                         

20/04/11

FOLKLORE



Panoramica del rione "destra" di Bocchigliero
 Molti anni fa, esattamenta qualche anno prima della processione vivente, su un giornale, a diffusione regionale,
 veniva pubblicato un articolo sul Venerdì Santo a Bocchigliero.


                                          CALABRIA
                           
                            "Un suo angolo e il suo folklore"


                             Il Venerdì Santo a Bocchigliero
 
Sul lago Cecita, a 12 chilometri a nord est di Camigliatello Silano, si imbocca la statale 282 per la Fossiata. Qui un segnale indica Bocchigliero a 29 km. La strada è una delle più belle di tutta la Sila, con un fondo solido e scorrevole.Si snoda nel cuore dell'altopiano Silano,attraverso pinete di un verde senza pari e vallate silenziose e antiche che invitano al riposo e danno libero sfogo alla fantasia.E' facile,infatti,in queste vallate a mò d'anfiteatro naturale,vedere gli antichi Bruzi affrondare gli Osci o i vicini Morgeti,oppure vederli cariche di bottino razziato alla potente Sibari o alla piu antica Crotone,qui' rifuggiarsi.
Sono vallate che osservate,ad esempio,da Pettina Scura o da Isco Serrato lasciano senza respiro anche chi é avvezzo a simili spettacoli.Dopo questa passeggiata,tra tanto verde,tanta storia e tanta pace si arriva a Bocchigliero,costruita sui resti di Arento,città Bruzia.Si stende sul dorsale di una delle ultime propagine della sila...area e clima sono migliorati dalle splendida è lussureggiante vegetazione di castagne e di querce che incorniciano l'abitato di un verde intenso dove l'occhio riposa.
E' qui che ogni anno,nel pomeriggio del Venerdi Santo,dalle chiesa madre,esce la processione preceduta dal Cristo  vivente: un uomo vestito con una tunica rossa,con una corona di spine sul capo e con sullle spalle una voluminosa croce di legno. Vieni sospinto lungo la Via Crucis dai Giudei,vestiti con tuniche bianche e armati di picche,di spade,di lancie e di attrezzi atti alla crocefissione.
L'uomo che porta la Croce ha nome Saverio,come Saverio si chiamavano tutti coloro che lo hanno preceduto.
L'intera popolazione con devozione antica,segue il Cristo Vivente per le strade,intonando inni sacri. E' raro vedere tanta maestria quanto il Cristo ne impiega a portare la grande croce e nel cadere sotto di essa la prima, la seconda e specialmente la terza volta.
Curvo sotto la croce nera, affronda le vie del paese tra due ali di folla.Vieni spinto da Giudei che insistono sulla croce, le cui spinte fanno roteare il Cristo che stenda a reggersi in piedi, ai posti obbligati che sono segnati da una grossa e vecchia croce di legno, é una spinta piu forte che lo fa cadere, dopo una serie di sbandate e la perdita dell'equilibrio.Il Cristo è seguito da una bella statua di Madonna vestita a lutto, l'Addolorata con tanta mestizia sul suo volto espressivo da commuovere. La statua è portata a spalle da donne che vestite con abito da "Addolorata" incantano (pagano per portare la statua)fino a quanto un "incanto" superiore non venga a sostituirle.
Altre statue seguono portate a spalle con lo stesso sistema dell'Addolorata.
Le statue sono seguite dall'intera popolazione,mentre il Cristo,di tappa in tappa,segue la sua Via Crucis. Lungo il faticoso cammino viene asciugato dalla Veronica e aiutati dal Cireneo.
E' un  sollievo per il Cristo che viene liberato dalla grande e pesante croce per circa 15 min.
Intanto si avvicina il crepuscolo e si accentono grosse torce che fannno luce a questa meravigliosa sciera che all'unisono intona il "Sono stata io l'ingrato o mio Dio perdono e pieta".

Tratto da "L'informatore Calabrese"  Marzo 1976

18/04/11

L'aurora boreale

Questo è un filmato di un professionista, che riesce a

 trasmettere emozioni e senzazioni che vanno Oltre....           http://www.facebook.com/TSOPhotography

14/04/11

Venerdì Santo

Questo video risale al 1987, quando alcuni ragazzi organizzarono la prima processione vivente del Venerdì Santo a Bocchigliero.La storia la fa chi arriva prima. Poi, questo video, sparì per moltissimi anni, quindi venne concesso a Giuseppe Lerose, amico di vecchia data, di pubblicarlo sul web, oggi noi lo riproponiamo per chi non l'avesse ancora visto. Vogliamo, a tutti voi, augurarvi una buona settimana Santa e una Pasqua di gioia e serenità.




Buona visione



CRISTO

Lavoro di Mariolino da Caravaggio (falsario)



Mattino di Pasqua

Cristo!
Tu salvatore delle genti
che un giorno in cielo
sollevasti il corpo,
solleva a te l'umanità che soffre
ed in te crede,
come il ladro in croce.
Solleva il mondo dalla fame amara
di pace, di giustizia, di perdono.
Solleva il male
che tormenta il corpo di tanta gente
che in un letto giace.
Dissolvi,
con il suono delle campane
che a festa suoneranno stamattina
dicendo al mondo che tu sei risorto,
il male antico:
l'odio e la vendetta, dal cuore umano
e rendilo pulito,
come quel giorno in cui gli regalasti
la terra per dimora e paradiso.

         Da: "Tra il vento e la pioggia"  di E. Benincasa



07/04/11

LE VERGHE DI ORO ( Leggenda paesana)


Territorio nel 1930 ( TRECCANI Enciclopedia) 



Vogliamo raccontarvi una leggenda, che abbiamo trovato in un testo del 1862 (appena un anno dopo l'Unità d'Italia). Testo di cui vi abbiamo già parlato,"Rime e Prose per Leonardo Mazza da Bocchigliero", ma adesso entriamo in una di queste meravigliose prose con rime e con una scrittura oramai scomparsa, un pò come la divina commedia di Dante, più volte citato nel testo. La leggenda di cui ci racconterà Leonardo Mazza successe, se successe, durante gli anni in cui il simbolo di Bocchigliero, era questo,(nella foto),che è un nostro biglietto da visita" TERRA BVCCHIGLIERI ". Abbiamo scelto di presentarvi questo pezzo per non dimenticare, mai, le nostre Radici, Storiche e Culturali, che sono la nostra colonna portante nella costruzione dell'Identità Antropologica di un popolo...e sicuramente Oltre.





         

         LE VERGHE DI ORO
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                                                                                                                    LEGGENDA PAESANA


Qual profondo del mar segreto abisso,
 Che mai, si appaga della orribil piena
 Di mille rivi, e di torrenti, e piogge,
 E' il cuor dell'uomo! A Lui dell'onde azzurre
 Il vasto interminabile orizzonte,
 Gli estesi campi, le profonde valle,
 E la stellata immensità dei Cieli
 Son poca cosa. In lui terribil guerra
 Fanno gli impulsi di contrarii affetti;
 Onde rivolge inquieto il suo pensero
 All'aquisto di un ben, di cui soltanto
 E' rimasta quaggiù la ricordanza;
 Felicitade io dico! Ahimè! affannoso
 L'uomo la cerca fra gli onor; sul trono;
 Fra lo splendore di ricchezze immense;
 Nei dolci amplessi di vezzos'amante;
 Ma invan! Del cuore suo duro governo
 Fa la pervers'Ambizion, che cieca
 Giammai non sazia la bramosa voglia,
 E da oggetto volando in altro oggetto,
 Ogni legame di natura spezza,
 E sacrilega, orrenda, parricida
 Infin diventa, senz'aver mai posa.
 Nell'amore gli versa entro le vene
 Tosco mortal di Gelosia la orrenda
 Cieca mània, che furioso il rende.
 E nel desio delle ricchezze, il core
 Gli rode orribil verme, l'interesse!
 Quel funesto malor, che inoculando
 Il suo veleno entro agli umani petti,
 Spinge i mortali agli spergiuri, ai vili
 Iniqui tradimenti ; ad ogn' infame
 Lorda sozzurra; all'adulterio, al sangue.
 A quai tremendi orribili delitti
 L'uomo non spinge l'esecranda fame
 Dell'oro? Ahimè di Polidoro io taccio!
 E d'altri mille assai funesti casi
 Orridi effetti di avarizia ingorda.

Dirò soltanto dell'orrendo scempio,
 Che d'innocente garzoncello fece
 Un uomo iniquo della patria mia,
 Di cui si serb'ancor trista memoria
 Fra i più tardi nipoti, a cui le vene
 Tremar di orrore in ricordarlo ai figli.
 D'alta montagna in su la cima siede
 Di Bocchigliero la terra, che superba
 Quasi Regina delle nubi stende
 L'acuto sguardo da lontano al Jonio,
 E dopo il ghiaccio dell'Inverno ride
 Come sposa novella, inghirlandata
 Da mille grati variopinti fiori,
 Che lambe il bacio d'olezzante auretta.
 Quivi, un secolo è già, vivea superbo
 Di sue ricchezze di Fuligno un figlio,
 Ricco di mandre, e di poderi; un vago
 Garzoncello tenea qual guardiano
 Di un piccolo stuolo di setosi porci,
 Che in Vallodoro a pascolar mandava.
 Mentre un giorno colà
 Quel giovinetto
 Pascer faceva le setose belve
 IN mezzo al grembo di una valle opaca,
 Quelle col muso rovistando, fuora
 Dal rimosso terren trasser due verghe.
 Appena egli le vide, assai giulivo
 Corse, le prese, le guardò più volte,
 E di acciaio, credendole, o di ferro,
 Presto ne andiede, al suo Patron recolle,
 Appena in su le stesse il guardo volse
 L'avaro ingordo, ch'eran d'oro vidde;
 E n'esultò.Mille carezze fece
 Al garzoncello; e il dimandò più volte
 Donde a te queste verghe?In vallodoro
 L'ho rinvenute, il giovinetto disse,
 Nel rovistio delle grugnanti belve.
 Queste verghe di acciaio un dì nascose
 L'avolo mio colà, disse quel furbo:
 Orgiunto è il tempo, in cui riprender deggio
 Quanto a me s'appartien: ragazzo, andiamo
 Colà dove tu queste hai rinvenute

Era il giorno all'occasso: e l'orizzonte
 Irradiava la purpurea luce
 Del sol, che disparia nell'occidente.
 Allor quei due solinghi e non veduti
 Mosser di Vallodoro in ver la selva,
 Delle verghe fatali alla scoperta.
 Lieto innanzi ne andava il giovinetto,
 E pensieroso e cupo lo seguiva
 Dappresso il suo padron,che incerto,e tristo
 Volgeva intorno sospettoso il guardo
 Come lupo rapace, il qual si accinge
 A dar la caccia alle dormenti mandre
 Giunsero quivi allor che l'Universo
 Della sera copriva il bruno ammanto,
 E del crepuscol suo l'incerto raggio
 Delle cose mostrava appena appena
 Il morente colore. Allor posaro
 Stanchi, anelanti a rinfrescar la lena
 Sui verdi strati di olezzant'erbetta.
 Primo il garzone incominciò. Signore,
 Vedi il terreno rovistato?Il veggio.
 Ebben! colà trovai quelle tre verghe.

Come scaltro mastino, il qual da lungi
 Guarda la preda, e frettoloso addosso
 Le corre: in simil guisa il folle avaro
 Corse, tenendo in man rustica mazza,
 E la diede al garzon, prendi, dicendo
 Apr'il terreno: e quei tost'obbediva
 Taciturno al comando del suo Sire.
 Dopo alquanti minuti il buon garzone
 Dato un colpo di marra, ode un tintinno
 Di metalli oggetto, e più frequenti
 Cadono i colpi allora, infin che scopre
 Lunga cassa di legno infracidata,
 Sentì l'avaro allor stringers'il cuore
 Tra il timore e la gioia: in un momento
 Aprì la cassa, e la rinvenne piena
 Tutta di verghe di pregevol, oro.
 Appena ei vide il gran tesoro, in petto
 Sentì balzarsi per la gioia il core.
 Ma poi temendo che il garzone avrebbe
 La sua fortuna di svelato altrui,
 Ed il Fisco Real stesa vi avesse
 La sua mano possente; chè in quel tempo
 Su i tesor il suo dritto aveva il Fisco,
 L'orribil concepì fiero disegno
 D'immolar l'innocente garzoncello,
 Vittima sacra all'avarizia sua!
 In quel momento, in cui dense copriano
 Tenebre il mondo,lo condusse in riva
 Di un ruscello vicino: ed impugnato
 Terribilbrando minaccioso alzava
 L'esecrabile destra, onde ferire
 Il meschinello. Appena egli lo vide
 Minacciargli la vita, genuflesso
 Cadde ai suoi piedi, e dimandò più volte...
 Perchè mi uccidi? Cosa mai ti ho fatto?
 E singhiozzando gli chiedea perdono
 Delle sue colpe, se qualcuna in lui
 Commessa egli ne avea. Ma quello in petto
 Roder sentia dell'interesse il verme,
 Ond'era sordo alla pietà. Più volte
 Vibrò nel petto all'infelice il brando,
 E quei cadde, chiamando nel morire
 Il dolcissimo nome di Maria....
 Quindi gettollo il fiero in mezzo all'onde
 Del rio, che mormorando i suoi lamenti
 Alzav'al Ciel per così gran delitto.
 Torna, ciò fatto alla fatale cassa
 Dell'auree verghe e le trasporta in casa:

Invan si tenta coi delitti orrendi
 Comprar felicità! Crudo rimorso
 Fa nel petto del reo terribil guerra:
 Gli turba i sogni, e lo molesta in veglia
 Coi tremendi latrati. Hai stolta, e vana
 Lusinga dei mortali! Allorchè l'uomo
 Cerca il bene nel male. Il mal peggiora,
 Fassi reale, e il ben presto dispare
 Qual nebia mossa da contrarii venti.
 Lo sciagurato, a cui grondava il sangue
 Dell'innocente dall'infame destra,
 Non ebbe mai nel viver suo riposo:
 Stava solingo: e sbigottito il guardo
 Volgeva intorno, come un uom che teme
 La vendetta di alcuno. I sogni suoi
 Turbava orribil gigantesco spettro!
 Livido il volto, e scarmigliato il crine
 Volgea su lui lo sguardo minaccioso,
 E gridava: Crudel, nel fuoco eterno
 Andrai perduto! E mentre vivi, in pace
 Non poserai per un istante il capo!!

E gli mostrava insanguinato brando,
 Su cui scolpiva con la destra mano:
 " Sangue innocente! E rivolgendo il ferro
 V'imprimeva " Del Ciel giusta vendetta!
 A tal vista, a tai detti egli tremava:
 Volea gridar, ma gli moria la voce
 Nell'affannoso straziato petto:
 Onde dal sonno si destava; e intorno
 Volgea smarrito e spaventato il guardo.
 Gridando: aiuto! aiuto! aiuto! aiuto!
 E si mettea sul viso ambe le palme.
 Così puniva il Ciel l'orrendo scempio
 Dell'innocente anciso giovinetto,
 L'ombra del quale, orribile fantasma!
 Tremar faceva l'uccisore infame.

Tra i rimorsi, le veglie e la paura
 Visse molti anni quell'incordo avaro,
 Privo dei lumi; che a punirlo Iddio
 Dell'avarizia sua, dei suoi delitti.
 Gli tolse il mezzo di veder dell'oro
 Il funesto splendor, che l'abbagliava,
 Fino a renderlo, ahimè! Vile omicida,
 Giunse al fine per lui l'ora fatale,
 Che l'appellava dell'Eterno Al Trono,
 Qual reo dinnanzi alla Giustizia vera.

Egli moriva: e nel morir più volte
 Maledisse il Creato, e l'esistenza
 Dell'alma sua, che nel terribil nulla
 Volea già spenta. Ahi sciagurato! Eterna
 Terribil'esistenza ora ti aspetta
 Nella cupa infernal sede dei rei,
 Dove iuvan dei tuoi falli avrai cordoglio.
 Ivi a neri caratteri vedrai
 Scritta del Ciel terribile sentenza "
 " Ecco la valle, ove la gioia è morta!
 " Lasciate ogni speranza voi ch'entrate!
 Nè avrai benigno spirito, che ti dica:
 Quì si convien lasciare ogni paura;
 Ma di Cerbero invece la fumante
 Triplice gola troverai, che in petto
 Ti verserà d'inferno ardenti fiamme.
 Infatti egli moriva: e allor che inquieto
 Al suo corpo un addio dava lo Spirito,
 D'angeli neri orribile caterva
 L'accolse in seno, ed esultante sparve.


Da : "_________ Rime e Prose per Leonardo Mazza da Bocchigliero___________"